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Breaking Thrones, il Grande Inverno di Heisenberg

Capitolo I

Le laconiche tracce di brezza fredda nel torbido vento scirocco di King’s Landing sono il presagio di un inverno imminente, di cui è ormai riconosciuta l’entità senza precedenti.
La lunga estate, durata oltre nove anni, è quasi solo il ricordo dell’anticamera di un inverno tortuoso, gelido e sterile come non se ne sono mai vissuti tra le attuali famiglie che padroneggiano le casate di Westeros.
Le voci che inaspriscono una profezia già propriamente insalubre arrivano dai corvi provenienti dalla Barriera, con testimonianze che divertono gli scettici e preoccupano coloro che conoscono e si fidano del passato. L’Inverno sta arrivando e, con esso, un’ancestrale e leggendaria minaccia: i White Walkers.

Pochi minuti precedono ancora l’inizio del banchetto che vedrà Margaery Tyrell e Joffrey Baratheon mostrarsi in pubblico come marito e moglie.
Margaery, sola e nervosamente agitata, cammina a passo frenetico verso il maestoso e floreale giardino che costeggia l’intero approdo, ricoperta da una fiammante aura di preoccupazione che sembra incendiare l’ossigeno dell’antitetica brezza fresca.
Giunge al cospetto di un uomo, alto, con spalle mediamente larghe ed un petto esposto che gli arrocca l’aria tronfia di chi esige il rispetto di un sovrano.
– «Com’è possibile che, ormai, la sola cosa che mi è ignota di voi è il vostro vero nome? Voglio dire, Heisenberg?» disse Margaery con aria apparentemente più serena.
– «Per chi mi conosce da sempre. Per gli altri, sono semplicemente l’unico reduce dell’estinta casata White.» rispose l’uomo.
– «Siete sicuro che funzionerà? Le conseguenze di un fallimento desterebbero solo nefasti sospetti.»
– «E’ ricina.» asserì Heisenberg con tono saccente.
– «Sono lusingata dal fatto che pensiate che ciò debba dirmi qualcosa, ma…»
– «Funzionerà.»
– «Lieta che ne siate certo al punto da rassicurarmi.» concluse Margaery con una punta di remissività, voltandosi e lasciandosi alle spalle le ultime tracce di un piano infido ma ben congegnato.

I banchetti erano ricolmi di invitanti manicaretti ben adagiati in sfarzose portate d’argento chiaro scintillante, il popolo era accorso caoticamente a quello che si apprestava essere l’evento più importante, dalle folte malelingue che potevano derivarne, quelle che a King’s Landing facevano gola quasi più delle regali pietanze che adornavano i banchi.
Margaery fu la prima a fiondarsi sull’ambito tavolo della famiglia reale, sotto l’occhio malo e segretamente invidioso di Cercei, madre del Re.
Il tremolio delle mani e le pupille sballottanti sintomatiche della sua agitazione rendevano ardua la possibilità di compiere l’ignobile atto senza sospetti.
Cercei non le concedeva un secondo di discrezione, ed il suo sguardo teneva stretti come un coltello puntato alla gola, fino a quando un urto contro la spalla rompe il suo raggio visivo per un fugace istante, causandole il rovesciamento del vino, rovinosamente infrantosi sull’impagabile sontuosità del suo abito.
– «Ragazzo!» urlò Cercei indispettita, rivolgendosi al lesto ragazzino che l’aveva urtata.
– «Mi scusi, mia signora» rispose il giovane, senza voltarsi e proseguendo la sua forsennata corsa.
– «Lasciatelo.» comandò con inaspettata calma serafica alle guardie già pronte ad immolarsi, «King’s Landing è piena zeppa di sorci bastardi che infestano le strade.»
Tutto ciò che interessava a Cercei, in quel momento, era riporre le sue attenzioni sui comportamenti di Margaery, di osservarla nella speranza di un solo cenno probante del fatto che lei avesse ragione: qualcosa che rivelasse l’intento arrivista e carico di interessi della giovane e bella Tyrell. Come se ogni sguardo o movimento involontario del volto fosse un soffio d’aria in un palloncino gonfio al colmo e pronto ad esplodere. Come se anche la luce che la circondasse fosse un fattore incriminante.
“Se ho ragione, ti vedrò marcire in una cella buia e sudicia.” pensava tra sé e sé, stringendo tra i denti la tentazione di dare voce ai pensieri, allietandosi con la visione ideale di Margaery rinchiusa nel palazzo del Credo che argutamente ha plasmato per tarparle le ali a tempo debito.
Afferra un tovagliolo di bianca e liscia seta, lo porge al naso per annusarlo, dopodiché si appresta a tamponare la pomposa veste.
Alza la testa e Margaery è ancora lì, seduta a qualche metro da lei con sguardo nettamente più sereno, col capo rivolto verso l’arrivo imminente del suo Re.
Cercei allenta la morsa, distoglie lo sguardo e con mordace avarizia agguanta il boccale di vino per riempire il secondo di una lunga serie di calici, ignara della ricina presente ormai da qualche minuto nel calice di suo figlio Joffrey.

