Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler su Life, Larry and the Pursuit of Unhappiness.
Vuoi smettere di perdere tempo a cercare una serie da vedere?
Trova quella giusta per te →Ci sono pochissimi autori che, dopo aver creato una delle sitcom più influenti degli ultimi vent’anni, possono permettersi di tornare in televisione senza dover dimostrare più nulla. Larry David appartiene a questa ristrettissima categoria. Il finale di Curb Your Enthusiasm sembrava aver chiuso definitivamente il cerchio di un personaggio diventato ormai un’icona della comicità americana. Un uomo incapace di adattarsi alle convenzioni sociali, sempre pronto a trasformare la più banale delle situazioni in un conflitto surreale e, soprattutto, disposto a mettere continuamente in discussione quelle regole non scritte che tutti sembrano accettare senza farsi troppe domande. Per questo motivo l’annuncio di Life, Larry and the Pursuit of Unhappiness (HBO Max) aveva suscitato sentimenti contrastanti. Da una parte la curiosità di rivedere Larry David davanti alla macchina da presa; dall’altra il timore che il suo universo narrativo potesse ormai aver detto tutto quello che aveva da dire.
La nuova serie, però, evita con intelligenza la strada più semplice, cioè quella di proporre una sorta di prosecuzione spirituale di Curb Your Enthusiasm (qui le opinioni di David sulla comedy). Sceglie invece di spostare completamente il contesto, mantenendo però intatto il cuore della comicità del suo autore. L’idea alla base della serie è tanto semplice quanto brillante. Larry David attraversa alcuni dei momenti più significativi della storia americana, trovandosi coinvolto in eventi che appartengono ormai all’immaginario collettivo degli Stati Uniti. Non si tratta però di una rilettura storica in senso tradizionale né di una vera ucronia. La Storia diventa piuttosto un enorme palcoscenico sul quale il protagonista continua a comportarsi esattamente come ha sempre fatto. Mentre il mondo cambia intorno a lui, Larry resta irrimediabilmente uguale a sé stesso. Interessato molto più alle piccole contraddizioni della vita quotidiana che agli avvenimenti destinati a finire nei libri di storia.

Qual è il reale motore di Life, Larry and the Pursuit of Unhappiness?
Da un lato troviamo la retorica della grande nazione americana, con tutto il peso simbolico che accompagna i suoi eventi fondativi. Dall’altro un uomo che continua a interrogarsi sull’assurdità delle convenzioni sociali, sulle piccole ipocrisie del vivere civile e su quelle regole implicite che governano i rapporti umani. Il risultato è una satira che utilizza il passato per parlare soprattutto del presente. Senza mai cadere nella tentazione di impartire lezioni o di costruire facili parallelismi politici. Chi conosce Larry David sa bene che la sua comicità non nasce mai dalla ricerca della battuta a effetto. Nasce piuttosto dall’osservazione. Da quella straordinaria capacità di individuare situazioni che tutti abbiamo vissuto almeno una volta e di portarle alle estreme conseguenze. È una forma di umorismo costruita sul disagio, sull’incomprensione e sull’ostinazione, nella quale lo spettatore ride perché riconosce qualcosa di familiare.
Life, Larry and the Pursuit of Unhappiness riesce a conservare questa identità pur modificando radicalmente l’ambientazione. Ogni episodio prende spunto da un diverso periodo storico, ma la struttura narrativa resta fedele alla poetica dell’autore. Larry entra in scena come elemento destabilizzante, incapace di rispettare il tono solenne del contesto e pronto a mettere in crisi ogni situazione con osservazioni apparentemente insignificanti. È un procedimento che potrebbe sembrare ripetitivo sulla carta, ma che funziona grazie alla continua capacità della sceneggiatura di trovare nuovi punti di vista e nuove dinamiche. Il merito principale degli autori è quello di non lasciarsi sedurre troppo dal concept. Sarebbe stato facile costruire una semplice successione di sketch nei quali Larry incontra personaggi celebri della storia americana. Invece la serie cerca sempre di raccontare qualcosa di più.
Gli eventi storici non sono mai il vero bersaglio della satira
Questi ultimi lo diventano piuttosto il modo in cui le società costruiscono la propria memoria, il bisogno di trasformare il passato in un racconto ordinato e rassicurante, la tendenza a eliminare ogni sfumatura per privilegiare una narrazione più semplice. In questo senso Life, Larry and the Pursuit of Unhappiness appare sorprendentemente contemporanea. Negli ultimi anni la televisione americana ha spesso cercato di rileggere il proprio passato da prospettive differenti, mettendo in discussione figure considerate intoccabili o proponendo interpretazioni alternative di episodi storici molto conosciuti. Larry David sceglie una strada diversa. Non vuole sostituire un racconto con un altro. Piuttosto ricorda che, dietro ogni grande evento, esistono sempre individui comuni con le loro meschinità, le loro manie e le loro piccole ossessioni. La sua satira non distrugge il mito americano: lo riporta semplicemente a una dimensione umana. È probabilmente questo l’aspetto più riuscito della serie.
