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Stuart Fails to Save the Universe 1×04 – La Recensione: un passo fermo prima di saltare ancora

Stuart e Amy si ritrovano come paziente e psichiata, in Stuart Fails to Save the Universe

ATTENZIONE: il seguente articolo potrebbe contenere spoiler su Stuart Fails to Save the Universe.

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Stuart Fails to Save the Universe arriva al quarto episodio finalmente con una risposta a quella domanda che aleggiava dall’incipit: come diavolo è iniziato tutto questo caos multiversale? La risposta è tanto banale quanto tipicamente da Stuart Bloom. Il nostro protagonista vuole condividere con i suoi amici il successo della sua colonscopia. Riversandosi nel laboratorio fa cadere un apparecchio quantistico mandandolo in tilt. E ritrovandosi catapultato in un vortice di realtà alternative che non sembra avere né regole né una direzione chiara.

Dopo tre episodi costruiti come una sequenza di cameo a sorpresa, l’episodio 4 cambia registro e ci porta in un ospedale psichiatrico. Dove Amy Farrah Fowler, interpretata da una Mayim Bialik che non sembra aver mai lasciato il ruolo, fa la psichiatra a uno Stuart che dubita della propria sanità mentale.


Dopo tre puntate Stuart Fails to Save the Universe ce ne offre una quarta decisamente interessante. Soprattutto perché conferma che non ha nulla a che vedere con The Big Bang Theory. Chi si aspettava battute a raffica, tempi comici perfetti e risate facili tipici della serie madre si metta il cuore in pace. La nuova creazione di Chuck Lorre e Bill Prady è un esercizio di stile postmoderno che mescola sitcom, fantasy e sci-fi. E che funziona più come citazionismo colto che come commedia vera e propria.
Ed è solo accettando questo patto narrativo che Stuart Fails to Save the Universe sarà in grado di regalare un’esperienza interessante e suggestiva. Proprio come il quarto episodio, appena uscito su HBO Max.

Il punto di forza sono certamente i personaggi di contorno

Stuart affronta con coraggio la psicoterapia
Credits: HBO Max

Se c’è un elemento su cui Stuart Fails to Save the Universe non vacilla, è la coerenza dei personaggi. Amy psichiatra è, finora, il cameo meglio riuscito di tutta la stagione. Una versione più morbida e terapeuta rispetto alla neurobiologa rigida e competitiva di TBBT, è un’evoluzione gradevole dentro cui si mantiene il nucleo emotivo originale.

Il momento più alto dell’episodio arriva durante la terapia di gruppo. Stuart, con due pupazzi, interpreta suo padre e sua madre in una seduta che è un chiaro omaggio. Quando Amy tira fuori il pupazzo di Stuart e lo mette in scena, è un punto molto forte, molto toccante. Si percepisce che la psichiatra interviene nel momento giusto, godendo del risultato di Stuart che sta finalmente guarendo. O almeno, provandoci.


A Denise, invece, questa volta tocca il ruolo di moglie di Stuart. Nonostante sia una presenza decisamente più marcata rispetto agli episodi precedenti non ci fa scoprire nulla di nuovo sul suo personaggio. Siamo di fronte a una costrizione narrativa. Oppure, dopo l’importante presenza nel terzo episodio, siamo di fronte a una variazione legittima? Il dubbio resta, anche se non è negativo, ma semplicemente un dato di fatto.

Se Bert è più che una apparizione dietro il vetro di una stanza in un ospedale psichiatrico, Kripke si ritaglia uno spazio davvero divertente. Punito dalla più equa legge del contrappasso è sposato con Gary che ama sinceramente. Ma proprio sul finale dell’episodio non rinuncia alla sua cifra più riconoscibile, lasciandosi andare a una battuta politicamente scorretta. E tipicamente kripkiana. Quel tocco di irriverenza che regala all’episodio il suo immancabile quid sconveniente.