Il ragazzino prosegue la sua corsa fino a raggiungere un buio porticato, sotto il quale l’attende la misteriosa figura di Heisenberg: «Com’è andata?».
La giovane pedina lo osserva curiosamente e risponde: «Bene, il vino le si è rovesciato addosso, come mi hai chiesto, e non sono nemmeno stato inseguito!»
– «Ottimo lavoro, ragazzo. Com’è che hai detto di chiamarti?», domanda inginocchiandosi faticosamente e tossendo in maniera veemente.
– «Jesse, signore. Non mi sembra di averglielo detto.»
– «Bene, Jesse. Questa è la ricompensa che avevamo pattuito. Come stabilito, sai quale sarà il nome che dovrai confessare quando verranno a chiederti da chi hai ricevuto questa ricompensa.»
– «Sissignore. Margaery Tyrell, giusto?»
– «Esatto.»

La celebrazione intanto prosegue, e Cercei ha già inghiottito uno spropositato numero di calici di vino rosso quando il tintinnio di un altro calice fa prepotentemente breccia nel frastuono delle sporche risate e degli aggregati schiamazzi dei presenti.
– «AAAAAAAH.. il Re!» si sente improvvisamente strepitare tra la folla.
Un leggero ed involontario angolo di labbra si inarca sul volto di Margaery lasciando trasparire un accenno di sorriso attentamente coperto dal palmo della sua mano in segno di finto sgomento: Joffrey avvicina le mani al collo, perde il respiro e si accascia al suolo, mentre il denso e caldo sangue fuoriusciti dalle narici gli rigano il volto. Joffrey muore, avvelenato, dinanzi alla sorpresa e l’orrore di tutti i presenti, ed alla fiamma d’odio sempre crescente di Cercei.

Qualche tempo dopo, Tommen è sull’Iron Throne e marito dell’ormai Regina per diritto Margaery.
Cercei ha plasmato il Credo, dandogli forma ed autorità e prendendosi la sua rivincita, facendo rinchiudere la Regina Margaery nelle fatiscenti segrete , dopo un processo che la vedeva colpevole per aver occultato la tendenze sessuali “profane” di suo fratello. La verità è che Cercei aveva scoperto, tramite informazioni non ufficiali e quindi non stipulanti processo, che Margaery aveva profumatamente ricompensato un giovane ragazzino di nome Jesse. L’indizio l’aveva ricollegata alla possibilità che Margaery avesse avvelenato il bicchiere di Joffrey nel suo momento di maggior distrazione.
Ciò che Cercei non aveva programmato, era il fatto che il troppo potere conferito al Credo l’avrebbe costretta a pagare lei stessa le conseguenze delle sue azioni giudicate “impure”, finendo vittima del medesimo trattamento riservato alla Regina Margaery per mano di un’istituzione ormai ingestibile.
Dopo un lungo, sofferente e dilaniante periodo di reclusione, seguito dall’umiliante “cammino della vergogna” per l’espiazione dei peccati e la fine della reclusione, Cercei è di nuovo a King’s Landing con la carica di “Regina Madre” in assenza della reclusa Regina Margaery.

