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La fine di Oak Street – La Recensione: un blockbuster estivo dal sapore fortemente nostalgico

Ewan McGregor e Anne Hathaway sono i protagonisti de La fine di Oak Street

ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler sul film La fine di Oak Street

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Andare al cinema a vedere La fine di Oak Street in queste calde giornate di metà agosto possiede un sapore davvero molto nostalgico. Si viene immediatamente catapultati in una dimensione lontana nel tempo: una famiglia allegra che si gode una gioiosa festicciola di quartiere in una classica periferia suburbana americana dall’estetica spiccatamente anni ’80. E sebbene l’allegria di quella famiglia sia realtà pura apparenza, il resto delle sensazioni si rivelano azzeccate. Così come le percezioni relative a un film che molto raramente diverge dai binari tratteggiati.

La fine di Oak Street si presenta come una grande lettera d’amore a quel cinema familiare anni Ottanta che ha fatto innamorare milioni di spettatori. C’è tanto Spielberg nella pellicola – non a caso prodotta da J.J. Abrams – e non solo per la presenza dei dinosauri. L’aspetto familiare è infatti centrale nel film diretto da David Robert Mitchell, che impernia il proprio monster movie proprio attorno a quello sguardo intimo che deve tantissimo al cinema da cui prende ispirazione. Ne esce fuori una pellicola che potremmo definire rassicurante. La nostalgia ha infatti un effetto molto accogliente, con lo spettatore che paradossalmente riesce a sentirsi a casa in un racconto che invece parla proprio di una famiglia che perde la propria casa, venendo catapultata in un’era lontanissima dal proprio tempo.


La famiglia protagonista ne La fine di Oak Street
Credits: Warner Bros

La fine di Oak Street e il cinema anni ’80

La chiave di lettura migliore per parlare de La fine di Oak Street è sicuramente questa sua spassionata riverenza per il cinema anni ’80. Come detto, troviamo sin da subito moltissimi elementi che ci riportano a quelle atmosfere. Il classico sobborgo residenziale americano che sembra far da cornice alla vita di una famigliola allegra e spensierata, la quale però nasconde delle crepe. La tensione tra i genitori si riflette sui figli che cercano ancora la propria strada. Nelle difficoltà però la famiglia si compatta e ogni ostacolo viene superato. Torna l’armonia tra mamma e papà. I giovani di casa compiono una svolta fondamentale nella loro crescita. Ogni tassello va inevitabilmente al proprio posto.

Questo sguardo inesorabilmente positivo è il grande retaggio di quel cinema anni Ottanta di cui è permeato La fine di Oak Street. È lo sguardo di E.T., grandissimo punto di riferimento per l’opera di Mitchell ancor più dell’apparentemente scontato Jurassic Park. L’aspetto survival del racconto viene costantemente subordinato a quella prospettiva intima e famigliare che domina la scena. Anche da qui deriva quell’ottimismo di fondo che si respira per tutto il racconto. Come detto La fine di Oak Street ha sapore di casa e – nonostante un’accurata costruzione della tensione – non si ha mai l’impressione che le cose possano andare male.

L’estetica anni ’80 ne La fine di Oak Street sta anche nei dettagli. Le biciclette e i bulli di quartiere. O ancora le radio e la fascinazione per lo spazio. Tutti elementi che – pur restando contestuali – connaturano in maniera profondissima la scena e di conseguenza il racconto stesso. E questo sapore nostalgico ci è piaciuto davvero tanto. È probabilmente l’aspetto forte di un film che comunque fa ampiamente il suo anche sotto il punto di vista narrativo.


La fine di Oak Street è un bel blockbuster estivo

Non ci sovviene una definizione migliore di questa per descrivere La fine di Oak Street. In fondo era quello che ci aspettavamo prima della visione. La pellicola di David Robert Mitchell come detto fa ampiamente il suo. Intrattiene, regala una bella boccata di nostalgia e anche qualche brivido qua e là con una costruzione della tensione davvero niente male. Si vedono le radici horror del regista – autore dell’ottimo It Follows nel 2014 – perché alcune scene – specialmente quelle notturne – riescono a tenere incollati alla poltrona. Paradossalmente il film perde ritmo nei passaggi più intimi, specialmente nella depressione che segue il primo incontro coi mostri. Realizzato magistralmente grazie a quel gioco di vedo e non vedo con ombre, rumori e movimenti velocissimi che caratterizza l’arrivo dei protagonisti nell’era preistorica.

L’estetica dei mostri poi è davvero azzeccata. I dinosauri sono quasi sempre un porto sicuro perché sul grande schermo fanno puntualmente la loro figura. Qui però ci sono piaciute anche le scelte più audaci, come ad esempio il serpentone marino che invade la casa dei protagonisti. A proposito di scelte audaci, La fine di Oak Street prova a un certo punto a dare un repentino cambio di passo con una svolta inattesa – rappresentata dalla morte del padre, interpretato da Ewan McGregor – ma c’è da dire che al di là della sorpresa in quel momento, il plot sembra funzionare meno proprio per via di quello sguardo fiducioso che pervade il film e che ci lascia costantemente convinti che in qualche modo le cose si sarebbero risolte.


E così è stato, e in fondo è anche giusto così. La fine di Oak Street sposa col proprio finale una linea di coerenza narrativa, sempre in relazione a quella tradizione anni Ottanta da cui prende spunto. L’opera rimane fortemente ancorata a queste radici, e questo è un punto che merita un’ultima riflessione approfondita.

Oak Street letteralmente spezzata dopo l'evento temporale
Credits: Warner Bros

Che sguardo lascia La fine di Oak Street?

Il film – come detto – ci lascia uno sguardo assolutamente ottimistico e nostalgico, però ci dice anche qualcosa in più. La sua semplicità ci ricorda l’importanza della tradizione e il peso del passato. È interessante sottolineare che La fine di Oak Street non si limita a emulare un certo tipo di cinema, ma lo omaggia e in un certo senso lo rinnova. Non si ha mai l’impressione di essere davanti a una copia fuoritempo di altre opere, ma la sensazione è quella di fare un appassionato viaggio nel tempo rivivendo sensazioni che ci si aspettava di rivivere.

È forse questo il più grande pregio de La fine di Oak Street. Il film ci lascia uno sguardo particolarmente fiducioso sul passato. Ci dà la sensazione che un certo tipo di passato può ancora riecheggiare, non come rimpianto ma come rievocazione. Chi ama quel tipo di cinema amerà La fine di Oak Street e al termine della visione verrà sopraffatto da una nostalgia che però non ha alcun velo di tristezza. Questa è la forza del film: la sua capacità di omaggiare il passato facendolo rivivere senza generare facili rimpianti.


La fine di Oak Street è un film che sa di casa e di estate. Sa di un cinema che ha segnato pagine importanti della vita di molti spettatori e che ha dimostrato di saper ancora rivivere, basta trovare il punto di vista giusto da cui osservarlo.

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