Il quarto episodio come punto di svolta

Ci ricorderemo di questa puntata di Stuart Fails to Save the Universe per come ha cambiato le carte in tavola (finalmente…). La serie ha sempre usato il citazionismo colto, i rimandi cinematografici, la struttura narrativa che privilegia il gioco metanarrativo sulla battuta facile. Questo episodio, però, ci dice chiaramente che aspettarsi stile e ritmo di TBBT è sbagliato. Stuart Fails to Save the Universe è un’altra cosa, e va giudicata (finalmente…) per quello che è. Non per quello che vorremmo che fosse.

Sia chiaro: non tutto funziona alla perfezione, anzi. La scena del risveglio del gruppo in Matrix non fa particolarmente ridere. E non è nemmeno troppo efficace. È una citazione, e basta. Un omaggio a un grande film. Come lo sono il manicomio di Qualcuno volò sul nido del cuculo e il corridoio di Shining. O il chiaro omaggio alla realtà di Pleasantville.
Tuttavia, in questi omaggi ormai è chiaro che si riconosce il tono di Stuart Fails to Save the Universe. Una serie, cioè, che non vuole essere una commedia classica, ma un qualcosa che mescola generi, citazioni e personaggi, in un cocktail che funzione. Purché non ci si aspetti una TBBT 2.0.

Stuart Fails to Save the Universe: si comincia a chiarire

Stuart alle prese con un inquietante corridoio in un ospedale psichiatrico
Credits: HBO Max

C’era proprio bisogno di un chiarimento. La spiegazione arriva dentro un fumetto ed è un espediente narrativo più che azzeccato. Resta, però, la confusione sul resto. Il meccanismo del multiverso è chiaro, soprattutto dal punto di vista creativo, ma manca un filo conduttore nella storia orizzontale. Qualcosa si intravede, tanto che i forum interessati ipotizzano un Grande Vecchio, una eminenza grigia che guida il tutto. Cosa sta succedendo davvero? Le domande sulla coerenza narrativa si accumulano. Ci sono dettagli che ritornano? Ci sono indizi nascosti che danno una quadra al cerchio? O è davvero solo “vado in un posto e c’è la magia, vado in un altro e c’è Kripke dittatore“?


Stuart Fails to Save the Universe è ben fatta. I personaggi hanno una loro logica interna. Ma la trama orizzontale è ancora un mistero. Non è un difetto grave. Semmai un limite che va segnalato. La serie funziona come esercizio di stile, come galleria di personaggi alternativi, ma non ancora come narrazione con un arco chiaro.

Forse la spiegazione arriverà nei prossimi episodi. Forse c’è un filo conduttore che non abbiamo ancora visto. Al quarto episodio, nonostante le nuove informazioni, la sensazione che la serie stia navigando a vista resta. Il che, paradossalmente, potrebbe anche essere interessante visto che si parla di multiverso e regole quantistiche.

Coerente, curato. Tuttavia…

Il quarto episodio di Stuart Fails to Save the Universe è, finora, quello riuscito meglio. Il corridoio che si allunga, nell’ospedale psichiatrico, accompagnato da una colonna sonora d’archi stridenti, colpisce e fa capire che i mezzi, questa serie li ha. E questo ci porta a dire con assoluta serenità che, finora, il giudizio si mantiene più o meno sullo stesso livello. Perché le citazioni funzionano, la regia è curata, i personaggi sono coerenti. E la scena del pupazzo durante la terapia di gruppo è toccante sul serio. Tuttavia non cresce. Perché la confusione narrativa sulla trama orizzontale resta, Stuart subisce gli eventi senza ancora svilupparsi come personaggio. E il tono comico non funziona come in TBBT. Non è un difetto, ma è un limite.


Possiamo dire che Stuart Fails to Save the Universe è ancora in uno stato di sovrapposizione quantistica. Commedia e drama surreale. Citazionismo e narrazione. Coerenza dei personaggi e confusione della trama orizzontale. Tutto esiste contemporaneamente, nulla è ancora collassato. E lo spettatore è lì, in attesa di scoprire quando la particella smetterà di vibrare e diventerà finalmente qualcosa di osservabile.

Questa serie non può vivere di suggestioni eterne. A un certo punto deve scegliere da che parte del multiverso deve stare. E deve farlo prima che lo spettatore, stanco di saltare da un universo all’altro, decida di fermarsi e cambiare canale.