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Legendary: l’intervista di Hall of Series a Dolores Ninja Parisi

Legendary

È stato annunciato da poco il rinnovo di Legendary, reality show relativo al mondo del voguing e della ballroom scene in onda su HBO Max (qui potete trovare maggiori dettagli in merito). Un programma innovativo, che porta gli spettatori a conoscere meglio questo mondo sempre più in espansione.

Essendo io stessa una grande appassionata della storia della ballroom scene, ho guardato ogni singola puntata di Legendary. Questo mi ha fatto amare la disciplina, se possibile, ancora di più.

Ecco che quindi ho colto al volo l’opportunità che mi è stata offerta: poter intervistare Dolores Ninja Parisi, eccellenza italiana del voguing e mother della House of Ninja che ha partecipato a Legendary.

Prima di passare all’intervista vera e propria, vi lascio qui di seguito alcune informazioni che possono essere utili se ancora non avete sentito nulla in merito al programma. Legendary si struttura come un reality show relativo alla ballroom scene e, di conseguenza, al mondo delle ball.

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Otto Houses (se seguite Pose sapete di cosa sto parlando), ognuna da cinque componenti, si sfidano in ogni puntata in diverse categorie, sia riguardanti una vera e propria performance sia su moda e fashion. Per questa prima stagione vediamo gareggiare: la House of Ninja, la House of Lanvin, la House of Balmain, la House of Escada, la House of West, la House of Ebony, la Gorgeous House of Gucci e la House of St. Laurent.

Una giuria di cinque personalità del mondo del voguing e dello spettacolo giudicherà le performance. Al termine di ogni puntata una House prevarrà sulle altre, mentre le ultime due rimaste andranno allo scontro finale, con annessa eliminazione.

Non vi spoilero nient’altro, altrimenti potreste perdere il bello dello show. Ora godetevi l’intervista di Dolores Ninja, che ringrazio ancora per aver voluto aprirsi con noi sulla sua esperienza e su questo mondo.

1) Vorrei cominciare chiedendoti di raccontarci un po’ di te. Come hai conosciuto la Ballroom Scene e che impatto ha avuto su di te come persona?

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Ho conosciuto il vogue, in quanto stile di danza, quando ero a New York nel 2008 a fare lezioni con la Broadway Dance Center, durante l’estate. L’ho visto mentre facevo lezioni di hip hop e mi piaceva tantissimo. Nel 2009 mi sono poi trasferita a New York per otto mesi, per seguire un programma per studenti internazionali, sempre alla Broadway Dance Center, dove ho cominciato a seguire dei corsi di voguing. All’inizio però pensavo fosse solo uno stile di danza.

Dopo un po’ che andavo a lezione ho cominciato a sentir parlare dell'”Escuelita“, il locale dove ai tempi si svolgevano le Vogue Night ogni lunedì sera. Sentendo quindi parlare di questo e di Ballroom Scene, di ball e di battle, ho pensato di andare a vedere. Arrivata lì la prima volta ho cominciato a capire che era tutto un altro mondo. Non era solo uno stile di danza perché c’erano categorie di runway, di realness etc. Poi i partecipanti si sfidavano due a due nello stesso tempo, non era come la classica sfida di danza prima uno poi l’altro, con i giudici che alla fine votano. Da lì è diventato un appuntamento fisso di ogni lunedì e ho iniziato a capire cos’è la Ballroom Scene. Nello stesso tempo cominciavo ad allenarmi nel voguing con i miei maestri, che ai tempi erano Archie Ninja e Benny Ninja.

Ho assistito alla Ballroom Scene come spettatrice per due o tre anni, finché poi nel 2014 ho avuto il coraggio di chiedere a Leiomy (una dei giurati di Legendary, ndr.) di farmi lezioni private. Con queste lezioni con lei a New York ho imparato il Vogue Fem, perché prima ero orientata soprattutto su New Way e Old Way. Dopo la prima lezione con lei, la stessa sera, ho avuto il coraggio di partecipare alla Vogue Night nella categoria che avevano aperto di Women’s Vogue. Ho partecipato e ho vinto, e poi ho partecipato anche a Runway vincendo anche quella categoria. Avevo partecipato a un paio di altre ball prima, e una di queste è quando sono diventata Ninja, nel 2013.

