ATTENZIONE: il seguente articolo potrebbe contenere spoiler su Stuart Fails to Save the Universe.
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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →C’è un momento, nel corso di Stuart Fails to Save the Universe 1×09, in cui Stuart Bloom pronuncia una frase che riassume quasi alla perfezione il percorso compiuto dal personaggio. Dopo aver attraversato realtà alternative, affrontato il collasso del multiverso e assistito all’ennesima variazione assurda della propria vita, il protagonista comprende di essere finalmente diventato l’A-story, la trama principale.
È una battuta, naturalmente. Ma è anche una dichiarazione d’intenti. Perché Spoiler: We Couldn’t Get Green Lantern, penultimo episodio della prima stagione, non si limita a portare Stuart dentro un fumetto. Lo colloca finalmente al centro della narrazione. L’uomo che in The Big Bang Theory era quasi sempre una presenza laterale, proprietario di un negozio in difficoltà e bersaglio involontario delle dinamiche degli altri, qui scopre di possedere una competenza concreta. In un mondo governato dalle regole dei fumetti, Stuart sa come muoversi.
Il risultato è un episodio irregolare ma molto divertente, costruito come una grande parodia della continuity supereroistica. E, allo stesso tempo, come un nuovo passaggio nel percorso di crescita del protagonista. La serie continua a giocare con il caos, ma questa volta il caos ha una forma precisa. Quella di un albo illustrato in cui personaggi, villain e universi sembrano essere stati mescolati senza alcun rispetto per la coerenza.
Dentro il fumetto
Dopo gli eventi dell’episodio precedente, Stuart, Denise, Bert e Kripke si ritrovano intrappolati dentro un vero fumetto. Non è una semplice metafora visiva e non è neppure una realtà alternativa simile a quelle già esplorate dalla serie. Il gruppo si trova materialmente all’interno di un albo, prima bloccato sulla copertina e poi costretto a farsi strada tra le pagine.
La premessa è già sufficiente a definire il tono dell’episodio. Stuart Fails to Save the Universe prende una delle ossessioni più caratteristiche del suo protagonista e la trasforma in uno strumento narrativo. Stuart non è più soltanto quello che sa riconoscere un personaggio o discutere di continuity mentre gli altri lo ignorano. Qui, per la prima volta, è l’unico che ne sa davvero di più di tutti. Ed è l’unico, capace a districarsi nel mondo in cui il gruppo è finito.
Il contrasto con gli altri personaggi è particolarmente efficace. Denise reagisce alla situazione con la consueta concretezza, Bert conserva il suo atteggiamento pragmatico e Kripke continua a osservare il disastro con una combinazione di curiosità e irritazione. Stuart, invece, è quasi entusiasta. Il pericolo è reale, ma per la prima volta si trova in un ambiente nel quale le sue conoscenze non sembrano inutili.
È una fantasia di rivalsa molto semplice, ma la sceneggiatura la usa bene. Stuart non diventa improvvisamente un eroe infallibile. Rimane impacciato, ansioso e spesso incapace di prendere decisioni senza il sostegno degli altri. Tuttavia, in questo episodio, la sua eccentricità smette di essere un difetto e diventa una risorsa.
Stuart Fails to Save the Universe e la ricerca del giusto supereroe

Per uscire dal fumetto, Stuart individua una possibile soluzione in Flash. Il tapis roulant cosmico del supereroe dovrebbe permettere al gruppo di attraversare le dimensioni e tornare alla realtà di partenza. La missione sembra quindi assumere la forma di una classica avventura supereroistica: trovare l’eroe giusto, raggiungere la sua base e convincerlo a intervenire.
La serie, però, rifiuta immediatamente di seguire questa struttura in modo lineare. La ricerca è rallentata da attese in aeroporto, problemi logistici e persino dalle conseguenze di un pasto poco felice per Denise. È una scelta comica, ma anche una delle intuizioni più interessanti dell’episodio.
Nei fumetti e nei film di supereroi siamo abituati a vedere soltanto i momenti decisivi. Qui, invece, la storia si sofferma su tutto ciò che normalmente viene eliminato dal racconto. I protagonisti devono aspettare. Devono prendere un taxi. Devono spiegare a persone comuni una situazione che nessuno è disposto a credere. L’universo DC non appare soltanto come uno spazio di eroismo e minacce cosmiche, ma come un mondo nel quale anche gli eroi possono restare bloccati nel traffico o avere una giornata terribile.
