2) Oppenheimer, uno dei Migliori film da vedere di Nolan

Poche figure della storia contemporanea portano con sé un peso morale paragonabile a quello di Robert Oppenheimer, l’uomo che ha creato lo strumento più pericolo dell’intera esistenza umana. Per questo, Christopher Nolan sceglie di raccontare la sua vicenda non come un semplice racconto biografico ma come un vero e proprio processo psicologico, capace di mettere lo spettatore dentro la mente tormentata del suo protagonista. Nolan alterna sapientemente due linee temporali, una a colori che segue direttamente la vicenda di Oppenheimer, e una in bianco e nero che racconta invece l’audizione a cui viene sottoposto anni dopo. Quando la sua lealtà verso gli Stati Uniti viene messa in discussione proprio da chi aveva contribuito a rendere possibile quella stessa arma di distruzione.
Il momento del primo test nucleare, il celebre Trinity, viene costruito con una tensione insostenibile. Un’attesa silenziosa che esplode in un boato per poi lasciare spazio a un silenzio carico di orrore mentre Oppenheimer stesso comprende fino in fondo cosa ha appena scatenato nel mondo. Da quel momento il film si trasforma sempre più in una discesa nel senso di colpa, mostrando un uomo incapace di controllare ciò che ha creato, consapevole che la propria scoperta scientifica cambierà per sempre gli equilibri di potere globali, aprendo la strada a una minaccia nucleare che ancora oggi condiziona il destino dell’umanità intera: ‘Ora sono diventato Morte, il distruttore di mondi.’
Oppenheimer non celebra infatti il proprio protagonista né lo condanna semplicisticamente. Al contrario, lo restituisce nella sua contraddizione più profonda. Quella di un genio capace di cambiare la storia e al tempo stesso condannato a portarne il peso morale per il resto della propria esistenza.
1) Parasite, uno dei Migliori film da vedere che hanno vinto gli Oscar

Nessun film degli ultimi dieci anni ha saputo raccontare la disuguaglianza sociale con la stessa lucidità di Parasite, capolavoro capace di infrangere ogni barriera linguistica fino a conquistare l’Oscar come miglior film, primo caso nella storia per un’opera non in lingua inglese. Bong Joon-ho costruisce il racconto attorno alla famiglia Kim, che vive ammassata in un seminterrato di Seoul arrangiandosi con lavoretti precari, e che vede la propria condizione cambiare radicalmente quando il figlio maggiore riesce a farsi assumere come insegnante di inglese privato per la figlia della ricca famiglia Park. Da qui parte un’infiltrazione in cui ogni membro della famiglia Kim riesce con l’inganno a farsi assumere in casa Park in ruoli diversi, costruendo un piano tanto brillante quanto moralmente ambiguo per risalire, almeno in parte, la scala sociale che li ha sempre esclusi.
Quella che inizia come una commedia satirica sull’ingegno degli oppressi si trasforma in thriller, poi in un dramma sociale fino a un finale che vira improvvisamente verso l’horror più puro, con una violenza che esplode in modo tanto inaspettato quanto inevitabile. Bong Joon-ho usa la geografia stessa delle case come metafora sociale. Il film non offre eroi né cattivi in senso classico. Ma mostra come la povertà e la ricchezza possano disumanizzare in modi diversi ma ugualmente distruttivi, portando anche i personaggi più imprevedibili a compiere gesti disperati e talvolta terribili.
Parasite parla di rabbia sociale con un linguaggio cinematografico impeccabile, capace di far ridere, spaventare e commuovere nello stesso istante, lasciando allo spettatore la consapevolezza amara che, in un sistema costruito su disuguaglianze così profonde, non esistono davvero vie di fuga semplici. Ma solo tentativi disperati di sopravvivere dentro regole scritte da altri.







