Cominciamo questa recensione celebrando una notizia meravigliosa, di cui ormai molti di voi saranno già a conoscenza: Scrubs è stata rinnovata per un’altra stagione. E al di là dell’enorme difficoltà che avremo sul come chiamarla (seconda stagione del revival? Undicesima stagione? Già chiamare questa ‘decima’ ci stona un po’, ma abbiamo scelto questa linea) è importante parlare di come questo rinnovo sia quanto di più meritato potesse esistere. Perchè sappiamo che tutti amiamo alla follia Scrubs, davvero tutti: Scrubs è una delle pochissime serie al mondo a non avere haters, o comunque persone che la sminuiscono definendola sopravvalutata o altre cose ben peggiori che vanno parecchio di moda nella comunicazione sempre più tossica dei social, dove una persona che legge distrattamente e ha la pessima idea di formarsi un’opinione tramite i commenti di haters vari (che fanno rumore e vengono in evidenza perchè altri haters come loro gli mettono like) potrebbe pensare che pure serie come Breaking Bad o The Wire, in fondo, sono prodotti di bassa lega. Questo non vale per Scrubs, però: salvo rarissime (ma rarissime) eccezioni, Scrubs non ha dietro il consueto stuolo di persone che la disprezzano senza motivo. Forse è perchè questa serie è un unicum: fa ridere, fa riflettere ed è incredibilmente dolce ma senza essere smielata. Queste caratteristiche che la rendono un unicum nel panorama televisivo, insomma, ce l’hanno fatta amare alla follia ed è proprio per questo che quando ha deciso di tornare con un revival, un po’ siamo rimasti terrorizzati.
Ma è andata benissimo, e il rinnovo è la naturale conseguenza di un ritorno che è andato davvero oltre ogni più rosea aspettativa

La nuova Scrubs funziona, risulta al passo coi tempi senza però sacrificare la propria storica identità, e mischia sapientemente vecchi e nuovi personaggi (a proposito, qui trovate la classifica dei 10 migliori personaggi di questa stagione, secondo noi) ed è chiaro ed evidente che sia una serie con un futuro. Non una serie che poteva anche andare avanti, ma che doveva andare avanti. E ci auguriamo che la prossima stagione abbia almeno 15 episodi, perchè 9 episodi sono davvero troppo pochi per quella che è la struttura narrativa di Scrubs.
Bene, fatta questa digressione passiamo alla sesta puntata. La digressione però non è fine a se stessa e non è solo mera celebrazione della nuova Scrubs, ha anche un collegamento specifico con questa sesta puntata. Perchè questa è stata la puntata in cui Scrubs 10 ha osato di più, pur essendo apparentemente un episodio come un altro. In questa puntata, infatti, per la prima volta c’è stato più spazio per i personaggi nuovi rispetto ai personaggi vecchi. Ed è una notizia molto, molto importante.
Non perchè Scrubs 10 voglia fare una transizione rendendo protagonisti i nuovi rispetto ai vecchi – quell’operazione fallimentare è stata già fatta dalla nona stagione, e l’idea è stata definitivamente accantonata – ma perchè alla lunga vuole arrivare a rendere anche i nuovi dei personaggi importanti, pur tenendo fermo il fatto che il protagonista è e rimarrà sempre JD. E la costruzione narrativa che porterà i nuovi personaggi a diventare delle persone a cui ci affezioniamo deve necessariamente passare anche da puntate in cui si rischia qualcosa in più, puntate che siano meno JD\Elliot\Turk-centriche.
La cosa che abbiamo apprezzato di più di questa puntata, per esempio, è stata l’interazione tra JD e il Dottor Park, che tra i personaggi nuovi è sicuramente quello dalla personalità più vistosa, quello con un carattere e una caratterizzazione tali da fartelo stare subito stare simpatico o antipatico, senza dover aspettare puntate e puntate di costruzione. Nelle precedenti apparizioni, Park era stato più macchiettistico: un po’ Dr. Cox un po’ l’Inserviente, sembrava appunto il villain dell’ospedale ma senza che le sue conversazioni andassero oltre l’approssimazione o l’incisività di una singola battuta. In questa puntata, invece, Park assume più forma e profondità: collabora con JD alla risoluzione del caso di un paziente, e alla fine si sfoga anche con lui raccontandogli cose personali. Il tutto in modo molto, molto naturale: Park ha potenziale, e secondo me potrebbe diventare uno dei personaggi più forti nella seconda\undicesima stagione.

E più spazio prendono anche gli specializzandi, in particolare Sam e Blake che sono evidentemente quelli su cui la nuova Scrubs sta puntando di più, i personaggi ‘di punta’ tra i giovani. Mentre Amara e Asher, per adesso, faticano un po’ di più a decollare, ma anche su di loro va detta una cosa che vale poi per tutti gli altri, e diventa una riflessione più generale sulla scrittura di questo revival e su come abbia imparato dagli errori del passato: per fortuna tutti i personaggi, anche quelli più deboli, non sono dei tentativi di fotocopiare JD, Turk, Elliot o gli specializzandi della golden age di Scrubs. Sono tutti personaggi con una propria personalità, forte o debole che sia, ma nessuno è ‘il nuovo JD’: una cosa che appunto invece fece malissimo la nona stagione, dove fondamentalmente Lucy ci venne venduta fin da subito come la nuova JD, letteralmente: attitudini molto simili, approccio alla vita trasognante, viaggi mentali a go-go e addirittura voce narrante della serie. Un disastro assoluto.
Un disastro che la nuova stagione per fortuna non sfiora nemmeno, e la puntata dopo aver corso in modo forsennato verso il futuro si ferma un attimo a tirare il fiato e strizza l’occhio al passato, con una bevuta al solito pub tra JD, Turk e il Todd come quando erano giovani, col Todd che fa il Todd e ci racconta come certe cose non cambino mai, o almeno non davvero. Nemmeno Scrubs è cambiata, ma non è nemmeno rimasta ferma: continua a evolversi rimanendo se stessa. E noi siamo infinitamente grati all’idea di poter vivere ancora un altro capitolo, almeno un altro capitolo, di questa bellissima storia che ci accompagna da tutta la vita.
Vincenzo Galdieri






