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For All Mankind 5×06 – La sintesi ideale di tutti i problemi di questa stagione (finora) ridondante

Aleida in For All Mankind

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sulla sesta puntata della quinta stagione di For All Mankind.

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È un peccato doversi esprimere negativamente su For All Mankind. Un peccato, dopo aver vissuto quello che abbiamo vissuto finora. E dopo aver individuato, anche negli ultimi episodi, elementi della vera For All Mankind. Quelli che ne hanno fatto una delle migliori serie fantascientifiche dell’ultimo decennio, nonché una delle serie più sottovalutate in circolazione. Arrivati alla sesta puntata della quinta stagione, dopo aver quindi superato lo scoglio del mid-season, una domanda è però d’obbligo: questo ciclo di episodi ha finora raccontato qualcosa di concretamente intrigante, al di là della splendida celebrazione della figura di Ed? Poco, pochissimo. Promesse, più che altro. Suggestioni della For All Mankind che fu, messe in secondo piano a favore di un intrigo geopolitico che trova nella sonnecchiante Happy Valley di Marte il fulcro principale.

L’abbiamo già evidenziato nelle scorse recensioni e lo ribadiamo ora: non è questo il vero problema. Non fino in fondo, almeno. Da un lato è vero che tutti attendiamo impazientemente gli sviluppi della missione su Titan, è innegabile. È quella che meglio di ogni altra può ancora incarnare lo spirito del racconto, senza alcun dubbio. Dall’altro, però, è chiaro che siano altrettanto in linea con la serie gli intrighi geopolitici che dai tumulti sul pianeta rosso si riflettono nelle azioni e nelle reazioni dei principali player internazionali.


Niente di nuovo, ed è giustissimo così: la cornice ucronica non si sviluppa solo nello spazio aperto, ma anche negli uffici del potere. Così come For All Mankind ha sempre dato uno spazio fondamentale alla costruzione e alla crescita di personaggi che vediamo svilupparsi nell’arco delle loro intere vite.

Niente di nuovo, e va bene così. Niente di nuovo, ed è un problema enorme.

For All Mankind 5
Credits: Apple TV

La sesta puntata è l’ennesima in cui viviamo il tentativo dei “marziani” di evitare il processo di automatizzazione che renderebbe ridondante la loro presenza su un pianeta che ormai rappresenta un nido per molti di loro. Ancora: va bene così. Ma a questo punto bisogna trarre alcuni bilanci parziali. E arrivare alla conclusione che gran parte di quello che stiamo vivendo non sia sufficientemente intrigante. Lo è nelle riflessioni laterali che se ne possono trarre, ma manca l’intensità della migliore For All Mankind. L’intensità, nonché una capacità di scrivere l’intreccio con sufficiente credibilità.

Gran parte dei personaggi coinvolti, d’altronde, sembra forzare le proprie azioni in nome della trama. Il primo per cui si pensa è Dev: pur avendo capito che Alex non fosse granché a rischio, non abbastanza da giustificare il suo tentativo di irrompere in scena, smuove il vespaio e viene brutalmente malmenato. Ha senso che si sia comportato in questo modo? Parliamone, ma si hanno seri dubbi a riguardo. Per non parlare della rivoluzione in atto: non ha né capo né coda, e risulta francamente stucchevole l’idea che si stia improvvisando tutto contro i potenti del mondo. Non potranno non avere la meglio sul breve periodo, non con basi tanto fragili.


Manca un piano, e viene sottolineato esplicitamente: è alla base di tante rivoluzioni, ma in questo caso si crea una cornice in cui non si capisce esattamente dove vogliano andare a parare i rivoltosi. Incapaci, oltretutto, di avere tra le mani delle leve di trattativa abbastanza credibili. Allo stesso tempo, è fin troppo scontata la reazione dell’M6: nessun margine alle richieste dei “terroristi”, e un fuoco spento levando semplicemente l’ossigeno a una popolazione che non può essere in alcun modo autosufficiente. Come si può pensare di creare tensione, sulla base di presupposti del genere?

La scrittura si ferma alla superficie con cause e conseguenze asettiche e inconsistenti. Come mai era successo finora nelle cinque stagioni di For All Mankind.

È interessante, a riguardo, riportare un commento alla puntata postato su Reddit: “Ampia come un oceano, profonda come uno stagno”.


L’altro problema, poi, è legato ai personaggi. Perché è chiaro: è pressoché impossibile essere all’altezza dei protagonisti originari, ma è davvero difficile legarsi emotivamente a quelli che sono a tutti gli effetti i personaggi principali di questa fase di For All Mankind. Avete provato qualcosa, nel momento in cui è arrivato il primo bacio tra Alex e Lily, al di là dell’eredità che portano con sé? Il sottoscritto no, ma magari è solo un problema personale. Allarma, piuttosto, l’idea che gli unici momenti davvero coinvolgenti li abbia regalati Aleida, una protagonista storica della serie: il ricambio generazionale, evidentemente, ha portato a un impoverimento generale del panorama globale.

Pur non volendo essere disfattisti oltremisura, ci si aggrappa a due elementi che potrebbero spostare le valutazioni sulla quinta stagione di For All Mankind.

Chiudere al più presto, per esempio, questo passaggio della trama della Happy Valley, visto che sembra aver detto abbondantemente tutto quello che aveva da dire. Farlo e poi spostare il focus su un potenziale inserimento più consistente della ISN. Come? Portandole in dote l’iridio dell’M6, per esempio: ciò rischierebbe di ribaltare completamente gli orizzonti narrativi sul piano geopolitico, dando nuova linfa alla stagione (e portando alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, con ogni probabilità).

E poi? Poi lo sapete perché lo stiamo ripetendo da inizio stagione: ci auguriamo che For All Mankind possa mirare nuovamente alle stelle e concentrare maggiore attenzione sulla missione a Titan. Non aspettiamo altro, con l’auspicio che non si debba ancora attendere troppo. Peggio ancora: riservarne i passaggi cruciali alla prossima stagione, quella che sarà l’ultima. Ma non affrettiamoci con prospettive del genere: la quinta stagione ha ancora quattro puntate a disposizione per risollevare le sue sorti, anche se ora è arrivato il momento di cambiare passo. E farlo, se possibile, con un certo coraggio.