6) L’esecuzione di Ashtray
Il finale della seconda stagione di Euphoria mette in scena il compimento di una vera e propria tragedia. L’appartamento di Fezco viene circondato e preso d’assalto da una squadra SWAT a causa del coinvolgimento nell’omicidio di Mouse.
Il giovanissimo Ashtray, cresciuto troppo in fretta e abituato a considerare la violenza come unica risposta nel crudo mondo di Euphoria, rifiuta di arrendersi. Per proteggere il fratello maggiore, si barrica nel bagno armato fino ai denti, iniziando un violento conflitto a fuoco contro le forze dell’ordine. Fezco, ferito all’addome da un proiettile vagante e bloccato a terra sul pavimento del corridoio, spende le sue ultime energie in un urlo disperato e continuo. Supplica gli agenti di fermarsi, grida che all’interno c’è solo un bambino, urla ad Ash di gettare le armi. La tensione tocca l’apice quando Ashtray ferisce un agente e, un istante dopo, il mirino laser rosso di un cecchino si posiziona sulla sua fronte.
La morte di Ashtray rappresenta il punto di non ritorno etico della serie, il momento in cui l’illusione del crimine “affascinante” crolla sotto il peso della realtà della strada ritratta in Euphoria. Ashtray è una vittima sistemica: un bambino a cui la società ha sottratto la scuola, i giochi e l’infanzia, scaricandolo in un contesto dove l’unica legge valida è l’iper-vigilanza e la difesa militare del proprio nucleo familiare. Il fatto che muoia convinto di fare la cosa giusta, ovvero proteggere Fez, rende l’evento intollerabile per lo spettatore. Le urla strazianti di Fezco sono il pianto di un genitore mancato che vede il proprio fallimento educativo consumarsi nel sangue. La sequenza evidenzia con brutale chiarezza il determinismo tragico delle periferie americane che Euphoria denuncia con ferocia.








