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20 cose a cui ho pensato dopo aver guardato il finale di The Bear

Jeremy Allen White nell'ultimo episodio di The Bear

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ATTENZIONE: L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU THE BEAR

Ci sono finali che chiudono una storia e finali che te la fanno riaprire dentro per giorni e giorni. E quello di The Bear appartiene decisamente alla seconda categoria. Dopo aver spento lo schermo sui titoli di coda mi sono ritrovata a provare sensazioni contrastanti. Un misto di soddisfazione, malinconia e, soprattutto, voglia di parlarne subito con qualcuno. Così ho preso carta e penna, ho lasciato sedimentare il tutto e infine ho acceso il computer, pronta a condividere insieme a voi un flusso di coscienza sincero e autentico, proprio com’è stata questa serie tv durante le sue cinque stagioni (qui la classifica, dalla peggiore alla migliore).

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E quello che ne è uscito sono le 20 cose a cui ho pensato dopo aver guardato il finale di The Bear.

  1. Quanto è bravo Jeremy Allen White nel recitare monologhi ininterrotti. Lo abbiamo visto splendere nelle stagioni precedenti, ma anche questa volta è riuscito a trasmettere tutte le emozioni di questo mondo in una manciata di minuti.

2. Ebra che parla da solo autoconvincendosi della potenzialità del suo progetto: mi sono rivista e subito dopo ho pensato: “Ma dall’esterno sembro davvero così fuori di testa?”

3. Non è possibile che questa è l’ultima volta che vedo quella cucina. Prima del turno di lavoro: lucida, pulitissima, luminosa, silenziosa. Durante il turno: caotica, sporca, disordinata, rumorosa. Viva.

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4. Richie resta sempre il mio preferito e la sua storyline è perfetta dal primo minuto all’ultimo. Forse nella prima stagione lo abbiamo detestato un po’, con quel suo fare iracondo e costantemente sopra le righe. Ma da quel momento il suo viaggio emotivo è stato così intenso che si finisce con il considerarlo un membro della famiglia. In quest’ultimo episodio (e in tutta la stagione 5) esce fuori finalmente The Real Richie: un miscuglio contagioso di tenerezza, carisma, passione e maturazione. E poi, vogliamo parlare del nodo alla gola quando prende in mano la fotografia di lui e Mikey?

5. I fratelli Fak come stile di vita. Divertenti, spontanei, candidi, altruisti. Che la vita è già difficile di suo. Tanto vale prenderla con leggerezza.

Neil Fak è uno dei personaggi di The Bear
Credits: Disney+

6. Jimmy e Carmy seduti fuori dal The Bear mi hanno ricordato di come ci sia sempre di mezzo una panchina quando la vita vuole impartirci una lezione importante. Soprattutto quando si ha uno zio che ogni tre parole dice sei parolacce. Un mito, lo zio Jimmy.

7. Ogni volta che Luca e Marcus parlano di torte e brioche fanno venire una gran voglia di svuotare la dispensa. Chissenefrega se ci sono 40 gradi.

8. L’idea di scrivere la parola “stress” in un curriculum è semplicemente geniale. In fondo riassume efficacemente uno stato d’animo, una situazione, una vita intera, soprattutto per chi è Millenials come me. Perché non ci ho pensato prima?

9. Ogni epilogo dei personaggi è una sorta di arrivederci agrodolce. Christopher Storer non si è risparmiato e ha voluto girare il coltello nella piaga di noi spettatori proprio in ogni dettaglio. Carmy che lascia il ristorante (ma questo un po’ lo sapevamo già). Richie che parte per un convegno in Giappone. Luca che torna in Danimarca. Syd in cucina da sola. Ebra che avvia il franchise. Marcus che eredita i taccuini di Carmy. Piango.

10. Syd continua a starmi un po’ antipatica anche dopo 5 stagioni, 47 episodi, migliaia di minuti e di secondi……però l’abbraccio con Carmy le ha fatto guadagnare dei punti, lo ammetto.

Carmy e Syd nell'ultimo episodio di The Bear
Credits: Disney+

11. I cucchiai di Ebra sono come i calzini nella lavatrice. Ne metti dieci ne trovi mezzo.

12. Le due Stelle Michelin mi hanno fatto venire i lacrimoni anche se non sono tutto nella vita. Il messaggio di questo finale di The Bear è chiaro. Ok l’eccellenza, ok il riconoscimento, ma niente è più importante del nostro benessere personale.

13. Mi piacerebbe vedere un prequel con Carmy ambientato interamente a Copenaghen. Lo immaginate? Lui in cucina mentre ricrea i piatti che ha disegnato nei suoi taccuini segreti, standosene seduto tutto concentrato in qualche parco verdissimo o lungo il canale principale della capitale danese. Quello, per intenderci, che viene immancabilmente immortalato da qualsiasi turista nelle pose più assurde. Spoiler: l’ho fatto anche io.

14. Non c’è caos. Non c’è ansia. Solo una meritatissima calma e armonia per tutti i protagonisti. Una sorta di quiete dopo la tempesta.

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15. C’è sempre un po’ di blu nel bianco, nel grigio, nel beige. Ci sono stagioni di The Bear che sono più blu di altre, dai grembiuli utilizzati dagli chef al riflesso delle vetrate. Nell’ultimo episodio la scenografia emana soprattutto toni caldi ma quel blu lì, quello che ci ricorda immediatamente il marchio distintivo dello show, non è mai scomparso del tutto.

Richie in The Bear
Credits: Disney+

16. I libretti con i disegni di Carmy dovrebbero essere eletti Patrimonio dell’Umanità. Lo so: essendo laureata in arte e archeologia ho una specie di feticismo per quei taccuini. Non posso farci nulla.

17. Vorrei tornare bambina solo per poter festeggiare il compleanno a sorpresa al The Bear. In realtà vorrei tornare bambina per tantissimi altri motivi, diciamolo.

18. Il livello di ipocondria di Syd è peggio del mio…e ce ne vuole! D’accordo, la prima cosa che metto in valigia di solito è l’astuccio delle medicine, che chiamo affettuosamente “La farmacia”, però per un volo aereo non ho mai preso neanche mezza tachipirina.

19. L’intero cast riunito nell’ultima scena mi ha fatto venire più lacrimoni delle due Stelle Michelin. Ci sono proprio tutti, anche coloro che non si vedevano da tempo, come il caro Bob Odenkirk. Ma anche Josh Hartnett e Jamie Lee Curtis, che in quest’ultima stagione è apparsa molto poco. Il coltello nella piaga continua a girare.

20. È strano. Non amo cucinare né mangiare. Detesto andare al ristorante o partecipare ai pranzi coi parenti. Non mi piacciono nemmeno le caramelle e le ciliegie. Eppure ho amato The Bear alla follia.