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Perché gli attori di Game of Thrones non hanno vinto Emmys?

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Jon Snow

Anche quest’anno Game of Thrones ha schiacciato ogni record: ha vinto ben 12 statuette degli Emmy Awards ma soprattutto ne ha collezionate 38 a partire dalla prima stagione, risultando la Serie Tv più premiata di sempre. Eppure c’è un però; in riferimento a questa stagione i (tanti) candidati a vincere il premio come migliore attore e migliore attrice non protagonista non sono riusciti ad ottenere la statuetta. Perchè? Ovviamente non c’è una risposta unitaria a questa domanda, poichè sono tanti i fattori che portano all’assegnazione del premio; si potrebbe parlare per esempio della bravura dell’attore e dell’attrice che hanno effettivamente trionfato, ma così perderemmo la nostra indagine in ambiti troppo ampi e soprattutto in confronti inappropriati. Dunque, se innegabile è il trionfo della serie, non si può dire lo stesso per gli attori di GoT: l’impressione è, in parole povere, che si possa fare molto di più. Vediamo quindi di capirne le dinamiche attraverso le singole prestazioni.

attori di GoT


Da sinistra: Nikolaj Coster-Waldau, Maise Williams, Emilia Clarke, Sophie Turner, Kit Harrington

Partiamo innanzitutto da un breve riepilogo: nella categoria “Miglior attore non protagonista in una serie drammatica” erano candidati Peter Dinklage per il ruolo di Tyrion Lannister e Kit Harington per il ruolo di Jon Snow; invece, per la categoria “Miglior attrice non protagonista in una serie drammatica” c’erano Emilia Clarke per Daenerys Targaryen, Lena Headey per Cersei Lannister e Maise Williams per Arya Stark. Guadagnarsi una candidatura è tanta roba, e loro sono quelli che fra gli attori di GoT hanno dimostrato di meritarla. Vediamo invece perchè hanno meritato di non vincere il premio. Prima le donne.

attori di got

Diamo la precedenza alla nuova regina dei Sette Regni, Lena Headey, che presta il proprio volto alla perfida Cersei Lannister; la Headey ha un importante background curricolare ed è stata negli ultimi anni un’attrice molto apprezzata. Se però ci concentriamo su questa stagione appena finita, emergono due aspetti: innanzitutto Cersei compare relativamente poco in scena se confrontiamo la presenza nelle altre stagioni; inoltre, la sua situazione psicologica di isolamento e umiliazione l’ha resa molto taciturna ed incredibilmente più rancorosa che in passato. Il modo di recitare in questa stagione cambia radicalmente e ovviamente il personaggio ne risente: non è una interpretazione eccezionale, perlomeno non quanto quelle viste per esempio nelle stagioni precedenti. Inoltre, il suo momento di trionfo dell’ultima puntata, è sostanzialmente accompagnato da sorrisi perfidi ma non da parole: un merito, dunque, riuscire a trasmettere qualcosa senza parlare; ma forse, non abbastanza.

attori di got

Subito dopo è doveroso riferirsi a Emilia Clarke, la Madre dei Draghi: anche Emilia, per quanto meno noto, ha un importante curriculum (soprattutto teatrale) alle spalle, ma ha ovviamente raggiunto la notorietà entrando nel cast degli attori di GoT. L’attrice, che vi consiglio vivamente di apprezzare nella sua performance in “Io prima di te”, ha spesso sottolineato che il personaggio di Daenerys è freddo, duro, pensieroso e a volte crudele; in pratica, la grande espressività di cui Emilia è capace (e anche qui vi rimando al suo nuovo film) non è richiesta nell’interpretazione di questo personaggio, facendo a mio parere perdere molto pathos. In questi casi si può attribuire merito all’attrice di sapersi calare nella parte oppure al contrario si potrebbe accusarla di inconsistenza: personalmente, mi affido più alla prima opinione, sottolineando però che non sono interpretazioni tali che permettono di vincere un premio; rimandata dunque alla prossima stagione, che potrebbe essere quella decisiva per il suo personaggio.

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Infine un accenno a Maise Williams, la ragazzina che a mio parere è andata più vicina a vincere il premio delle altre due attrici: il suo personaggio, Arya, è incredibilmente dinamico e imprevedibile. Da tenere d’occhio in futuro e soprattutto da vedere in azione in altre storie: chissà, forse ne sentiremo parlare.

Passiamo ora agli attori di GoT maschili che sono andati vicini al premio Emmy. Partiamo dal grande Peter Dinklage: tutti sanno che l’anno scorso (e in precedenza nel 2011) egli ha vinto il premio in questione per l’interpretazione di Tyrion nella quinta stagione della serie. Interpretazione eccezionale, senza alcun dubbio. Ma proprio per questo, nell’ultima stagione tutti si aspettavano tanto da Tyrion: in realtà il punto è che egli sembra aver perso quella caratterizzazione drammatica che lo animava quando era ad Approdo del Re (il dover lottare contro la sua stessa famiglia), rimanendo in piedi solo quella comica, in cui riesce comunque benissimo. Ma in una serie drammatica probabilmente non è quello che si cerca. L’altro candidato era Kit Harington, per Jon Snow: in questo caso il discorso è molto simile a quello fatto per Emilia-Daenerys, cioè che il personaggio Jon Snow ha nella freddezza e nell’immobilità facciale la caratteristica principale; devo comunque ammettere che nell’ultima stagione, soprattutto nella puntata “La battaglia dei bastardi”, Kit ha sfornato una bella interpretazione, molto potente e incredibilmente intensa considerati i suoi standard: evidentemente non è bastato.

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Ciò che emerge alla luce di tutto ciò è che si può fare di più, magari la trama potrà aiutare a fare di più. Gli attori di GoT hanno un problema (se così si può definire) apparentemente insormontabile: il Trono di Spade non è una serie che permette la focalizzazione su un personaggio in maniera lunga e intensa (come invece per esempio in Breaking Bad), proprio perchè i personaggi principali sono tanti, e viene ad ognuno di loro dedicato lo stesso spazio. A loro spetta il ruolo di superare questo ostacolo e sorprenderci, ancora, tutti.

Written by Alessandro Fazio

"Una vita basta a malapena per diventare bravo in una cosa, quindi devi stare bene attento a quello in cui vuoi diventare bravo" (True Detective). Seguire le passioni è la linfa vitale della mia esistenza.

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