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4 Serie Tv britanniche sopravvalutate che hanno goduto di un credito eccessivo

Ci sono serie tv britanniche come Peaky Blinders, Sherlock, Sex Education e molte altre (alcune presenti su Netflix) che, fin dalla prima stagione, hanno avuto un successo incredibilmente meritato. Altre, invece, magari hanno iniziato col botto e poi si sono perse per strada. Spesso, queste ultime, hanno creato aspettative altissime, hanno caricato gli spettatori di hype, sono state pubblicizzate moltissimo, ma poi, alla fine, non sono state in grado di mantenere le loro promesse.

Oggi vi parliamo proprio di questo tipo di serie tv britanniche, quelle sopravvalutate da molti, quelle che sono state spacciate per grandissimi prodotti per il piccolo schermo e che invece, la maggior parte delle volte, non hanno quel quid in più che le rende uniche nel loro genere.

Ecco 4 Serie Tv britanniche che hanno goduto di un credito eccessivo, pur avendo parecchi punti deboli.

1) Inside Man

365)Inside Man serie tv britanniche
Inside Man (640×365)

Fin da quando è stata distribuita su Netflix il 31 ottobre 2022, Inside Man si è rivelata una serie tv molto interessante. Un thriller drammatico inglese che può vantare un cast davvero d’eccezione (ci sono infatti David Tennant, Dolly Wells, Dylan Baker e Stanley Tucci) e la presenza in fase di ideazione del grande Steven Moffat. Insomma, sembrava un successo assicurato, una serie britannica molto spinta dalla piattaforma di streaming statunitense, che però alla fine ha fatto poco rumore perché si è rivelata una serie come tante altre. Quattro puntate non sono bastate per catturare del tutto l’attenzione del pubblico, né per rendere indimenticabile Inside Man.

La struttura narrativa divisa in due linee temporali, tenute insieme dalla figura della cronista Beth Davenport (interpretata da Lydia West), non si è rivelata così originale come poteva sembrare all’inizio. Questo non vuol dire che Inside Man sia una serie da buttare, anzi, significa piuttosto che il potenziale per svilupparla in maniera più sconvolgente c’era, ma forse non è stato sfruttato al massimo.

2) Luther

Luther
Luther (640×377)

Un dramma poliziesco britannico durato 5 stagioni, dal 2010 al 2019, una serie tv che ha avuto un grande successo per il suo protagonista John Luther (Idris Elba). John è un poliziotto incredibilmente abile nel suo lavoro, abile anche se i suoi non sono metodi sempre ortodossi. Si fa spesso dominare dalle sue passioni e dai suoi istinti, tanto da coinvolgere fin troppo i suoi colleghi e le persone che gli gravitano intorno, ma alla fine riesce sempre a farsi amare. Luther è una serie che si proponeva di andare controcorrente, di proporre qualcosa di nuovo rispetto al classico poliziesco. Netflix ha reso disponibile le sue stagioni a partire dal 2016 e ha spinto molto anche su questo titolo.

Eppure, nonostante il successo ricevuto, secondo la maggior parte dei fan, dopo la seconda e la terza stagione ha perso molto del suo charme e l’insistenza nel pubblicizzarla non è valsa la candela. La trama si fa sempre più intricata ma non convince, il pubblico non è soddisfatto. Luther ha avuto un credito eccessivo ma non è stato all’altezza delle aspettative fino alla fine.

3) Dietro i suoi occhi

dietro i suoi occhi
Dietro i suoi occhi (640×358)

Dietro i suoi occhi è una miniserie britannica Netflix distribuita dalla piattaforma nel 2021 e ideata da Steve Lightfoot. Un thriller psicologico dai risvolti erotici pubblicizzato moltissimo. Un’idea originale che però non ha riscosso tutto il successo sperato. Sei puntate basate sull’omonimo romanzo di Sarah Pinborough, in cui Louise Barnsley (Simona Brown) interpreta una madre single che inizia una relazione con lo psichiatra David Ferguson (Tom Bateman) e un’amicizia ambigua con sua moglie Adele (Eve Hewson). Le premesse per rendere conturbante una storia di questo tipo c’erano tutti, ma Dietro i suoi occhi non ha saputo sfruttare tutti gli elementi narrativi al meglio.

La tensione sessuale dei protagonisti, nella prima parte della serie, era molto alta. Sembrava coinvolgente, insolita, interessante. Invece poi la serie si è persa per strada e non ha saputo più agganciare lo spettatore. Sviluppi di trama ritenuti assurdi, inverosimili, banali, del tutto insoddisfacenti. Non all’altezza delle premesse e dell’inizio. Tanto rumore per nulla, come direbbe qualcuno. Un po’ lo stesso destino che ha avuto anche l’ultima serie della lista.

4) Dracula

dracula
Dracula (640×362)

Tre episodi sono stati sufficienti per far capire agli spettatori che Dracula, miniserie britannica distribuita da Netflix il 4 gennaio 2020 e creata da Mark Gatiss e Steven Moffat, non sarebbe stata così emozionante come l’avevano dipinta all’inizio. Liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Bram Stoker, non rispecchia davvero l’essenza di un personaggio così complesso. Negli anni sono stati fatti così tanti riadattamenti del testo di Bram Stoker, che era davvero difficile trovare un modo originale per parlare di Dracula (qui interpretato da Claes Bang) ed evidentemente questa serie non è stata in grado di farlo come i fan avrebbero sperato.

Questa serie voleva puntare a indagare le vulnerabilità di un personaggio che però finisce per essere il tipico protagonista di Moffat e non convince più. Anche in questo caso, la piattaforma ha spinto molto sulla miniserie, salvo poi sentire le critiche, a volte feroci, di gran parte del pubblico.

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