La gag funziona proprio perché non cancella l’epica, ma la ridimensiona. Mentre Stuart e gli altri hanno bisogno di un dispositivo capace di spezzare le barriere dimensionali, la loro missione è ostacolata da problemi assolutamente ordinari. L’apocalisse multiversale convive con l’attesa in aeroporto. È una delle contraddizioni che Stuart Fails to Save the Universe sa sfruttare meglio.
Un crossover volutamente sbagliato
Quando il gruppo arriva a Central City, l’episodio introduce Jay Garrick, il Flash della Golden Age interpretato da Andy Ridings. La scelta è già significativa. Non abbiamo il Flash più immediatamente riconoscibile dal pubblico contemporaneo, ma una versione rétro perfettamente adatta a un universo che sembra costruito con pezzi di epoche diverse.
A rendere il tutto ancora più assurdo è la presenza di Mister Freeze. Stuart nota subito l’incongruenza. Se l’eroe è Flash, il villain più naturale sarebbe Captain Cold. Mister Freeze appartiene alla mitologia di Batman e la sua collocazione in questo episodio sembra il risultato di un crossover assemblato male o di una storia che non ha mai deciso quale regola seguire.
La battuta non è soltanto un riferimento per gli appassionati DC. È la chiave metanarrativa dell’intero episodio. I personaggi si accorgono di vivere dentro una storia che non rispetta la sua stessa logica interna. Il fumetto non è incoerente per distrazione degli autori. Lo è perché Stuart Fails to Save the Universe vuole mostrare il modo in cui i fan reagiscono davanti a una continuity confusa.
Stuart, infatti, assume il ruolo del lettore indignato. Mentre gli altri cercano di sopravvivere, lui cerca di capire quale versione dell’universo stiano attraversando, quale Terra sia coinvolta e perché un personaggio si trovi accanto a un altro. La sua competenza è al tempo stesso utile e ridicola. Gli permette di interpretare gli eventi, ma non di controllarli.
Ed è proprio questa la differenza rispetto a una semplice parodia. Stuart conosce le regole, ma scopre che conoscere le regole non significa poterle cambiare.
Amy in una nuova realtà
Dopo Raj, Bernadette e Penny, ecco il ritorno di Mayim Bialik. Anche questa volta, però, Amy Farrah Fowler non è la stessa Amy che conosciamo. Nella realtà del fumetto è sposata con Flash e vive in una dimensione completamente diversa da quella associata al personaggio originale.
Il cameo avrebbe potuto limitarsi alla nostalgia. Invece la serie lo inserisce nel discorso sulle varianti. Amy non torna per ripristinare il passato, ma per dimostrare quanto il multiverso possa modificare una persona senza cancellarne del tutto l’identità. Il volto è lo stesso, mentre il ruolo, le relazioni e il contesto cambiano radicalmente.
La presenza di Mayim Bialik dà peso alla scena, ma non la trasforma in un momento particolarmente importante. Stuart Fails to Save the Universe non sembra interessata a usare Amy per risolvere i problemi. La sua funzione è soprattutto quella di rendere tangibile la natura arbitraria dell’universo in cui il gruppo è finito. Ogni realtà alternativa può prendere un personaggio noto e riscriverlo. Il pubblico riconosce Amy, ma deve accettare che quella versione non sia la Amy conosciuta. In questo senso, la serie porta avanti una delle idee più coerenti della stagione. Cioè, che l’identità non è un elemento stabile, ma una combinazione di ambiente, ruolo e possibilità.
Stuart Fails to Save the Universe e quel Green Lantern che non c’è
Il titolo dell’episodio è una delle trovate più intelligenti della puntata. Spoiler: We Couldn’t Get Green Lantern dichiara apertamente l’assenza del personaggio che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto guidare questa parte della storia. Non è soltanto una battuta sul casting o sui diritti, ma il modo in cui la produzione trasforma un limite reale in una componente della narrazione.
Green Lantern sarebbe stata la scelta più immediata per una storia costruita attorno ai fumetti DC e alle crisi cosmiche. La sua assenza, però, rende il mondo ancora più comico. I protagonisti cercano una soluzione grandiosa e devono accontentarsi di una figura meno prevedibile. Il risultato non appare come una sostituzione provvisoria, ma come l’ennesima prova che questo universo funziona secondo una logica tutta sua.