La Ballroom Scene mi ha cambiato completamente prospettiva e direzione nella vita, perché prima ero molto concentrata sul diventare una ballerina di hip hop e street jazz, ballare per qualcuno in un video musicale o in tour etc. Invece la Ballroom Scene mi ha permesso di valorizzare molto di più me stessa, sentendomi libera di esprimermi al 100%. Ho quindi iniziato a voler far parte della Ballroom Scene, farmi un nome qui e rispettare la scena. Questo perché come mi sono sentita quando camminavo (nelle diverse categorie, ndr.) e come mi hanno fatta sentire le persone presenti, amici e non: è stato un momento magico. Erano tutti molto esaltati, anche perché era una delle prime volte in cui si riapriva una categoria per sole donne dopo anni.

2) Hai una grande carriera, in continua crescita. Come è arrivata la partecipazione a Legendary? E cosa puoi dirci della tua esperienza nello show?

La possibilità di partecipare a Legendary è arrivata circa due anni e mezzo fa, dopo che una persona della Scout Production, stessa casa produttrice di Queer Eye, ha potuto assistere a una ball, dato che conosceva una di noi. A fine serata ha detto “Non è possibile che questo mondo resti nascosto, tutti devono vedere quanto è bello!”. Da qui ha proposto il format alla produzione, che l’ha accettato e ha fatto un pilot per venderlo ai network. Essendo originariamente pensata come una produzione da farsi a Los Angeles, quindi con gente della Ballroom Scene locale, hanno intervistato questa persona chiedendole nominativi di persone della scena. Quando hanno chiesto chi tra le donne della scena fosse la più indicata hanno fatto il mio nome, e dunque sono arrivata a fare Legendary dopo essere stata indicata da altre persone della Ballroom Scene. Questo per me è stata la cosa più bella, perché sono arrivata lì grazie a persone che mi hanno definito come una donna ballroom che ha rappresentato la scena, quindi in maniera molto più reale.

Da lì poi mi hanno intervistato e sono rimasti estasiati quando hanno capito che Ballroom in realtà è qualcosa di internazionale. La produzione ha quindi deciso di rappresentare la House of Ninja solo al femminile, come cis-gender women e internazionale. Il format è stato comprato da HBO Max, quindi ci hanno ricontattato e hanno confermato me in quanto Mother della House of Ninja e hanno selezionato poi, tramite una rosa di nomi che avevo dato, altri membri per la casa finale.

Le riprese si sono tenute a Stanford, in Connecticut. Cominciavamo con il call time verso le sette del mattino, arrivavamo nel campus per le registrazioni e da lì partiva il programma della giornata, quindi ad esempio prima interviste per il reality show, poi le interviste nella lounge, poi le prove senza telecamere, con telecamere e sul palco e così via. In tutto questo la tua performance da presentare alla ball di cui veniva dato il tema doveva essere creata nell’arco di due giorni. Questo include scelta e taglio musiche, make-up, outfit e tutto il resto. Sotto questo punto di vista era una cosa molto stressante, perché passavamo moltissimo tempo a fare interviste reality, perciò una volta arrivate in hotel si continuava a provare, anche perché eravamo tutte ballerine professioniste e finché non era perfetto non andavamo a dormire. Tolto lo stress però è stata un’esperienza stupenda, bellissima e indimenticabile. Vorrei poterla rifare anche per poter vivere il tutto con meno ansia e più rilassata.

Nota positiva è che con le altre houses in gara andavamo tutti d’accordo, come poi è anche nella vera scena, dove ti sfidi solo nella runway e non c’è astio al di fuori. Quindi era difficile parlare male, nonostante capiti nei reality che ti vengano fatte domande per portare al dramma. Noi non avevamo problemi e, ad esempio, quando abbiamo mandato a casa la House of St. Laurent eravamo molto dispiaciute, perché avevamo dovuto mandarli a casa noi e ci piacevano tantissimo. Per quanto riguarda noi House of Ninja la competizione era più con noi stesse che non con gli altri, perché volevamo superarci, dare il meglio e continuare a sorprendere.

3) Pensi che l’utilizzo del media televisivo, in questo caso del reality show, abbia dato la giusta immagine del mondo della Ballroom Scene? O c’è qualcosa di aggiuntivo che si potrebbe fare per migliorarlo ulteriormente?

