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Facciamo un attimo il punto della situazione, perché qui il rischio di perdere il filo è altissimo: LOL – Chi ride è fuori 6 è arrivato su Prime Video con le prime cinque puntate tutte insieme, come ormai da tradizione. Cinque episodi che ci siamo divorati con la solita promessa mai mantenuta del “ne guardo solo uno”, per poi ritrovarci in poche ore ad averli già visti tutti. E mentre stavamo ancora cercando di capire cosa fosse successo tra una risata e l’altra, è uscita ieri anche la puntata finale. Quella decisiva, quella che chiude tutto, quella che teoricamente dovresti gustarti con calma… e invece no, perché la curiosità vince sempre.
Siamo quindi nella fase post-finale, quella in cui si tirano le somme e si prova (invano) a fare ordine nel caos. E lo facciamo su LOL – Chi ride è fuori, che anche questa volta è riuscito a fare quello che gli riesce meglio: farci dire “ok basta”… per poi farci tornare comunque l’anno prossimo.
LOL – Chi ride è fuori 6: una finale che parte in cinque (e diventa subito caos)
Se pensavate a una finale ordinata, vi siete già sbagliati al primo minuto. Perché la puntata finale di LOL – Chi ride è fuori 6 non parte nemmeno in quattro, ma in cinque concorrenti: Yoko Yamada, Gianluca Fubelli, Carlo Amleto, Valentina Barbieri e gli UfoZero2.
E già qui capisci che non sarà una finale “pulita”. Gli UfoZero2 portano subito la loro energia da social, veloce, istintiva, quasi da fuori scala rispetto al ritmo del loft. E infatti il momento chiave arriva proprio quando vengono mandati nella room di controllo: lì succede la cosa più semplice e più inevitabile del mondo… ridono. E vengono eliminati. Fine.
Una scena quasi surreale, perché non sembra nemmeno una sconfitta strategica: sembra proprio un cedimento al contesto stesso del programma. E così, nel giro di pochissimo, la finale si riduce da cinque a quattro concorrenti, cambiando completamente l’aria della puntata. Da quel momento tutto diventa più teso, più concentrato, più fragile. Perché ora ogni risata pesa il doppio.
Yoko, Barbieri, Amleto e Scintilla: quattro finalisti e quattro filosofie opposte
Con gli UfoZero2 fuori, il gioco si stringe attorno a quattro approcci completamente diversi.
- Yoko Yamada arriva fino a questo punto tra alti e bassi, ma nel momento decisivo si lascia andare proprio nel modo più “LOL possibile“: si siede sulla ceretta con i peli di Francesco Mandelli. È lì che ride e si elimina. Una conclusione coerente con un percorso non sempre incisivo. E lo dico senza troppi filtri: speravo sinceramente non vincesse lei, perché sarebbe sembrato un finale un po’ stonato rispetto a tutto il resto.
- Valentina Barbieri è invece la crescita più evidente della stagione. Le sue imitazioni funzionano sempre di più, ma soprattutto funziona il modo in cui si adatta al contesto. È intelligente, presente, mai fuori tempo. Ci ha fatto ridere davvero e questa è la cosa che conta di più. Se continua così, il futuro è decisamente suo.
- Carlo Amleto (come anticipato nell’articolo sulle prime 5 puntate) gioca invece su un altro livello. È imprevedibile, musicale, assurdo nel senso migliore del termine. Non cerca mai la risata diretta, ma la costruisce in modo laterale. E quando arriva, ti spiazza completamente. È una comicità che non controlli mai davvero, ed è proprio questo che lo rende pericoloso in finale.
- Gianluca Fubelli, invece, è la solidità fatta persona. Non corre, non esagera, non forza. Resta lì, costruisce, resiste. E soprattutto ha una gestione del gioco estremamente intelligente. Il suo “più bello d’Italia” diventa lentamente un’arma comica quasi fastidiosa, ma perfetta nel contesto. E alla fine funziona.
