ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler sul film Supergirl.
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Trova quella giusta per te →Dopo l’ottimo successo di Superman, al cinema arriva il secondo capitolo del DCEU firmato da James Gunn. Si tratta di Supergirl, pellicola incentrata sulla cugina di Kal-El che avevamo già visto nel finale del film sull’uomo d’acciaio. Un film molto atteso, capace per molti di dare qualche indicazione in più sul rilancio dell’universo cinematografico della DC. La ricezione del lungometraggio è stata mista. In molti hanno gridato al flop, altri invece hanno gradito l’opera. La risposta del pubblico è stata discreta. Una buona presenza, lontana però da quella accorsa in sala per il cugino di Kara Zor-El.
A dire il vero Supergirl non è affatto un disastro. Ma non è neppure un film di livello. È un lavoro nella media, impreziosito da una protagonista davvero ben costruita – e molto ben interpretata dalla Milly Alcock già molto apprezzata in House of the Dragon – ma frenato da una sceneggiatura un po’ pigra. Un risultato globalmente sufficiente, che non conferma i fasti di Superman, ma nemmeno getta ombre sull’universo complessivo di James Gunn. Un cinecomic come se ne sono visti tanti – e altrettanti se ne vedranno – che però ha comunque saputo tirare fuori i suoi spunti interessanti.

Supergirl ci presenta una nuova Kara Zor-El
Iniziamo quest’analisi con quello che è l’elemento migliore del film. Supergirl ci presenta una Kara Zor-El diversa dall’immaginario comune. Specialmente da quello di derivazione audiovisiva, che si rifà in gran parte alla serie tv dell’Arrowverse di qualche anno fa, ma anche a produzioni precedenti. Nella versione più diffusa, Kara Zor-El viene inviata sulla Terra assieme al suo cuginetto Kal come custode di quest’ultimo. Kara quindi abbandona Krypton alla sua distruzione ed è più grande di suo cugino, tuttavia la sua navicella non giunge subito sulla Terra, ma lo fa qualche anno dopo, quando Kal è già cresciuto ed è diventato Superman.
Qui abbiamo una situazione parzialmente diversa. Kara cresce ad Argo City – ovvero quel che rimane di Krypton dopo la sua distruzione – ed è costretta ad abbandonare la propria casa quando anche quest’ultima diventa inabitabile. Kara assiste al crollo de proprio pianeta e allo strazio dei suoi familiari. Viene così spedita sulla Terra non con il compito di badare al suo cuginetto, ma di raggiungerlo per mettersi in salvo. Kara non è più una custode, ma è una rifugiata. Le sue prospettive vengono stravolte e quella che vediamo in scena è una Kara disillusa e tormentata. Lontanissima dalla dilagante speranza perpetrata da suo cugino.
Kara ha vissuto un trauma non indifferente e si porta appresso quel tormento emotivo.
Da qui nasce l’ambiguità di un personaggio che oscilla tra l’apatia e il supereroismo. A inizio film troviamo una Kara che ha abbandonato il costume da Supergirl e vaga per la galassia senza alcun obiettivo tra una bevuta e l’altra. Il suo torpore viene ridestato dall’incontro con Ruthye, ma anche una volta riabbracciata la vocazione da supereroina Kara conserva i suoi lati più oscuri. Arriva addirittura a uccidere nel finale. La massima esposizione di tutte le contraddizioni che abitano questa interessantissima versione di Kara Zor-El.
L’ottima resa di questa protagonista è dovuta anche alla solidissima interpretazione di Milly Alcock. La giovane attrice – che ha anche ricevuto dei consigli da Melissa Benoist, la Supergirl dell’Arrowverse – si è saputa calare benissimo nel tormento del suo personaggio. Ha restituito tutte le sfaccettature di un personaggio complesso, dominante in un film che per il resto ha zoppicato in parecchi passaggi. La più grande eredita di Supergirl è però questa incredibile protagonista, destinata a essere una delle stelle in primo piano del DCEU.
Un’odissea spaziale con poco mordente
Questa rilettura che il film fa del proprio personaggio principale deve moltissimo a una precisa opera a fumetti: Supergirl: la donna del domani di Tom King. Qui troviamo una Kara tormentata sulla falsariga di quella vista nella pellicola e anche la struttura del film – questa sorta di odissea spaziale – richiama moltissimo l’amatissimo fumetto della DC. Diversi sono anche i rimandi estetici all’opera di King, su tutti l’immagine di Kara che fluttua nello spazio con la massa di capelli biondi in gravitazione. Insomma, nella pellicola del DCEU si rinvengono le tracce ben precise di un amatissimo fumetto, ma tutti questi rimandi con bastano a sostenere una sceneggiatura che avrebbe potuto fare molto meglio.
Purtroppo l’eccezionale lavoro portato avanti sulla protagonista non è sostenuto da quello realizzato sugli altri aspetti. La trama è abbastanza piatta. Procede a ritmi frenetici, però regala davvero pochi spunti. Quello più interessante è forse il traffico di spose, ma resta un aspetto ampiamente secondario nel racconto. Il revenge arc di Ruthye è qualcosa di ampiamente già visto. Krem è un cattivo con davvero pochissima definizione. Lo stesso Lobo non riesce a lasciare più di tanto il segno, pur mostrando interessanti potenzialità.
Insomma Supergirl si sviluppa principalmente attorno alla propria protagonista. Per il resto siamo davanti a un film certamente valido, ma con difetti abbastanza evidenti. Un lavoro tutto sommato sufficiente. Una pellicola che si fa ampiamente guardare, trascinata tuttavia in tutta una serie di considerazioni accessorie legate più che altro al contesto in cui arriva.

Forse Supergirl sta pagando le aspettative, ma è un film che si fa vedere
E qui arriviamo un po’ al nucleo del problema di tutti i cinecomics DC e Marvel. Ormai ogni singolo film viene giudicato anche – e alcune volte sopratutto – in relazione all’universo esteso di cui fa parte. Posto che uno sguardo d’insieme va comunque considerato, il giudizio dovrebbe però liberarsi da tutti questi fattori contestuali. Supergirl in assoluto è un film normalissimo. Niente di eccezionale, ma comunque validissima fonte d’intrattenimento per quelle due ore scarse. Per di più ha anche il pregio di regalarci un ottimo personaggio che sicuramente rimarrà in auge per il futuro.
Poi siamo d’accordo che rispetto a Superman abbassa il livello, ma sono anche film con ambizioni diverse. Questo Supergirl ha un respiro più contenuto. Adempie al proprio compito di introdurre un personaggio importante, mostrandoci i suoi lati più tormentati. In questo funziona. Poi è chiaro che se invece le aspettative di partenza si basavano sui risultati ottenuti da Superman, queste aspettative sono state tradite. Però è un giudizio ampiamente squilibrato.
Supergirl – preso nel suo assoluto – è un film discreto. Un’ottima protagonista in una storia abbastanza banale. Non è brutto. Non è bello. Rientra in quel limbo in cui cadono la stragrande maggioranza delle pellicole che ogni anno arrivano sul grande schermo. E non c’è niente di male in tutto ciò, perché alla fine Supergirl fa il suo. Nulla di più, sia chiaro, ma la sufficienza la porta ampiamente a casa.