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Credo ci sia stata una giusta mediazione tra quella che è la vera Ballroom Scene e un reality tv. Sarebbe stato impossibile far capire la Ballroom Scene a un pubblico ignorante portando un format al 100% aderente alla realtà. Gran parte della gente non avrebbe capito o non avrebbe apprezzato. Si è dovuto agire in un certo modo per fare sì che una persona normale iniziasse a conoscere il mondo della Ballroom Scene, e secondo me più si va avanti, più la gente inizierà a conoscerlo e più il programma diventerà sempre più fedele al vero.

Ad esempio, per seguire il sistema delle House non avrebbero potuto usare il “chop” (eliminazione, ndr.) e “tens” (passi la selezione, ndr.), perché troppo diretto. C’è stato quindi un giusto bilanciamento per far conoscere a persone abituate a programmi come American’s Best Dance Crew o RuPaul’s Drag Race l’esistenza e l’amore che ci può essere per la Ballroom Scene. Non è però realistico al 100%.

Se a qualcuno comunque piace e mostra interesse per questo mondo, farà il passo in più di andare nei posti in cui le ball succedono davvero. La cosa bella di Legendary è che tutti i partecipanti sono persone della Ballroom Scene, che hanno partecipato e che conoscono la scena dall’interno.

4) Negli ultimi anni il mondo del voguing e della Ball Culture ha preso sempre più piede, sia grazie a Legendary che grazie a Pose. Cosa pensi di questo tipo di narrativa? E come la vivi in quanto parte integrante della comunità?

All’inizio ero un pochino titubante. Mi sono chiesta “Voglio partecipare a questa cosa che cambierà il mondo della Ballroom Scene?”. Ho parlato tanto con Jack, con Leiomy e con Dashaun e sapendo che anche loro erano dentro ho accettato. Se fosse stato un programma narrato da una persona che non sa niente e con persone non della Ballroom non l’avrei mai fatto, perché in quel caso si tratterebbe di culture appropriation. Sapendo però che i miei mentori erano lì, che hanno partecipato alla crescita di questa cosa da zero e che hanno diretto e istruito la produzione che chiedeva come farlo nel modo giusto, ho capito che potevo farlo.

Sono molto contenta di averne fatto parte, e adesso il mio compito, ogni volta che insegnerò o farò un workshop, sarà di raccontare quello che a Legendary non è stato raccontato. Ad esempio il fatto che le battle funzionano diversamente, o che le House sono vere e proprie famiglie.
Dall’altro lato Pose è accurato al 100%, perché segue la storia della Ballroom Scene ed è scritto da Jack e Twiggy (importanti esponenti della Ballroom Scene, ndr.). Riportano quindi fatti reali cambiando soltanto i nomi dei personaggi e delle houses. Certo alcune cose sono romanzate, ma l’evoluzione delle categorie e della storia effettiva sono tutte uguali.
Se uno guarda entrambi gli show, quindi, potrebbe avere una formazione completa e maggiori informazioni sulla Ballroom Scene, cosa che non hai se guardi solo Legendary.

5) In conclusione, dato che una buona parte del pubblico è ancora ignara dell’esistenza di questo ambiente, ma comunque si interessa e vuole saperne di più, hai qualche suggerimento su come ci si può approcciare alla conoscenza della storia della Ballroom Scene e dei suoi sviluppi?

La cosa importante da questo punto di vista è fare sempre le proprie ricerche, perché essendo comunque un mondo da scoprire e molto underground, dovunque tu ti trovi dovrai fare qualche ricerca in più, non basta aprire Wikipedia per trovare informazioni. Una volta trovate fonti e persone devi continuare a investigare e fare domande. Non è quindi un mondo semplice da conoscere, dato anche che sta iniziando adesso a prendere un po’ più piede. Le persone davvero interessate quindi possono fare un po’ più di fatica a trovare la vera fonte.

L’ideale sarebbe conoscere una di noi, che sia io, o la B. Fujiko Ninja o le Munera (importanti esponenti della Ballroom Scene in Italia e non solo, ndr.), ovvero quelle persone che hanno creato la scena in Italia, e quindi parlarci. Se però non arrivi a noi è difficile arrivarci, perché è necessario conoscere noi direttamente o qualcuno che ci conosce direttamente. L’informazione su internet in merito non è facile, perché lo scopo della Ballroom Scene non è quello di essere resa famosa. L’obiettivo non è mai stato quello di arrivare a tutti, perché è anche un modo per salvaguardare la scena. Poi ovviamente, quando veniamo chiamate a insegnare, abbiamo modo di toccare molte più persone.

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