Vai al contenuto
Home » Recensioni

Stuart Fails to Save the Universe 1×03 – Tante idee, una direzione indecisa e molte domande

Il povero Krepke, trasformato da Bert in pinguino è pronto a trasferirsi in un altro universo

ATTENZIONE: il seguente articolo potrebbe contenere spoiler su Stuart Fails to Save the Universe.

Ogni settimana migliaia di lettori ricevono i nostri consigli su cosa guardare.

Scopri come →

Vuoi smettere di perdere tempo a cercare una serie da vedere?

Trova quella giusta per te →

Non sai che serie iniziare?

Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →

Dopo tre episodi, Stuart Fails to Save the Universe non lascia addosso una vera delusione, ma una perplessità sempre più difficile da ignorare. Il problema non è che la serie sia assurda perché l’assurdità è parte integrante della sua identità. Anzi, rappresenta una naturale conseguenza della premessa multiversale. Se esistono infinite realtà parallele, è perfettamente plausibile che il gruppo finisca in un universo in cui la magia è reale, la scienza è considerata un’eresia e i maghi organizzati in gilde.

Il punto è un altro. Stuart Fails to Save the Universe sembra introdurre idee potenzialmente interessanti senza concedere loro il tempo necessario per svilupparsi. Dopo la puntata precedente, avremmo voluto qualche elemento in più capace di costruire una storia orizzontale, di chiarire la missione del gruppo o almeno di definire meglio le dinamiche tra i protagonisti. Invece, ancora una volta, Stuart, Bert, Denise e Kripke attraversano un universo, affrontano un problema locale e cercano di proseguire il viaggio.


Anche l’universo magico, pur coerente con la serie, è raccontato troppo rapidamente. Le sue regole, i conflitti e la contrapposizione tra magia e scienza rimangono accennati, mentre gli eventi procedono con una fretta che sacrifica ogni possibile approfondimento. Tipo: perché Bert è sul rogo? Perché passa dall’essere odiato all’essere idolatrato? Eccetera…

La sensazione, quindi, non è che gli sceneggiatori abbiano esaurito le idee. Al contrario, ne hanno fin troppe. Il dubbio è che non sappiano ancora come organizzarle. E dopo tre episodi la domanda diventa inevitabile: Stuart Fails to Save the Universe sa davvero dove vuole andare?

Bert prende finalmente spazio, ma come?

Bert è uno scienziato o uno stregone? La domanda viene spontanea dopo aver visto Stuart Fails to Save the Universe
Credits: HBO Max

Stuart Fails to Save the Universe affida a Bert il centro del terzo episodio, e sulla carta la scelta ha senso. Lo troviamo sulla pira in fiamme, con lo sguardo terrorizzato verso la folla che lo bolla come scienziato. E, per questo, deve morire. Lui, che è solo un geologo.
Bert invoca la pioggia e, nel giro di pochi istanti, passa da vittima sacrificale a figura venerata. La transizione è istantanee e indolore, come se il personaggio attraversasse due stati senza viverne nessuno.


Il risultato, però, è che Bert non cambia, non sceglie, non rischia. La sceneggiatura lo usa come espediente comico. Lo mette al centro perché serve a produrre una serie di situazioni assurde. Non perché l’episodio voglia raccontare qualcosa di nuovo su di lui. Le battute funzionano, il ritmo regge, ma alla fine della puntata Bert è esattamente lo stesso Bert di prima. Nessun conflitto lo ha attraversato, nessuna decisione lo ha definito. È stato il protagonista nel senso più tecnico del termine senza esserlo nel senso narrativo.

Il paradosso è che l’episodio sembrava costruito apposta per dargli quello spessore. Un uomo di scienza in un mondo di magia è, di per sé, un personaggio in tensione. Bastava fermarsi un istante in più su quella tensione, lasciarla respirare, permettere a Bert di essere scomodo con sé stesso. Invece la puntata lo attraversa in superficie e va oltre.


Un altro universo incompiuto

Come Bert anche l’universo in cui si trovano i nostri eroi non viene sviluppato appieno. Dopo le realtà distopiche dei primi episodi, Stuart Fails to Save the Universe porta i suoi personaggi in un mondo regolato da incantesimi e superstizione. È la premessa più ricca che la serie abbia fin qui costruito attorno al proprio multiverso, ed è perfettamente coerente con la logica del formato: ogni puntata una realtà nuova, ogni realtà un sistema di regole proprio.

