ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler su Rosa elettrica 1×05 e 1×06 e sui precedenti episodi della serie tv
Cominciamo col ribadire quanto anticipato nel titolo: Rosa elettrica è una miniserie decisamente convincente. La produzione Sky – tratta dall’omonimo romanzo di Giampaolo Simi – è cresciuta col passare delle settimane. Sono stati tre in totale gli appuntamenti con Rosa elettrica. Tutti da due puntate ciascuno, per un totale di sei episodi che ci hanno portato in una fuga adrenalinica in giro per l’Italia con Rosa e Kociss. Qui potete recuperare le recensioni precedenti – il primo e il secondo appuntamento – e questo distico di episodi conferma le impressioni che ci siamo fatti nelle scorse settimane.
È l’evoluzione del rapporto tra i due protagonisti a dettare i tempi del racconto. Rosa e Kociss si sono progressivamente accentrati in scena, dando vita a un legame solido che – pur vivendo i suoi momento di difficoltà – rimane costantemente il riferimento dell’incedere narrativo. Attorno a loro e alla fuga che vivono, ruotano gli altri elementi del racconto. La camorra e le sue faide. La polizia e i suoi sotterfugi. I costanti misteri e la mancanza di fiducia. Tutti elementi che poi si riconducono alla coppia di protagonisti, vero elemento cardine della serie tv di Sky.
Rosa elettrica funziona proprio perché funzionano i suoi protagonisti. Non solo – perché sicuramente ci sono molte altre cose interessanti come il ritmo e certi intermezzi surreali – ma sono Rosa e Kociss a dare slancio all’intero racconto e a portarlo a termine con il convincente risultato che abbiamo visto. Sky si conferma una certezza nel panorama italiano. E Maria Chiara Giannetta una delle protagoniste del poliziesco italiano. Tante cose hanno funzionato in una miniserie che vale sicuramente la visione.

La prospettiva intima e personale di Rosa elettrica
Ripartiamo proprio dalla centralità dei due protagonisti per analizzare un elemento fondamentale di Rosa elettrica. Come detto già nella prima recensione, questo titolo tenta una variazione sul tema del racconto di mafia, ampiamente sviscerato e anche ormai ampiamente rivisitato secondo diverse chiavi. Qui viene adottata la prospettiva particolare di un pentito, ma soprattutto il racconto viene declinato attraverso una prospettiva intima e personale che rappresenta la varietà di Rosa elettrica nel proprio panorama.
I due protagonisti sono dei giovani smarriti. Kociss ha appena diciotto anni e un vissuto troppo più grande delle sue primavere. Rosa tenta di emergere nel complesso mondo della polizia senza però trovare una direzione ben precisa. I due – pur provenienti da mondi diametralmente opposti – si trovano in quel terreno comune che è la difficoltà di crescere. Sono entrambi in una fase di importante transizione della propria vita e questo smarrimento condiviso fa da collante a un rapporto che si solidifica in un istante.
Rosa elettrica mette in scena prima di tutto delle storie personali di formazione. Così facendo il racconto può assumere una prospettiva intima davvero sui generis per il racconto di mafia. Questo perché il più delle volte – in racconti del genere – è la malavita stessa – o la fuga da essa – a essere formativa. Qui invece è l’incontro. La comunione di due anime così distanti, eppure anche così vicine da ritrovarsi irrimediabilmente legate l’una all’altra. Dai lati opposti della giustizia, eppure consapevoli di quanto quei due lati che sembrano così distanti possano risultare poi – in fin dei conti – tremendamente vicini.
La fuga adrenalinica di Rosa e Kociss
Il legame tra Rosa e Kociss si rinsalda in una fuga dal ritmo disperatamente serrato. L’elemento itinerante viene sfruttato alla perfezione dalla serie tv di Sky, che riesce a mettere in scena un racconto che concede pochissimo respiro ai suoi protagonisti e agli spettatori. La costante sensazione di pericolo che vivono il giovane e la poliziotta viene esacerbata dall’impossibilità di fidarsi. Quasi tutti i personaggi – nel corso di queste sei puntate – destano sospetti e alimentano una trama misteriosa che – in fin dei conti – si rivela molto più semplice di quello che poteva sembrare.
Un aspetto interessante di Rosa elettrica sta proprio nella sua semplicità. In queste due puntate finali ci aspettavamo chissà che rivelazioni sull’infiltrato della camorra nella polizia, sul passato di Kociss o sul destino di Rosa. Invece tutto si risolve in maniera abbastanza lineare. Non viene sviluppato nessun intrigo troppo cervellotico, ma la risoluzione è immediata e familiare. La produzione Sky – in sostanza – ha saputo sfruttare sapientemente il clima di mistero creato, senza poi arrovellarsi troppo su intrighi che avrebbero finito solo per appesantire il racconto.
In questo modo c’è stato spazio per la maturazione definitiva dei personaggi. Rosa e Kociss accettano il loro posto nel mondo e quel legame che resterà eterno come un solco insanguinato sulla carne viva. I due sono cresciuti in questo finale. Come nei più classici romanzi di formazione. Quello che hanno vissuto li ha cambiati per sempre, senza però mai snaturarli.

Il giudizio finale su Rosa elettrica
Come di consueto, la recensione dell’ultima puntata di una serie tv è il pretesto perfetto per dare un giudizio complessivo sull’opera. Nel corso delle settimane le varie recensioni forniscono una valutazione parziale, chiaramente sospesa in attesa del finale. Avendo però visto Rosa elettrica 1×05 e 1×06 possiamo promuovere definitivamente la serie tv di Sky. Sicuramente non manca qualche difetto a questo titolo, ma a ben vedere balzano molto di può agli occhi gli evidenti pregi dell’intera lavorazione.
Rosa elettrica ci è piaciuta perché ha saputo spingere con decisione sui suoi punti di forza. Ha individuato una propria dimensione e l’ha vissuta in pieno, senza mai uscire dai propri binari. Puntando su una prospettiva più intima e su un tono un po’ più leggero, la produzione Sky ha ampliato il florido panorama del mafia drama senza farci vedere nulla di nuovo, ma senza nemmeno darci l’idea di qualcosa di già visto. Rosa elettrica ha una sua ben precisa identità e riesce a svilupparsi attorno ad essa. Molto merito va ai protagonisti trainanti – e agli attori che ne hanno vestito i panni – ma in generale ci è piaciuta molto la direzione convinta che sin dall’inizio la serie tv ha assunto. Senza mai mollarla.
Possiamo quindi annoverare Rosa elettrica tra i titoli promossi di questo 2026. Una serie tv che merita sicuramente di essere guardata, a maggior ragione con tutte le puntate disponibile perché il ritmo frenetico del racconto rende molto interessante anche – forse soprattutto – la visione in blocco della serie tv. Altra prova superata per Sky, ma questo ormai non fa più notizia. Aggiungiamo anche Rosa elettrica a un catalogo sempre più centrale nel panorama seriale italiano.