Il pensiero di Cercei è solitario e persistente, mentre il vino ondeggia nel calice oscillato dalle sue forti e tenaci dita: «Vendetta.» sussurra dolcemente quasi come se stesse parlando col riflesso del suo volto specchiato sul calice d’oro; «Vendetta», pronuncia stavolta con tono moderato; «Vendetta», esclama con ardore;  «Vendetta! VENDETTA! VENDETTA!», grida con disperazione mentre scaraventa il tavolo contro una delle pareti prive di finestra e, prima che possa apprestarsi a raggiungere uno dei vasi nell’intento di proseguire lo sfogo, un paio di colpi alla porta la arrestano quasi come un colpo alla schiena.
– «Non è il momento. Chi è?»
– «Sono quello che bussa.», si sente esclamare con inflessione compiaciuta oltre la porta.
– «Non si sentiva parlare di un giullare a corte da lustri, ma a quanto pare…», risponde Cercei con irritato sarcasmo.
– «Da quanto sento, dovete loro molta della vostra simpatia. Sono Heisenberg, l’alchimista.»
– «Cosa volete?»
– «Ciò che volete anche voi, mia Regina.»
Cercei cruccia le sopracciglia, fa spallette per riadagiare il vestito e riacquisire compostezza, accompagnando il gesto con un’accurata carezza ai capelli, dopodiché si dirige alla porta e la apre.
– «Posso entrare?»
– «Se riuscite a rendervi interessante in trenta secondi.»
– «Come tutti sanno quì a King’s Landing, milito nel campo dell’alchimia dai tempi del Re Aerys II. Il Re Folle.»
– «La vostra fama non vi precede, non ho mai ben compreso il vostro ruolo e tutt’ora lo trovo insignificante. Siamo a 15 secondi.»
– «Sono un uomo ambizioso, mia Regina, e ciò che vi chiedo in cambio potrà sembrarvi eccessivo, ma sono sicuro ne varrà la pena anche per voi. Come vi ho detto, ho lavorato durante la sovranità del Re Folle. Conosco l’alchimia. Sforzatevi di guardare oltre ciò che vedete: avete mai sentito parlare di un’arma letale rigorosamente richiesta dal Re Folle durante la sua sovranità?»
– «L’Altofuoco?!»

Il respiro incalza la quiete, il dubbio attanaglia i sensi ed il vino affievolisce il peso del giudizio, progressivamente: Cercei è in un misto di tensione e curiosità, nella sua camera, mentre al Tempio del Credo l’attendono per essere processata.
«Tutto ciò che vi chiedo in cambio, mia Regina, è che vi ricordiate che mi dovete una carica reale. Starà a me decidere quale, a conti fatti.», sono le parole di Heisenberg, l’alchimista, che riecheggiano nella mente della Regina, impaziente di scoprire se il patto stipulato corrisponde a verità.
Tommen, Cercei, Heisenberg: tutti sono al cospetto di una finestra, tutti in attesa.
Tommen attende di essere accompagnato al Tempio. Cercei ed Heisenberg attendono che questo svanisca come polvere nel vento.
Un rimbombo sotterraneo fa tremare la terra sotto l’intera città di King’s Landing, mentre Heisenberg sorride compiaciuto dalla sua stanza, dalla quale riesce a scrutare anche le finestre di Cercei e Tommen. Cercei, dalla sua, spalanca gli occhi e stringe a se il suo calice resistente alla flessione più dei muscoli del suo volto: il Tempio esplode in un enorme massa di fuoco liquefatto dal colore verde, pronunciando un impetuoso boato che cancella in un solo, rapido istante le vite di tutte le nemesi di Cercei.
Tommen vede scoppiare, assieme al Tempio, tutto ciò che ha, vedendosi improvvisamente tenuto ad affrontare confronti che avrebbe soppresso con l’aiuto dell’Alto Passero. Solleva la corona dal proprio capo, la poggia delicatamente sul tavolo, sale sul davanzale e si getta dalla finestra, sotto lo sguardo attendista dell’alchimista, dalla sua stanza.
Heisenberg non riesce a trattenere un’isterica risata che lo piega supino sul pavimento, rotolandosi in maniera maniacale con una reazione ai limiti della pazzia, sublimazione di un piano riuscito nei dettagli: “Solo così non avrei destato alcun sospetto. Un suicidio. Un suicidio indotto dalla perdita di tutte le sue certezze sfruttando la sete di vendetta di sua madre. Se questa piccola variabile non si fosse verificata, avrei dovuto rallentare l’ascesa al potere richiedendo una carica nel Concilio Ristretto. Non poteva andare meglio.“, riflette sussurrando, a denti stretti con un magone di incredula soddisfazione: «Ho vinto io. Ora sì che ho vinto io.»
L’Altofuoco di Heisenberg ha annichilito.

Heisenberg, in cambio, chiede la carica di Re a Cercei, la quale è tenuta a sottostare al tacito ricatto e sposare, da Regina acquisita, l’alchimista.
L’ascesa al potere di Heisenberg è completata. Se non fosse per l’unico, ultimo alone sullo specchio che gli impedisce di riflettersi e compiacersi dinanzi alla sua immagine di Re: Jamie ha smarrito ogni sentimento d’amore nei confronti di sua sorella Cercei, dopo l’apocalittico ed immorale gesto che ha portato alla morte del loro figlio incestuoso Tommen. Gesto che egli ritene, se non addirittura volontario, sconsiderato e dettato da una sete di potere mista a nefasta vendetta da parte di Cercei. Un gesto incauto che è costato la morte del loro figlio incestuoso Tommen. L’odio lo attanaglia e lo “sterminatore di Re” è pronto a ripetersi in un duplice omicidio, di Re e Regina, ed Heisenberg questo lo sa.

