ATTENZIONE! L’articolo contiene SPOILERS del quinto episodio di Widow’s Bay.
I funghi allucinogeni nel cinema e nelle serie tv non sono mai stati semplicemente una droga narrativa. Più che sostanze, sono stati spesso portali: strumenti per alterare la percezione, rompere la linearità del racconto e mettere i personaggi davanti a versioni distorte – o più sincere – di sé stessi. Nel cinema americano post-hippie, i funghi allucinogeni vengono inizialmente trattati come simboli di perdita del controllo. Film come Easy Rider o Altered States non parlano necessariamente di psilocibina in modo diretto, ma costruiscono un immaginario in cui la mente alterata coincide con il collasso dell’identità sociale. L’allucinazione cinematografica di quel periodo è sporca, destabilizzante, spesso accompagnata da montaggi aggressivi, suoni distorti e immagini frammentate.
Con il tempo, però, il linguaggio audiovisivo cambia. Le serie tv contemporanee e il cinema indipendente iniziano a usare i funghi non più come scorciatoia per rappresentare il caos, ma come mezzo per esplorare trauma, memoria e coscienza. Midsommar utilizza gli allucinogeni in modo estremamente sofisticato. Ari Aster non rappresenta le visioni come puro effetto estetico, ma come dissoluzione progressiva dei confini emotivi. I volti respirano, i fiori pulsano, il paesaggio sembra vivo. Non è solo una simulazione della psilocibina, ma la traduzione cinematografica di un’identità che si sta sgretolando.
C’è poi un altro film, sempre horror, ma decisamente più di nicchia, che mi è venuto immediatamente alla mente dopo il quinto episodio di Widow’s Bay. Sto parlando di Shrooms.
Uscito nel pieno degli anni Duemila, quando il cinema horror era dominato dalla stagione post-Saw, il film sceglie una strada interessante. A differenza di opere più recenti come Midsommar, che trattano gli allucinogeni come esperienza rituale e psicologica, Shrooms resta profondamente legato a una concezione “punitiva” della droga tipica del cinema horror adolescenziale. I funghi non aprono la coscienza, bensì la distruggono. L’esperienza psichedelica viene mostrata come una porta verso il caos, la violenza e la perdita totale del controllo.

“My eye is open”
Dopo il suicidio del reverendo Bryce, Widow’s Bay entra ufficialmente in uno stato di paranoia collettiva. Il sindaco Tom Loftis — interpretato da un Matthew Rhys sempre più straordinario — impone il coprifuoco mentre prova disperatamente a mantenere una parvenza di normalità in una cittadina che ormai sembra rifiutare qualsiasi logica razionale.
Nello studio dell’ormai defunto reverendo Bryce, Tom, Wyck e Patricia cercano indizi e risposte. Cosa l’ha spinto al suicidio? Perché ha bruciato diverse carte? Cosa significa la scritta incisa ripetutamente nel legno? Prima di morire il reverendo ha tentato di chiamare più volte due numeri. Il primo è quello di Tom, il secondo quello di un certo Todd O’Connor, spacciatore locale che Patricia ricorda dai tempi di scuola. Dopo avergli mostrato i funghetti trovati nello studio del reverendo, Todd li avvisa su due cose. La rarità dei funghi in questione, chiamati Truesight, che crescono solo sull’isola. E la loro pericolosità e potenza. Ti porteranno dove devi arrivare, a prescindere che tu lo voglia o meno. Forse le risposte che il reverendo Bryce ha trovato alla fine del suo trip non erano quelle che avrebbe voluto sapere.
Wyck è deciso a prendere la droga per risolvere il mistero sull’isola una volta per tutte. Sfortunatamente e prevedibilmente è però Tom ha imbarcarsi nel trip, dopo aver ingerito accidentalmente i funghi. La puntata costruisce gran parte della propria forza attorno a questa esperienza psichedelica. Sarebbe stato facilissimo trasformarla nella classica sequenza “trip” vista mille volte in televisione. Il viaggio di Tom è frammentato, confuso, quasi umiliante. La regia usa improvvisi blackout, stacchi secchi e primi piani claustrofobici per creare una sensazione continua di disorientamento.
Lo spettatore perde il controllo esattamente come il protagonista.
In questo quinto episodio di Widow’s Bay (disponibile sul catalogo Apple TV) Matthew Rhys fa un lavoro incredibile. Riesce a essere esilarante senza mai trasformare Tom in una caricatura. C’è una comicità fisica quasi disperata nel modo in cui vaga per la città cercando di aggrapparsi alla realtà, ma sotto ogni scena si percepisce qualcosa di molto più doloroso. L’episodio gioca continuamente sul confine tra risata e inquietudine, e spesso riesce a ottenere entrambe contemporaneamente. Ma il vero colpo di scena arriva nel finale, quando la puntata smette improvvisamente di scherzare e apre una ferita emotiva enorme nel passato di Tom. Le visioni legate alla moglie Lauren e alla nascita del figlio Evan cambiano completamente la percezione del personaggio. Quello che fino a questo momento sembrava un uomo nevrotico, goffo e ossessionato dal turismo appare improvvisamente come qualcuno che convive da anni con qualcosa di indicibile.

Nel frattempo Wyck porta il misterioso foglio trovato nell’ufficio di Bryce al museo di storia locale. Quello che sembrava un semplice pezzo di carta si rivela invece una pagina strappata dal diario di Sarah, la moglie del fondatore di Widow’s Bay. La curatrice Gerry riesce a decifrare la pagina aprendo uno squarcio inquietante sul passato della città. Sarah descrive il marito Richard come un uomo brutale, consumato da una violenza quasi animalesca, lasciando intendere che possa essere stato vittima — o forse origine — della maledizione che ancora aleggia sull’isola. Ma il dettaglio più disturbante riguarda un misterioso cilindro che Richard portava sempre appeso al collo.
Secondo Sarah, infatti, “il cuore della maledizione dell’isola batte dentro quell’oggetto”.
Qualcosa di oscuro di sicuro si cela a Widow’s Bay ed è legato alle sue origini. Tom ha esperito in prima persona questa oscurità e il trip allucinogene riporta a galla il trauma sepolto da tempo. Quando infatti sua moglie Lauren era incinta, i due avevano provato a lasciare l’isola. Sul traghetto, però, improvvisamente la donna perde la vista e sono quindi costretti a tornare indietro. Da questo trauma, Lauren non si riprenderà più cadendo in uno stato catatonico senza via d’uscita. In ginocchio sul gabinetto, mentre vomita via la droga, Tom prega disperato per suo figlio. Solo che non è Dio a rispondergli, bensì qualcosa di molto più terrificante che ringhia nel buio.
Con il quinto episodio, Widow’s Bay smette definitivamente di essere “la serie horror stramba di Apple TV+” e diventa qualcosa di molto più interessante. Un racconto sul trauma, sulla colpa e sul modo in cui una comunità intera vive come se fosse intrappolata dentro una maledizione che nessuno riesce davvero a nominare. “What to Expect on Your Trip” è probabilmente l’episodio più riuscito della stagione finora, ma anche il più rischioso. E il fatto che riesca quasi sempre a reggersi in equilibrio tra commedia assurda, folk horror e dramma psicologico è il segnale più evidente di quanto la serie abbia ormai trovato una propria identità.