L’ambientazione, sulle prime, promette molto. C’è una gerarchia magica con le sue dinamiche di potere. C’è una concezione del sapere radicalmente diversa da quella di Sheldon e Leonard. Ci sono i riferimenti meta-televisivi agli scioperi dell’industria dello spettacolo, trasformati in battute sul mondo dei maghi e sulle cerimonie di premiazione, che producono alcuni dei momenti più originali e divertenti dell’episodio.

Il problema è che questi elementi vengono introdotti e abbandonati prima di poter sviluppare le proprie implicazioni. La persecuzione degli scienziati serve ad avviare la trama, ma la puntata non si ferma mai a mostrare come quella società funzioni davvero. Chi decide cosa è magia e cosa è eresia, come si mantiene il consenso, che cosa succede a chi dubita. Le gilde vengono nominate, producono una o due gag, poi scompaiono. La gerarchia magica non ha un peso reale sulla storia. Ogni idea è un’intuizione che non diventa mai struttura.


Così, il multiverso stesso ne esce indebolito. Se ogni nuova realtà non mette davvero alla prova i personaggi, allora il formato si ripete senza accumulare significato. Il nuovo mondo resta una scenografia che, per quanto bella, non basta a farne un luogo.

Stuart Fails to Save the Universe e i suoi protagonisti

Anche se Bert occupa il centro narrativo del terzo episodio, Stuart resta il protagonista di Stuart Fails to Save the Universe. È lui a guidare il gruppo attraverso le diverse realtà e a mantenere vivo l’obiettivo principale. Tuttavia, dopo tre episodi, i rapporti tra i personaggi sembrano sostanzialmente immobili. Stuart, Denise, Bert e Kripke collaborano per raggiungere uno scopo pratico, ma non affrontano conflitti significativi, non approfondiscono i propri legami e non subiscono trasformazioni reali.

Il caso più problematico è quello di Denise. Nel primo episodio si rivela utile per aiutare Stuart e Bert, ma in seguito il personaggio sembra diventare sempre più sfuggente. La sua identità e la sua funzione all’interno della storia non sono ancora abbastanza chiare. Mentre Stuart e Bert appaiono definiti fin dall’inizio, Denise sembra quasi cambiare consistenza a seconda dell’universo in cui si trova. Anche il conflitto sentimentale con Stuart avrebbe potuto offrire un’occasione per raccontare qualcosa di più sui personaggi, ma per ora finisce soprattutto per rallentare l’episodio.


Kripke, invece, continua a essere una presenza comica efficace, grazie alla sua cattiveria e al suo atteggiamento sprezzante. Proprio per questo, però, meriterebbe maggiore spazio narrativo. Il personaggio potrebbe diventare una figura centrale e conflittuale, capace di mettere in discussione le decisioni del gruppo, ma al momento viene utilizzato quasi esclusivamente per produrre battute.
La serie, insomma, avrebbe bisogno di mostrare più interazioni autentiche tra i protagonisti. Non basta farli collaborare per salvare l’universo. Servirebbe capire come il viaggio nel multiverso li stia cambiando. Per ora, il quartetto continua a muoversi molto, ma resta emotivamente fermo.

Bernadette, i cameo e la dipendenza da The Big Bang Theory

Tra gli elementi più riusciti del terzo episodio di Stuart Fails to Save the Universe c’è senza dubbio il ritorno di Bernadette. Melissa Rauch riprende un personaggio immediatamente riconoscibile, ma lo inserisce in una realtà alternativa in cui la magia ha sostituito la scienza e Bernadette è una strega trasformata in una creatura demoniaca gigantesca.

L’idea funziona perché non si limita a riproporre il personaggio originale. La sua versione mostruosa esaspera alcuni tratti già presenti in The Big Bang Theory. La voce acuta, l’apparente dolcezza e quella personalità autoritaria che spesso emergeva dietro un atteggiamento rassicurante. La trasformazione in demone è quindi assurda, ma anche coerente con il modo in cui Bernadette è sempre stata rappresentata. Il cameo risulta riconoscibile per chi conosce la serie madre e sufficientemente folle da adattarsi al tono del nuovo spin-off.