Il popolo ha definito l’imminente cerimonia le “Nozze umili”, in riferimento alla inusuale scelta di Cercei di sposare un alchimista, scelta che nessuno sa essere forzata. Tutti prendono posto, il banchetto può iniziare.

Gli occhi di Jamie sono costantemente fissi, inchiodati sulla traiettoria della sagoma dell’uomo che, in qualche elaborata maniera, è convinto abbia agito con un sotterfugio per stanziare dov’è seduto.
– «Da alchimista a Re. Esiste qualche ‘pozione magica’ per tutto questo? Da dove sei sbucato fuori?» sussurra rassegnata Cercei al suo ormai marito Heisenberg.
– «Mi sono sempre chiesto se la lingua la limi ogni mattina, o è così di natura.», risponde. «Saranno le umili origini ad avermi motivato. Una sorta di rivalsa poetica, forse? Sono un orfano della casata White, di cui non si conosce neppure il nome.»
– «Heisenberg?»
– «Quale scellerata madre darebbe tale nome a suo figlio? E’ un soprannome. Anni fa accadde qualcosa, uno strano incontro. C’era qualcosa di strano, era come se quella persona conoscesse il mio nome, lo sussurrava, e questo era ‘Walter’. Suppongo, sull’illusione di essere un’identità definita.»
L’impeto della rabbia prende a calci il corpo di Jamie dall’interno e, d’un tratto, questo si alza e si dirige verso il tavolo reale a pugni stretti, diretto verso Heisenberg e sua sorella Cercei. Heisenberg ricambia lo sguardo fisso su di lui mentre si avvicina, alza il calice proponendo un brindisi, lo avvicina alla bocca, sorseggia il vino e cala nuovamente il calice.
Jamie è ormai a qualche metro da lui quando il Re sgrana lo sguardo, impallidito, con l’incredulità scaturita dall’inconfutabile sicurezza di se in un attimo confutata: la laringe sembra stringersi fino a lasciare prima millimetri di canale respiratorio, poi neppure più quelli. Heisenberg cade a peso morto al suolo, avvelenato.
Prima che le guardie possano fiondarsi sul defunto Re, Jamie ha qualche secondo per riflettere. I secondi diventano ore mentre è lì in piedi di fronte al più inaspettato esito che avrebbe potuto immaginare per il compimento della sua vendetta: “Non è possibile…” pensa “Allora… Cercei… aveva pensato anche a questo? L’unica attenuante che mi ha permesso di resistere alla disperazione finora era il fatto che potesse essere stata plagiata. Non può aver addirittura fatto tutto volontariamente…“, continua a riflettere.
Cercei osserva l’intera scena inerme, senza mostrare il minimo cedimento nella statuaria espressione facciale che la caratterizza.
Dopo una vampata calda che gli pervade il volto sfodera la spada «Saremmo potuti essere noi due.», dice a Cercei.
«Saremmo potuti esserlo.», risponde Cercei con volto etereo ed aria arresa.
Jamie alza la spada e trafigge sua sorella, addentrando la sua lama nelle viscere dell’addome della donna che ha amato con ogni tipo di sentimento possibile, perfino con l’odio.
E’ in lacrime, mentre getta la spada a terra e, prima che possano arrestarlo, sfodera il pugnale e segna la riga definitiva della sua storia, incidendosi un netto taglio sul collo e lasciandosi annegare nel suo sangue.

Un’ultima attenta visita ai corpi esanimi dei tre, dopodiché vengono sollevati e portati nella sala mortuaria, dove giaceranno definitivamente uno accanto all’altro, sui freddi tavoli di pietra, prima di essere sotterrati nella cripta.

 

[Ultimo capitolo alla pagina seguente…]

Written by Vincenzo Bellopede

Vincenzo, studente di psicologia.
Cresciuto a pane e Sartre, accompagnando con sbornie da prelibato nettare di Lynch.
Come disse il primo, gli oggetti sono cose che non dovrebbero commuovere in quanto non vive. Eppure lo fanno.
Se anche le parole riescono in questo, l'obiettivo di chi scrive è stato orgogliosamente raggiunto.

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