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7 momenti di Euphoria che ci hanno fatto piangere come delle fontane

Rue in Euphoria

La serie cult Euphoria (HBO) non è mai stata uno show semplice da guardare, né ha mai cercato di esserlo. Sotto la patina magnetica di luci al neon, glitter cangianti e una colonna sonora ipnotica curata da Labrinth per le prime stagoni, l’universo narrativo di Euphoria scava senza sconti negli angoli più bui dell’adolescenza contemporanea. La vera forza dello show risiede nella sua radicale onestà intellettuale: il rifiuto categorico di edulcorare il trauma. Il regista Sam Levinson trasforma la sofferenza acuta dei suoi protagonisti in uno specchio brutale e magnifico della fragilità umana, dove l’autolesionismo, la dipendenza e la solitudine non sono espedienti grafici, ma le fondamenta stesse del racconto.

​Di seguito, analizziamo nel dettaglio i 7 momenti più dolorosi, densi di simbolismo e psicologicamente devastanti dell’intera saga di Euphoria.


1)  L’aborto di Cassie

Cassie abortisce
credits: A24, HBO Entertainment

Nel finale della prima stagione di Euphoria, Cassie Howard (interpretata da una magistrale Sydney Sweeney) si trova ad affrontare una delle decisioni più difficili della sua giovane vita: interrompere la gravidanza nata dalla relazione con McKay. La sequenza dell’operazione clinica viene cinematograficamente trasfigurata in un momento di straordinaria e struggente poesia visiva che definisce lo stile unico di Euphoria.

Mentre si trova sul lettino operatorio, Cassie si isola completamente dalla realtà circostante attraverso una dissociazione mentale: immagina di trovarsi su una pista di pattinaggio sul ghiaccio, avvolta in un abito azzurro, intenta a eseguire una coreografia fluida e perfetta. È un ritorno simbolico a un’infanzia pura, a un momento in cui si sentiva amata e protetta da suo padre prima che l’abbandono e il trauma la logorassero. La macchina da presa alterna la freddezza della sala operatoria alla delicatezza dei movimenti sul ghiaccio, finché la coreografia non si interrompe bruscamente, lasciando Cassie sola con il soffitto bianco della clinica.

Questa scena è un trattato psicologico sulla dissociazione come meccanismo di difesa estremo di fronte al trauma, un tema centrale in tutto il percorso di Euphoria. Cassie non ha gli strumenti emotivi per reggere il peso reale di ciò che sta vivendo, né possiede una rete di supporto che la faccia sentire al sicuro. Rifugiarsi nel pattinaggio significa aggrapparsi disperatamente all’ultima versione di se stessa che considerava “pura” e meritevole d’amore. La tragedia di Cassie risiede nella sua perenne ricerca di validazione attraverso lo sguardo altrui, e questo aborto vissuto in totale solitudine interiore segna l’inizio della sua drammatica discesa verso la frammentazione della propria identità nella seconda e terza stagione di Euphoria.


2) L’illusione di Rue: il ricordo onirico con Fezco

Rue e Fezco Euphoria
A24 e da HBO Entertainment

All’interno dei complessi sviluppi narrativi della terza stagione di Euphoria, in un momento di totale e asfissiante solitudine materiale e spirituale, Rue Bennett vive una sequenza onirica, un’epifania lucida in cui i confini della realtà sbiadiscono. Si ritrova con Fezco (Angus Cloud), immersa in quell’atmosfera calda, domestica e rarefatta che aveva caratterizzato i loro pomeriggi passati nelle prime stagioni di Euphoria. I due si abbracciano con la solita disarmante naturalezza, scambiandosi sguardi complici che sanno di protezione e comprensione assoluta. Non c’è la tensione della droga, non c’è il caos del mondo esterno; c’è solo la purezza del loro legame.

Il dolore insostenibile di questa sequenza, tuttavia, si consuma su un doppio binario: quello narrativo della serie, in cui Rue realizza che sta parlando con un fantasma della sua mente (anche perchè Fezco è in carcere), e quello reale ed extra-diegetico. L’attore Angus Cloud è infatti scomparso tragicamente, trasformando questo incontro immaginario nel lutto reale e definitivo dell’universo di Euphoria.

Si tratta probabilmente del picco di meta-televisione più drammatico e potente dell’intera epopea di Euphoria. Il velo tra finzione e realtà crolla sotto il peso di una perdita condivisa. Per Rue, Fezco non era semplicemente lo spacciatore dello show, ma l’unico porto sicuro in grado di volerle bene senza pretendere che fosse “pulita”, l’unico uomo che ne riconosceva l’anima oltre la tossicodipendenza. Per lo spettatore di Euphoria, guardare il volto di Angus Cloud proiettato in quel limbo di luce soffusa trasforma la scena in un rito di catarsi collettiva. Sam Levinson firma un saggio poetico sull’impossibilità del commiato, ricordandoci che il dolore della perdita non si supera, ma si abita.

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