Anche Wil Wheaton è una presenza piacevole, benché meno decisiva sul piano narrativo. La sua partecipazione contribuisce all’atmosfera dell’episodio, ma non modifica davvero gli equilibri della storia.

Il problema riguarda una questione più ampia. I cameo stanno arricchendo una serie ancora fragile oppure ne stanno nascondendo i limiti? Non è corretto considerare ogni riferimento a The Big Bang Theory un difetto. Quando sono integrati nella trama, i ritorni funzionano e producono un cortocircuito divertente tra passato e presente.

Tuttavia, proprio perché funzionano così bene, rischiano di diventare una stampella. Quando entrano in scena i vecchi personaggi, la serie acquista immediatamente una personalità che Stuart, Denise, Bert e Kripke non hanno ancora sviluppato del tutto. I cameo funzionano, ma resta da capire se Stuart Fails to Save the Universe riesca a reggersi altrettanto bene quando il passato non entra dalla porta.

Ritmo e comicità

Denise e Stuart assistono al combattimento tra Bert e Will
Credits: HBO Max

Il terzo episodio di Stuart Fails to Save the Universe appare un tantino fiacco. Non perché manchino le gag, ma perché vengono accumulate senza una vera progressione narrativa. La puntata passa dalla magia di Bert alla minaccia di Bernadette, dagli interventi di Wil Wheaton alla sottotrama di Denise, senza riuscire a dare a nessuno di questi elementi il tempo necessario per produrre un effetto duraturo.

La comicità nasce da fonti diverse. Ci sono le situazioni assurde. Ci sono i riferimenti a The Big Bang Theory. C’è Kripke trasformato in pinguino. E ci sono le battute più meta, legate alle gilde, agli scioperi di Hollywood. Proprio queste ultime sono tra le trovate più divertenti e originali dell’episodio, perché trasformano dinamiche concrete dell’industria dello spettacolo in elementi del mondo magico. Il loro funzionamento, però, potrebbe dipendere dalla familiarità dello spettatore con quel contesto.

Il problema è che nessuna di queste forme di comicità viene davvero collegata allo sviluppo dei personaggi. Le battute fanno sorridere, ma raramente modificano i rapporti tra Stuart, Bert, Denise e Kripke o fanno avanzare la storia principale.
Il risultato è una sensazione di ripetitività già percepita nei primi episodi. Stuart Fails to Save the Universe introduce un nuovo universo, propone alcune trovate e passa rapidamente alla successiva. Il ritmo resta movimentato, ma il racconto non acquista davvero slancio. Ci si diverte a tratti, senza avere l’impressione che la puntata stia costruendo qualcosa.

Una serie senza ancora una direzione

Il terzo episodio di Stuart Fails to Save the Universe è coerente con quanto visto finora, ma questa coerenza non equivale necessariamente a un giudizio positivo. La serie ha creato uno schema. Il problema è che questo schema comincia a diventare prevedibile. Il gruppo arriva in una nuova realtà, ne scopre rapidamente le regole, affronta una minaccia e cerca di riprendere il viaggio. Ogni universo offre una trovata diversa, ma raramente lascia qualcosa ai personaggi o alla trama generale. Il multiverso, invece di ampliare la storia, rischia così di sostituirla. Non diventa uno strumento per esplorare meglio i protagonisti, ma un modo per passare da una situazione comica alla successiva.

I cameo funzionano, alcuni riferimenti sono divertenti e le premesse dei singoli mondi possiedono un certo potenziale. Tuttavia, senza una maggiore continuità narrativa, Stuart Fails to Save the Universe rischia di sembrare una successione di idee isolate. La missione per salvare l’universo rimane presente, ma non produce ancora conseguenze sufficienti sui rapporti, sulle identità o sulle scelte del gruppo.

È possibile che la visione settimanale penalizzi la percezione dell’insieme. Ma questa possibilità non può diventare una giustificazione automatica perché anche ogni singolo episodio dovrebbe offrire almeno un passo concreto in avanti.
Per ora, dunque, Stuart Fails to Save the Universe continua a proporre mondi curiosi senza aver ancora dimostrato di sapere davvero che cosa farsene. Dopo tre episodi, la domanda resta inevitabile: dove stiamo andando a parare?