Vai al contenuto
Home » Film

Agamennone come Darth Vader: quando la maschera rende immortali

Odissea

Attenzione: evita la lettura se non vuoi imbatterti in spoiler di Odissea

Ogni settimana migliaia di lettori ricevono i nostri consigli su cosa guardare.

Scopri come →

Vuoi smettere di perdere tempo a cercare una serie da vedere?

Trova quella giusta per te →

Non sai che serie iniziare?

Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →

In queste settimane non si riesce a non parlare del nuovo film di Christopher Nolan, The Odissey, Odissea. Sapevamo fin da subito, fin da quando il regista ha annunciato una rilettura del mito, che avrebbe fatto parlare di sé. In tutti i modi, bene o male. A prescindere dal giudizio sul film dell’attore britannico, Odissea ha portato sullo schermo delle istanze innovative che hanno inevitabilmente portato a delle riflessioni altrettanto interessanti. D’altronde, Nolan ha sempre brillato, tra le altre cose, per un certo gusto per la novità e per l’ingegno. Motivo per il quale sembrava davvero l’uomo perfetto per rileggere la figura di Odisseo, fra l’altro. Ma proviamo a lasciare per un solo secondo Odissea alle spalle. O meglio, lasciamo Odisseo alla sua traversata e proviamo a concentrarci su ciò che, più del resto, ha attirato l’attenzione di molti.

L’imponente figura di Agamennone. Da quando è uscito il film, sul web non si fa che parlare di “aura”, in riferimento alla figura di Agamennone.

Questo perché Nolan ha voluto raffigurarlo in un modo molto sperimentale, complesso e interessante. Un modo soprattutto enigmatico, che lascia spazio a parecchie interpretazioni. Una su tutte, per conto di chi scrive e non solo, ha immediatamente provocato un ricordo fin troppo familiare.

PUBBLICITÀ

Partiamo col dire qualcosa di scontato per chi conosce il mito: Agamennone è tutto fuorché una figura positiva. Nonostante, sia nell’Iliade che nell’Odissea, Omero scriva di Agamennone come una figura imponente e più che importante nella sua stessa società, il capo degli Achei non è altro che un cruento assassino pronto a tutto per raggiungere il suo obiettivo. Va detto, senza dubbio, che uccisioni efferate e azioni poco lodevoli erano più che altro nella norma, nel periodo in cui scriveva Omero. Soprattutto quando si trattava di scendere in guerra e diventare un eroe. Ma nello specifico, Agamennone è uno dei personaggi più cruenti della mitologia greca: spietato e senza morale, spesso convinto di essere pari agli dèi, legato al tornaconto personale più che alla famiglia o all’onore.

Odissea
credits: Universal Pictures

Insomma, una figura temuta e anche disprezzata. In grado di accaparrarsi rispetto ma anche disprezzo. Una figura imponente, nella versione di Nolan e non solo, oscura e di dubbia moralità.

Nella versione di Nolan, indossa persino una “maschera”. Maschera che, fra le altre cose, diventa la protagonista della locandina dell’intero film, anche se lo spazio riservato al personaggio è di parecchio inferiore a tutti gli altri. Fatto che non fa altro che avvalorare la tesi per cui la figura di Agamennone, per come la intende Nolan, ha una fortissima ascendenza simbolica. Non possiamo sapere se Nolan abbia effettivamente preso ispirazione da George Lucas, ma gli indizi ci portano col pensiero ad una delle figure complesse e oscure che più ci ha segnato a livello cinematografico. Darth Vader.

Non sarà di certo la prima volta che leggete di questo accostamento. Da quando è uscito il film Odissea, la famosa aura che ha avvolto Agamennone ha subito fatto pensare alla potentissima figura di Darth Vader. Potente a livello di immagine, esteticamente imponente e cinematograficamente riconoscibile negli anni a seguire. Darth Vader non è solo un personaggio della saga di Star Wars: è un simbolo del franchise, una maschera riconoscibile che segna un intero linguaggio in tutto il mondo. Proprio come l’Agamennone di Nolan. Già in altre interpretazioni dell’Odissea, Agamennone era stato raffigurato come un uomo potente e fisicamente impostato (pensiamo per esempio a Brian Cox in Troy).

PUBBLICITÀ

Ma nessuno prima di Nolan aveva dato ad Agamennone un’estetica ben precisa, riconoscibile e temibile. Nessuno prima d’ora aveva delineato in maniera così netta la potenza di Agamennone, la sua efferatezza espressa solo ed unicamente con le immagini.