La serie fa qualcosa di tipico della comicità metanarrativa. Non nasconde il problema, ma lo mette in scena. Invece di fingere che Green Lantern non sia mai esistito, costruisce un episodio sul fatto che non sia disponibile. Il titolo diventa quindi una strizzata d’occhio al pubblico, ma anche una spiegazione interna all’assurdità della storia.
Stuart al centro
Il passaggio più importante resta comunque quello di Stuart. L’episodio gli permette di sperimentare una nuova posizione nel gruppo. Per gran parte di Stuart Fails to Save the Universe ha cercato di rimediare al disastro che lui stesso ha contribuito a creare, ma spesso gli eventi sembravano trascinarlo da una realtà all’altra senza lasciargli davvero il controllo.
Qui, almeno per una parte del tempo, Stuart capisce il linguaggio della storia. Sa quali personaggi cercare e individua la possibile via d’uscita. Persino la sua idea di essere diventato l’“A-story” nasce da una consapevolezza corretta. Cioè, che tutto ciò che accade nel fumetto ruota attorno alla sua presenza.
Naturalmente, la serie non trasforma questa intuizione in una vittoria definitiva. Stuart resta Stuart. Non diventa più coraggioso di colpo e non smette di dipendere dagli altri. Il suo progresso è più sottile. E comincia a riconoscere che la sua storia merita di essere raccontata. È una conclusione particolarmente adatta a un personaggio che per anni ha vissuto ai margini della narrazione. Stuart non ha bisogno di diventare il più forte o il più intelligente. Gli basta smettere di considerarsi una comparsa.
Il finale nel vuoto

Alla fine i nostri eroi riescono a tornare nel negozio. La missione sembrerebbe conclusa, ma la serie produce l’ennesima sorpresa. Quello che ormai è da considerarsi a tutti gli effetti il quartier generale è immerso in una sorta di vuoto assoluto.
È un finale efficace perché nega il sollievo che l’episodio aveva appena costruito. Stuart e gli altri sono riusciti a lasciare una realtà, ma non sono tornati davvero a casa. Il loro punto di riferimento è diventato irriconoscibile e la crisi del multiverso appare ancora più profonda.
La scena suggerisce inoltre che il problema non sia soltanto il dispositivo danneggiato o l’incidente iniziale. Qualcuno sembra controllare il modo in cui le storie vengono distribuite e attraversate. Nel negozio, Kyle e Trevor ricevono l’ordine di non vendere il fumetto che contiene Stuart e la squadra. Quando Trevor interferisce con la storia, viene eliminato.
Questo dettaglio apre una prospettiva inquietante. Forse il gruppo non sta semplicemente cercando di salvare l’universo, ma sta tentando di sfuggire a un sistema narrativo che lo considera materiale manipolabile. L’entità che controlla il fumetto potrebbe essere il vero avversario della stagione oppure un ulteriore livello del mistero. In entrambi i casi, il finale prepara un ultimo episodio nel quale la soluzione non potrà limitarsi a riparare una macchina.
Stuart Fails to Save the Universe: penultimo atto
Spoiler: We Couldn’t Get Green Lantern si dimostra una parentesi riuscita, anche se non priva dei limiti che abbiamo già evidenziato nelle scorse recensioni. Risulta più efficace sul piano dell’inventiva che su quello dell’avanzamento della trama. Il viaggo dentro il fumetto è ricco di idee sia narrative che visive. Gli ostacoli comici danno un tono alla puntata, ma non modificano il rapporto tra i personaggi, né producono conseguenze rilevanti sul piano emotivo.
La presenza di Amy, sempre piacevole, sembra più utilizzata per rafforzare il tema delle identità riscritte dal multiverso che per un vero conflitto che possa far avanzare la storia. Come se si preferisse, ancora, la variazione e la citazione rispetto a qualcosa di più profondo. Va detto che la funzione di questo penultimo episodio è certamente quella di offrire una deviazione prima del finale di stagione, concedendo a Stuart il suo momento di rivalsa, portandolo dentro la sua comfort zone.
Il gruppo è tornato, ma non è salvo. Stuart è diventato sempre più protagonista della propria storia, ma la narrazione appare maggiormente nella mani di qualcun altro. Ed è forse questo il paradosso più interessante di Stuart Fails to Save the Universe., Nel momento in cui Stuart comprende di essere finalmente al centro della trama, scopre che essere il protagonista non significa necessariamente avere il controllo del racconto.