Pur essendo ambientata nel passato, non ha mai l’aria di parlare esclusivamente del passato. Le situazioni costruite dagli autori riflettono dinamiche che appartengono anche al presente. Il bisogno di apparire moralmente impeccabili, la difficoltà di accettare opinioni differenti, la continua ricerca di regole sociali sempre nuove, spesso arbitrarie e contraddittorie. Larry David continua a essere l’uomo che si rifiuta di accettare queste convenzioni senza discuterle, e proprio per questo finisce costantemente per creare disagio intorno a sé. La forza del personaggio risiede proprio nella sua ambiguità. È facile liquidarlo come un uomo egoista, polemico e incapace di provare empatia. In realtà Larry David è molto più interessante di così. La sua ossessione per la coerenza lo porta spesso a dire ad alta voce quello che gli altri preferiscono tacere.
Life, Larry and the Pursuit of Unhappiness è un’evoluzione della poetica dell’autore
Qui Larry continua a smontare le certezze degli altri attraverso una scrittura che contribuisce a rendere credibile questa operazione. I dialoghi conservano quella naturalezza che ha sempre contraddistinto il lavoro di Larry David. Le conversazioni sembrano procedere in maniera spontanea, senza inseguire continuamente la battuta brillante. La comicità nasce piuttosto dall’accumulo delle situazioni, dal progressivo irrigidirsi dei personaggi e dall’incapacità di trovare un compromesso. Anche quando la serie sembra prendere una direzione più apertamente satirica, evita accuratamente di trasformarsi in una semplice parodia della storia americana. Larry David non è interessato alla ricostruzione filologica degli eventi né alla provocazione fine a sé stessa. Gli interessa osservare come le persone reagiscono quando qualcuno infrange le aspettative sociali. La sensazione, episodio dopo episodio, è che la serie sia perfettamente consapevole dei propri limiti e delle proprie possibilità.
Naturalmente gran parte del merito va allo stesso Larry David, che continua a dimostrare come il suo personaggio sia molto più complesso di quanto possa sembrare. Di fatto, anche stavolta il protagonista non viene mai trasformato in un eroe anticonformista. Anzi, la sceneggiatura (qui le migliori sceneggiature drama) continua a ricordare quanto possa essere esasperante vivere accanto a una persona incapace di lasciar correre. Larry ha spesso intuizioni brillanti, ma il suo modo di affrontare le situazioni finisce quasi sempre per renderlo parte del problema. È un equilibrio che Larry David conosce perfettamente. Così, evita a Life, Larry and the Pursuit of Unhappiness di cadere nella facile tentazione di trasformare il protagonista nel portavoce di una qualche verità assoluta. Si ride di lui almeno quanto si ride con lui, ed è probabilmente questa la ragione per cui il personaggio continua a risultare così credibile dopo tanti anni.

La produzione dei diversi periodi storici
Pur non rinunciando alla leggerezza tipica della comedy, la serie investe molto nella credibilità delle ambientazioni, dei costumi e della fotografia. Ogni episodio riesce a trasmettere l’identità dell’epoca che rappresenta senza trasformare la ricostruzione storica in un semplice esercizio di stile. Anche la regia evita virtuosismi e lascia che siano i dialoghi e i tempi comici a guidare la narrazione. Chi conosce il lavoro di Larry David sa che gran parte del suo umorismo nasce dai silenzi e dagli sguardi increduli che precedono l’esplosione del conflitto. Detto ciò, molte testate hanno accolto con favore il ritorno di Larry David, apprezzando il modo in cui la comicità viene utilizzata per riflettere sull’idea stessa di eccezionalismo americano. In alcuni episodi, tuttavia, emerge la sensazione che il peso dell’intera operazione ricada quasi esclusivamente sul carisma del protagonista. Senza che la serie riesca sempre a trovare idee altrettanto sorprendenti quanto la sua premessa iniziale.
I fan storici di Larry, invece, hanno ritrovato quasi immediatamente quel tipo di comicità costruita sull’imbarazzo (ecco l’imbarazzo degli attori di Lost) e sulle contraddizioni della vita quotidiana che ha reso Curb Your Enthusiasm una serie di culto. Allo stesso tempo, molti spettatori hanno apprezzato il tentativo di collocare quel linguaggio in un contesto completamente nuovo, senza limitarsi a riproporre una formula già conosciuta. Alla fine, Life, Larry, and the Pursuit of Unhappiness non è semplicemente il ritorno di Larry David, ma la dimostrazione che uno degli autori più influenti della televisione americana continua a possedere uno sguardo straordinariamente lucido sul comportamento umano. La serie cambia scenario, amplia l’orizzonte narrativo e sperimenta una premessa decisamente più ambiziosa rispetto al passato, ma rimane fedele alla convinzione che ha sempre guidato la sua comicità. Sono le piccole ossessioni quotidiane, più dei grandi eventi, a raccontare davvero chi siamo.







