Vai al contenuto
Home » Serie TV » 5 cose che non ci convincono delle nomination agli Emmy 2026

5 cose che non ci convincono delle nomination agli Emmy 2026

Sydney Sweeney nelle prime immagini della serie tv Euphoria 3, tra le serie tv in arrivo

4) Abby Elliot

Carmy e Syd nella stagione finale di The Bear
Credits: FX

Se c’è una categoria che ha fatto discutere tra le nomination agli Emmy Awards 2026, è quella per la miglior attrice non protagonista in una commedia. La rosa delle sette candidate è oggettivamente stellare e competitiva. Abbiamo Dale Dickey, Hannah Einbinder, Janelle James, Kate O’Flynn, Megan Stalter, Jessica Williams. Persino Michelle Pfeiffer (e non che non la meriti, ma… apriamo il capitolo The Madison, dopo). Tuttavia, in mezzo a questo firmamento, manca un nome che per molti critici e spettatori era dato per certo. Quello di Abby Elliott.

La sua esclusione non è solo un peccato capitale per i fan della serie culinaria più premiata degli ultimi anni, ma apre una riflessione più ampia su come l’Academy concepisca il “supporto“. Elliott ha costruito la sua fortuna televisiva su una recitazione che non fa rumore. Non cerca la telecamera, non si affida a monologhi strappalacrime o a tic comici esagerati per rubare la scena. La sua bravura sta nell’ancorare a terra il caos. Nel reagire con un semplice sguardo o una pausa di silenzio alle assurdità che la circondano. È il collante emotivo e narrativo, ma sembra che per i votanti, se una performance non urla la propria bravura, semplicemente non esiste.

PUBBLICITÀ

Dimenticare Abby Elliott significa non aver capito che le grandi serie non reggono solo sulle spalle dei loro protagonisti urlatori, ma sull’umanità silenziosa e disperata di chi sta un passo indietro. E per questo tipo di recitazione, gli Emmy sembrano ancora una volta avere le orecchie chiuse.

Pagine: 1 2 3 4