La finale ai rigori: quando LOL decide di diventare calcio
E poi arriva il momento che, onestamente, cambia completamente le carte in tavola: la finale ai rigori. Gli eliminati diventano giudici e decidono il vincitore. Una cosa mai vista prima nel programma, e si sente. Perché se da un lato è sicuramente un’idea nuova, dall’altro lascia anche quella sensazione strana, quasi fuori posto. Lo dico senza troppi giri: non l’ho apprezzata.
Perché LOL – Chi ride è fuori è sempre stato chiarissimo già dal titolo. Chi ride… è fuori. Fine. Regola semplice, crudele, perfetta. Qui invece si cambia logica proprio sul finale, quando dovrebbe essere tutto ancora più netto. E il risultato è che si perde un po’ il senso del gioco. Non ha vinto chi ha resistito fino all’ultimo senza ridere in modo “puro”, ma chi è stato scelto dagli altri. Una dinamica più da talent o reality classico che da esperimento comico. È stato inaspettato, sì. Ma non in quel modo che ti entusiasma. Più in quello che ti fa dire: “ok… però perché?E forse è proprio questo il punto: sorprendere va bene, ma senza tradire troppo l’identità del format. Perché quando cambi le regole proprio alla fine, il rischio è quello di lasciare un finale che funziona… ma convince un po’ meno. MOLTO MENO.
Il vincitore di LOL – Chi ride è fuori 6: Scintilla
Alla fine, a vincere è Gianluca Fubelli.
E la cosa interessante è che non è una di quelle vittorie che ti arrivano addosso come un’esplosione, non è il classico colpo di scena che ti fa saltare dal divano o gridare allo scandalo. È più sottile, più silenziosa. È una di quelle che realizzi qualche secondo dopo, quando ci pensi e dici: “ok… in effetti ha senso”. Scintilla ha fatto forse il percorso piu pulito di LOL – Chi ride è fuori 6. Non ha mai cercato di strafare, non si è mai messo nella posizione di dover recuperare, non ha inseguito la risata a tutti i costi. In un programma come LOL – Chi ride è fuori, dove basta un attimo per crollare, questa è una strategia che pesa tantissimo.
Ha gestito bene i tempi, ha scelto quando esporsi e quando sparire, evitando il caos inutile. E nel frattempo ha costruito una presenza costante, solida, senza mai diventare prevedibile. Detto questo, lo ammetto: personalmente tifavo Carlo Amleto. Per stile, per originalità, per quel modo completamente fuori asse di fare comicità che ti spiazza ogni volta. Sarebbe stata una vittoria diversa, forse più “artistica”, più imprevedibile. Però, allo stesso tempo, quella di Scintilla è una vittoria che ci sta. Anche per il percorso che ha alle spalle: uno che, dai tempi di Colorado, ci ha sempre strappato almeno un sorriso. E in un certo senso questa vittoria ha anche il sapore di un riconoscimento più ampio, quasi un coronamento di carriera.
Non è la vittoria più spettacolare, ma è una vittoria giusta. E alla fine, forse, è proprio questo che conta.
Il montepremi: quando si ride, ma si lascia anche qualcosa di concreto
E poi arriva quel momento in cui, per un attimo, LOL – Chi ride è fuori 6 smette di essere solo caos, limoni spruzzati negli occhi e risate trattenute, e si ricorda che può anche lasciare qualcosa di reale.
Come da tradizione del programma, è sempre il vincitore a scegliere a chi destinare il montepremi. E questa volta Gianluca Fubelli decide di devolvere i 100.000 euro a due ONLUS. È uno di quei passaggi che ti riportano con i piedi per terra, perché dopo ore passate a guardare persone che cercano disperatamente di non ridere, improvvisamente capisci che il gioco ha anche un impatto concreto. È un momento breve, senza troppa retorica (per fortuna), ma efficace. Perché dà un senso diverso alla vittoria, la rende più “pesante” nel modo giusto. Non è solo chi ha resistito di più o chi ha giocato meglio, ma anche chi, alla fine, sceglie di trasformare quella vittoria in qualcosa che va oltre lo show.
E in mezzo a tutto questo caos, forse è proprio questo il dettaglio che resta di più.