Senza il bisogno di farlo parlare, senza il bisogno di fargli raccontare la sua storia. All’Agamennone di Nolan basta un’entrata in scena, e tutti sanno cosa sta per succedere. Proprio come succedeva con Darth Vader.

Odissea
credits: Universal Pictures

Volendo andare oltre il parallelismo delle immagini stesse (sul web trovate facilmente scene dell’Odissea paragonate a scene di Star Wars che raffigurano i due personaggi), ciò che colpisce e che salta subito all’occhio è la somiglianza fisica. L’idea della maschera, dell’elmo, dell’oscurità fatta armatura: Agamennone, un po’ come Darth Vader, non ha bisogno di parlare perché la sua imponenza parla per lui. Quella che oggi viene definita aura, altro non è che la maestosità che George Lucas voleva infondere nello spirito di chi si accostava a Darth Vader. Quest’ultimo è un comandante temutissimo, ma non solo per le azioni che compie, quanto soprattutto per la fisicità che impone a chiunque si ritrovi a condividere una stanza con lui.

Quella di Darth Vader, e oggi quella di Agamennone, è un’armatura identificabile in un secondo, che diventa iconica a livello di immaginario collettivo.

Il signore dei Sith, nello specifico, è esattamente il simbolo di un’intera saga e questo grazie anche allo stile estetico che Lucas ha voluto affibbiargli. Nolan, con Agamennone, percorre una strada affine: è importante ciò che Agamennone rappresenta, non chi ci sia sotto la maschera.

Tanto è vero che, se facciamo fede solo al film Odissea, non sappiamo mai chi si cela sotto la maschera di Agamennone. Si intravedono a malapena gli occhi. Così come non avremmo mai saputo, limitandoci a vedere solamente i film (fatta eccezione per il finale che tutti ricordiamo), chi mai ci potesse essere sotto l’elmo di Darth Vader. Chiaramente, sappiamo che l’Agamennone di Nolan è Benny Safdie, al quale è stato affidato il compito di nascondersi dietro la maschera. Letteralmente ma anche in senso velato: l’attore che indossa l’elmo di Agamennone, così come l’attore che indossa la maschera di Darth Vader (David Prowse), non può emergere nelle sue doti attoriali. Deve, anzi, essere in grado di fare un passo indietro e lasciare che il personaggio viva da solo, unicamente grazie alla sua immagine.

Nell’ Odissea di Nolan si accenna alla vita di Agamennone e alle vicissitudini che hanno portato alla guerra di Troia. In Star Wars, invece, le efferatezze di Darth Vader sono sotto gli occhi di tutti.

I due, sicuramente, condividono un’aura specifica ma soprattutto un ego spropositato e una mania discutibile di andare sempre oltre la morale.

Odissea
credits: Universal pictures

In maniera differente, chiaramente, ma in entrambi i casi piuttosto evidente. Ciò che conta per entrambi è l’obiettivo, a prescindere da tutto il resto.

L’Odissea di Nolan ha riletto il mito e molte cose, come è anche comprensibile, sono state tralasciate, omesse e nel migliore dei casi riassunte. Chi non conosce il mito non conosce la vera storia di Agamennone e tutte le immoralità da lui commesse. Oggi, grazie a Nolan, Agamennone assume un ruolo che va perfino oltre la sua storia, un ruolo iconico che ha senso solo nel suo essere maestoso. La sua entrata a Troia, su tutte, è una delle scene che meglio descrive il senso della nuova rappresentazione di Agamennone. Imperioso, strafottente e menefreghista. Ma potente e inevitabilmente suggestivo. Nella sua estetica è fuori dall’ordinario, incutendo un notevole timore reverenziale.

Che Nolan si sia ispirato o no a Darth Vader, forse non lo sapremo mai.

Quello che è certo è che l’iconicità estetica dei due personaggi è innegabile, come è innegabile che Agamennone avrà modo di essere ricordato negli anni esattamente come oggi ripensiamo subito a Darth Vader. Tutto ciò, infine, dovrebbe farci riflettere sulla potenza della maschera stessa, che infonde un fascino ipnotico da secoli (volendo risalire alle maschere dell’antica Grecia) e che permette molto spesso al personaggio che la indossa di rendersi immortale.