6) La La Land, uno dei Migliori film da vedere

Ad anticipare la Top 5 arriva una Los Angeles che si mostra come palcoscenico di sogni destinati a scontrarsi con la realtà. Ed è proprio in questo spazio che La La Land trova la propria anima più autentica, nascosta dietro l’apparente leggerezza di un musical. Mia e Sebastian si incontrano più volte per caso prima che tra loro nasca una storia d’amore capace di sostenersi a vicenda nei rispettivi percorsi artistici. Damien Chazelle costruisce infatti attraverso la loro storia un film che è un omaggio dichiarato ai musical hollywoodiani classici, con numeri di danza coreografati e colori sgargianti. Ma sotto questa superficie luminosa si nasconde una riflessione più amara sul prezzo dell’ambizione. Su quanto inseguire i propri sogni possa inevitabilmente allontanare due persone che si amano, costringendole a scegliere tra la propria realizzazione personale e la relazione che le tiene insieme.
Il finale, costruito attraverso una sequenza onirica che immagina cosa sarebbe potuto accadere se avessero fatto scelte diverse, resta uno dei momenti più struggenti del cinema recente. Un’ultima scena capace di far convivere nostalgia e accettazione senza mai scadere nel sentimentalismo facile. La La Land parla di quanto sia difficile, forse impossibile, avere tutto nella vita – successo professionale e l’amore che si desidera – restituendo un finale agrodolce che rifiuta il lieto fine scontato in favore di qualcosa di più onesto e maturo. È un film che celebra la bellezza dell’arte e dell’inseguire i propri sogni, senza però nascondere quanto quella stessa bellezza richieda sacrifici che nessuna canzone, per quanto orecchiabile, può davvero addolcire.
5) Joker

Prima di Joker, il cinema di supereroi aveva quasi sempre raccontato la follia dei propri villain come uno spettacolo da ammirare a distanza di sicurezza, mai come un’esperienza da vivere dall’interno. Todd Phillips sceglie di abbandonare completamente l’immaginario dei cinecomic tradizionali per costruire un ritratto psicologico ambientato in una Gotham City degradata e violenta. Arthur Fleck è un uomo affetto da una patologia che lo costringe a scoppi di risata incontrollabili nei momenti più inopportuni. Un aspirante comico fallito che vive nell’ombra della madre malata e di una società che lo ignora, lo deride, lo umilia costantemente.
Attraverso questo profilo, la pellicola segue la discesa di Arthur verso la follia, mostrando come l’abbandono istituzionale, il taglio ai servizi di salute mentale, la violenza gratuita subita per strada, contribuiscano a costruire il mostro che diventerà, senza mai giustificarlo del tutto ma senza nemmeno negare le responsabilità di chi lo circonda.
Phoenix costruisce Arthur attraverso un linguaggio del corpo scarnificato, quasi scheletrico, capace di trasformare ogni movimento, ogni danza improvvisata sulle scale del quartiere, in un atto di liberazione e al tempo stesso di autodistruzione. Joker resta un’opera capace di ridefinire cosa possa essere un film tratto da un fumetto, trasformando una storia di origine di un villain in una riflessione durissima sulla solitudine, la malattia mentale e la violenza che nasce dall’invisibilità sociale. Purtroppo, però, del secondo film non potremo dire la stessa cosa. Facciamo che per faremo finta che esista soltanto questo e che nessun sequel sia mai arrivato. Viviamo meglio così.







