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Robin Hood: una rilettura intima ed evocativa con Hugh Jackman – La Recensione

Hugh Jackman è il protagonista di Robin Hood - Il prezzo del sangue

ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler sul film Robin Hood – Il prezzo del sangue

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Nell’estate segnata dal dominio di Odyssey e Spider-Man: Brand New Day, sul grande schermo fa il suo ritorno anche un altro protagonista molto amato della cultura mondiale. Robin Hood – Il prezzo del sangue è l’ennesima rivisitazione della leggenda del celebre ladro che “ruba ai ricchi per dare ai poveri”. Una nuova variazione sul tema, che assume però una prospettiva intima molto interessante. Michael Sarnoski – di ritorno al cinema dopo A Quiet Place – Giorno 1 – propone una versione cruda e drammatica dell’eroe, presentandocelo debole e invecchiato, costretto a fare i conti col peso del proprio passato.

Il film s’ispira – molto liberamente – alla ballata Robin Hood’s Death, un componimento che – in diverse versioni – racconta gli ultimi giorni del leggendario eroe. Sarnoski approfitta di questo contesto per mettere in scena in processo di ri-umanizzazione del protagonista, scarnificato fino alla sua essenza umana ed elevato solo in punto di morte a leggenda vivente. Si tratta di un’operazione interessante, che quantomeno offre – su un tema davvero consumato – un punto di vista particolareggiato. Ottima anche la performance di Hugh Jackman nei panni dell’eroe, elemento essenziale per la riuscita di una pellicola che s’impernia moltissimo sul suo personaggio principale. Tutto sommato Robin Hood – Il prezzo del sangue ci è piaciuto, andando così ad alimentare il giudizio positivo su un’estate davvero incredibile per il cinema.


Robin Hood incocca la freccia
Credits: I Wonder Pictures

Robin Hood, da leggenda a eroe

Robin Hood – Il prezzo del sangue ruota completamente attorno a questa rivisitazione intima e drammatica del protagonista. Inizialmente ci viene presentati un antieroe. Un violento assassino che viene spezzato dai suoi nemici. Da qui parte una storia di rigenerazione in cui Robin ritrova se stesso e si riappropria della sua umanità. Lo fa grazie al sostegno di Sorella Brigid, all’amicizia del lebbroso e alla tenerezza della piccola Margaret. Tutti protagonisti che provengono dal passato violento di Robin, come si scoprirà man mano.

Ristabilendo la propria salute, Robin recupera quindi anche la sua umanità. Il passato gli rimane però sempre attaccato e ciclicamente torna a bussare alla sua porta. Lo fa sotto forma proprio di quegli aiuti che ha ricevuto, come rovescio della stessa medaglia. Col ricordo di uomini che ha aggredito (il lebbroso) o ucciso (il marito di Brigid), o addirittura con la minaccia sopraggiunta nei confronti della dolce Margaret. Robin affronta questi ostacoli e stavolta li supera grazie al perdono. Solo dopo aver affrontato tutti i demoni del suo passato può dirigersi verso una morte pacifica. Meta finale del complesso processo di ri-umanizzazione vissuto per tutto l’arco del film.

Quella che si vede in Robin Hood – Il prezzo del sangue è quindi soprattutto la storia di un uomo. Non tanto quella di un eroe. Il mito viene scarnificato e ridotto alla sua dimensione più umana possibile. La leggenda però sopravvive in altri elementi e trionfa nel finale, proprio quando Robin ha completato la riappropriazione della sua umanità.


La leggenda in Robin Hood – Il prezzo del sangue

In Robin Hood – Il prezzo del sangue la leggenda ha soprattutto un valore concettuale. Si fa spesso riferimento – nel corso del racconto – alle storie e alla loro capacità di plasmare la realtà. Queste storie – narrate e tramandate nel tempo – hanno un loro peso e finiscono per costituire una verità che può assumere un carattere puramente soggettivo. Sono infatti la testimonianza di uno scorrere – spesso appunto soggettivo – del tempo e lo stesso Robin finisce per avvilupparsi attorno a queste storie, facendo perdere le tracce del suo vero io.

Non sappiamo mai – nel corso di tutto il film – chi è veramente Robin Hood. È l’assassino spietato che apre il racconto, il padre premuroso o il ladro altruista che corona il finale? Forse Robin Hood è la somma di tutte queste storie e allo stesso tempo nessuna di esse. È un uomo, che ha vissuto mille vite, ma che per morire ha dovuto recuperare la propria esistenza. La leggenda in Robin Hood – Il prezzo del sangue è una cornice. Lo è sotto il profilo concettuale, ma pure sul versante estetico.


La cifra del film è molto peculiare. Visivamente l’opera è estremamente evocativa, con nebbia, vento e fuoco che alimentano questa estetica misteriosa, conferendo al racconto quel tono leggendario – quasi sospeso nel tempo – che rappresenta la cornice concettuale di tutto il racconto. E poi nel finale – come accennato – c’è il trionfo della leggenda. In punto di morte Robin svela la propria identità. Racconta la storia che tutti conosciamo. La sua vera vita, finalmente recuperata dopo tutto il processo vissuto. Ed è così che la storia si cristallizza in leggenda, dopo essere stata sospesa in una dimensione interamente umana.

Brigid cura Robin
Credits: I Wonder Pictures

La religione in Robin Hood – Il prezzo del sangue

Un ruolo fondamentale nel film di Sarnoski è giocato dalla cornice religiosa. Questa è praticamente onnipresente e detta le principali transizioni del film, accompagnandosi a elementi molto simbolici come il fuoco e il sangue. La religione serve sicuramente come cappello per tutto il percorso rendetore di Robin, ma a ben vedere ha anche un valore capace di legare la reinterpretazione della leggenda operata nel corso del racconto al mito stesso. L’elemento religioso fa parte infatti – pure se in una misura non dominante – della leggenda di Robin Hood. Qui viene recuperato e declinato secondo quella prospettiva intima che domina il racconto.

La religione fa da sfondo al percorso di Robin, che si concretizza proprio nel perdono, uno degli elementi fondamentali della dottrina cristiana. È come se in un certo senso delimitasse il campo di comprensione del racconto, fornendo allo spettatore alcuni strumenti utili per comprendere la portata della sua redenzione e al tempo stesso calando il cammino di Robin in una dimensione più umana. Il protagonista non ha un rapporto diretto con Dio, ma è nel senso contrario che si sviluppa questa cornice. Come a significare che il percorso di Robin è un qualcosa di sovraordinato. Così da riportarlo al suo posto nella leggenda.


Tirando le fila del discorso, Robin Hood – Il prezzo del sangue è un film che complessivamente ci ha convinto. Siamo molto lontani dall’action hollywoodiano che si potrebbe associare a un personaggio del genere. Michael Sarnoski ha invece concepito un film intimo, con dei tempi narrativi molto dilatati e un’estetica talmente pronunciata da conferire all’intero lavoro una spiccata identità. AI nastri di partenza si poteva pensare all’ennesima reinterpretazione superflua del personaggio, e invece Robin Hood – Il prezzo del sangue riesce a perseguire una strada davvero particolare, ritagliandosi un ruolo tutto sommato di rilievo dell’enorme tradizione del leggendario ladro.

Qui trovate la recensione de La fine di Oak Street, un altro film in sala in questo periodo