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#VenerdìVintage – Queer as Folk e la sua trasgressione rivoluzionaria

serie tv

«There’s nought so queer as folk.»

Non c’è nulla di così strano come la gente, è il detto popolare da cui prende forma il nome di questa serie.
Non ce ne vogliate se per forza di cose trascureremo la serie britannica originale, opera di Russel T. Davies (Doctor Who), ma non possiamo assolutamente ignorare l’impatto culturale del suo remake. E se sentiamo nominare Queer as Folk non possiamo che pensare alla sua versione americana.

Per farsi un’idea più o meno precisa su questa Serie Tv ci vuole ben poco, bastano due concetti: i primi anni 2000 e la comunità gay di Pittsburgh, Pennsylvania. Abbiamo già detto molto.
Ma non fatevi ingannare, Queer as Folk non è affatto una serie godibile solo dalla stessa nicchia di cui parla. In effetti è stata pensata come tale, ma molto poco dopo la sua messa in onda Showtime ha dovuto prendere atto del vasto ed eterogeneo pubblico che guardava lo show. Tutt’ora Queer as Folk è ricordato ed amato non solo dalla comunità LGBT.

Ma facciamo le dovute premesse: insomma, di cosa parla davvero? Protagonisti principali sono Brian (Gale Harold), un cinico pubblicitario con la fama del don Giovanni, e Justin (Randy Harrison), all’inizio della serie solo diciassettenne ed inesperto di fronte al mondo. La loro storia inizia come tutte le avventure di Brian, ma finisce con l’essere un continuo gravitarsi attorno, attirandosi e respingendosi incessantemente.
Le loro vicende si intrecciano con quelle dei loro amici, Michael Novotny – la voce narrante -, Ted, Emmett, Lindsay, Melanie e l’immancabile Deb, madre di Michael e fonte inesauribile di supporto per tutto il gruppo.

queer as folk


Quello che davvero ha reso Queer as Folk una rivelazione nel campo della televisione è il suo carattere rivoluzionario: in anni in cui la rappresentazione della comunità LGBT era ancora lasciata a Will & Grace – una grande sitcom, ma in fondo piuttosto superficiale nell’affrontare tali tematiche -, Queer as Folk è la prima serie a parlare senza filtri e senza indorare la pillola del mondo omosessuale, ancora celato nell’ombra del perbenismo televisivo.

Non a caso, questa serie è stata la prima a raffigurare in Tv una scena di sesso – anche abbastanza esplicita – tra due uomini.
In quel di Liberty Avenue ci viene mostrato di tutto: l’abuso di droghe, la promiscuità ed i rischi che comporta, tra cui soprattutto l’AIDS, la prostituzione minorile… insomma, Queer as Folk non manca di toccare tutti i temi sociali che gravitano attorno alla comunità gay, tra cui anche l’inseminazione artificiale, l’adozione, la discriminazione e l’attivismo politico.
Lo fa in modo sfrontato e spesso provocatorio, con la sua rappresentazione libertina degli ambienti omosessuali e per questo un po’ amplificata: Showtime infatti non mancava di mostrare un disclaimer dichiarando che «Queer as Folk è una rappresentazione delle vite e degli amori di un gruppo di amici gay. Ciò non significa che rifletta tutti gli aspetti della società omosessuale».

Con un misto di irriverenza, trasgressione ed in maniera pittoresca, Queer as Folk ha voluto dare voce ad una minoranza allora ancora negletta e ghettizzata, che si portava dietro lo stigma della crisi dell’AIDS, il cancro dei gay. Lo ha fatto per mezzo della satira verso la politica e le istituzioni con ministri una volta omosessuali e poi convertiti, o quando, più seriamente, la comunità LGBT ha alzato la voce contro la Proposizione 14 per l’illegalità delle adozioni, dei matrimoni dello stesso sesso e di altri diritti civili.

Ma non solo, Queer as Folk è anche un concentrato di autoironia e autocritica sulle controversie del patinato e quasi ultraterreno mondo gay che rappresenta. Il Babylon – ed il suo nome è più che azzeccato – da discoteca diventa un luogo di culto, punto di riferimento per gli avventori, dove si consumano le più assurde situazioni, tra vizi, trasgressione e promiscuità.

Queer as folk

Così, con la sua onesta immediatezza, Queer as Folk ha conquistato il pubblico, intrattenendo ma al contempo toccando direttamente la comunità LGBT e sensibilizzando chi era estraneo a queste tematiche.
È stata la Serie Tv di punta di Showtime per cinque stagioni, dal 2000 al 2005, quando è stata cancellata, ed il motivo è tuttora dubbio: non si sa per volere del network, che non desiderava diventare una rete “per gay”, o per l’aumento del dollaro Canadese, dato che le riprese venivano svolte a Toronto.

Queer as Folk si è concluso ormai da dieci anni, lasciandoci con un finale dolceamaro e la curiosità di come sarebbe andata a finire la storia di ogni personaggio.
Sono anni, appunto, che il cast si riunisce per la convention Rise ‘n Shine a Colonia, ed è altrettanto tempo che si dichiarano tutti disponibili a ritornare sullo schermo.
Proprio negli ultimi giorni Robert Grant, nella serie Ben, il marito di Michael, durante un’intervista per Entertainment Weekly si è pronunciato riguardo la reunion. Secondo lui questo sarebbe il momento propizio per portare in vita il revival, considerata appunto la disponibilità unita all’entusiasmo dell’intero cast.

Il revival di Queer as Folk non servirebbe solo a soddisfare gli affezionati, ma considerate questo: una serie che tratta tali temi si presta perfettamente a ritornare ad un decennio di distanza dalla sua fine.
Abbiamo lasciato la comunità LGBT di Pittsburgh nel 2005, con le leggi ed il clima sociale di quel periodo. Dieci anni più tardi, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha legalizzato i matrimoni omosessuali in tutta la Nazione, e nel Mondo intero tanti altri Stati hanno compiuto più o meno lo stesso passo; le pubblicità raffigurano famiglie di qualsiasi tipo ed il tabù dell’omosessualità è stato in parte abbattuto nei media.

Adoreremmo ritrovare i nostri protagonisti in un mondo che per certi versi non è più quello del 2005, e rivederli ballare in un nuovo Babylon, dove nelle casse non pompa più la musica dance dei primi anni 2000.

queer as folk

«E il tumpa-tumpa continua. Sarà sempre così, qualunque cosa accada, chiunque sia il presidente. Come la nostra signora della disco, la divina Gloria Gaynor, ci ha sempre cantato, We Will Survive
Michael – We Will Survive! 5×13

 

Written by Veronica De Simone

Studentessa universitaria in perenne attesa di una nuova stagione di Sherlock e con una sindrome da stress post-Breaking Bad.
La mia aspirazione per il futuro è lavorare nella pubblicità (con una sigaretta ed un bicchiere di Whisky à la Don Draper). Per gli amici sono quella che ama i Pink Floyd e la pizza.

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