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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Qualcuno mi dirà che non fosse poi così divertente, qualcun altro che non fosse niente di speciale. E magari hanno pure ragione: questione di gusti, nonché di opinioni rispettabili. Perché no, non sto per difendere la serie dell’anno, né tantomeno un’opera che stava rivoluzionando il panorama televisivo. No, Not Suitable for Work non è stata niente di tutto ciò.
Il punto è un altro: aveva le potenzialità per diventare qualcosa di speciale. Una di quelle comedy generazionali che nascono di tanto in tanto e di cui sentiremmo un gran bisogno in un periodo storico in cui il genere sta faticando come non mai.
Qualcosa di simile a quello che furono, per esempio, Friends e How I Met Your Mother negli anni Novanta o nei primi anni Duemila.
Ciò non vuol dire che Not Suitable for Work meritasse ora etichette tanto impegnative, affatto: non era pronta.
E non era pronta perché non ha avuto tempo per dimostrare se potesse esserlo davvero o se Mindy Kaling, l’autrice, si sarebbe persa nelle stagioni successive.
No, non avrà tempo per scoprirlo: Hulu, infatti, ha annunciato nei giorni scorsi la cancellazione della comedy dopo una sola stagione.
Il pubblico l’ha apprezzata, ma non è stato sufficientemente numeroso. La critica l’aveva accolta piuttosto bene, ma chi se ne frega: gli algoritmi non tengono in considerazione le opinioni, solo i numeri. I numeri degli spettatori, ma anche il rapporto tra costi e resa, per intenderci.
In un senso o nell’altro, il risultato è lo stesso: Not Suitable for Work non ha dimostrato di poter correre una maratona nel tempo di una finale dei cento metri, e avanti il prossimo. Ancora una volta.

Al di là delle potenzialità, delle promesse o del calore con cui il pubblico si era approcciato a qualcosa di nuovo e fresco, divertente e brillante seppure non particolarmente innovativo. Eppure Not Suitable aveva una scintilla, qualcosa che non riesco a vedere in troppe altre serie ora in circolazione.
È stata questo, finché ha potuto. Nove episodi da mezz’ora circa, e basta. La piattaforma ci ha creduto e ha scommesso sulla forza di un’autrice dalla voce molto riconoscibile, ma il suo destino rischiava di essere in bilico fin dal primissimo momento. Come abbiamo esposto più volte, d’altronde, il genere comedy ha bisogno di tempo e spazio per esprimere il suo vero potenziale. Anche di sbagliare, prendere strade cieche, lavorare per sottrazione almeno quanto per addizione. Trovare così gli equilibri giusti nel corso delle stagioni, come si faceva un tempo.
È il momento giusto per ricordare che The Office e Seinfeld, due tra le migliori sitcom di tutti i tempi, rischiarono la cancellazione dopo una manciata di episodi.
Potremmo esprimere idee simili sulla prima stagione di Parks and Recreation, ben al di sotto dei livelli poi espressi dalla serie negli anni successivi. E sarà pur vero che esistono perfetti contraltari, come Friends e How I Met Your Mother, protagoniste di ottimi esordi, ma è davvero complesso chiedere a una comedy di essere immediata e immediatamente riconoscibile, con personaggi forti che al contrario dovrebbero crescere con noi nel corso del tempo.
Succede, certo. Ma è molto più facile bruciare una buona idea prima che possa sviluppare davvero la propria premessa.
Scrissi cose simili a proposito di How I Met Your Father, cancellata a sua volta da Hulu nel 2023, con una distinzione importante: lo spin-off di How I Met Your Mother ebbe a disposizione una lunga seconda stagione per crescere dopo averne avuto una prima troppo corta, inadatta alla costruzione di una premessa davvero solida.
La ebbe, ma il pubblico non premiò il suo sviluppo. Che abbia avuto ragione o meno, è ormai materia del passato.
Not Suitable for Work, invece, si è fermata prima.
Poco dopo lo start, senza quell’opportunità che avevamo invocato a gran voce con un articolo pubblicato alcune settimane fa.
L’avevamo fatto perché ci avevamo creduto, in questa serie: più che per quello che abbiamo visto, per quello che avremmo potuto vedere e avevamo intravisto, seppure parzialmente, nelle ultime puntate dell’ormai unica stagione.
Questo è un punto importante perché mette in evidenza un’ulteriore criticità dettata dalle cancellazioni lampo che troppo spesso caratterizzano ormai le serie tv: le prime puntate di Not Suitable for Work, infatti, avevano sofferto di un’eccessiva frenesia. Frenesia che si riflette nelle caratterizzazioni dei personaggi, ideati per colpire il pubblico dal primo momento in modo dirompente, e negli sviluppi di trama un po’ troppo frettolosi. Storie d’amore che nascono con una stagione d’anticipo, e altre che svaniscono nel tempo di una scena.
Sono problemi che la nostra Martina Mastellone aveva sottolineato nella sua recensione d’esordio, non annotazioni personali. Considerata la fiducia che ispira la scrittura di Mindy Kaling, è legittimo pensare che questa frettolosità sia legata alla paura di una cancellazione prematura: questa non è la strada per scongiurarla, ma è difficile trovare un’alternativa. Ed è un cortocircuito da cui sarà sempre più difficile uscire: la paura della cancellazione finisce per condizionare una serie prima ancora che il taglio arrivi.
Le impone di funzionare subito, colpire subito e trovare subito il proprio pubblico. Ma una comedy costretta a correre fin dal pilot rischia, paradossalmente, di bruciare il tempo di cui avrebbe bisogno per trovare la propria identità.
Sarebbe stato interessante, di conseguenza, vedere questo gruppo di ottimi personaggi, radicati nella tradizione del genere ma sostenuti da una scrittura ricca di personalità, affermarsi con una stagione da almeno venti episodi.

Vederli crescere negli ormai famigerati filler, fondamentali anche se ormai il pubblico è allergico a essi: spesso è nelle puntate in cui “non succede niente” che una comedy diventa rilevante e memorabile, senza correre all’impazzata sulla trama orizzontale. Di conseguenza, avrei voluto vederli respirare insieme a noi ed essere vivi tra noi. Generare così empatia e riconoscibilità, creando un legame emotivo col pubblico.
Not Suitable for Work avrebbe avuto un’opportunità che aveva meritato con la prima stagione. Magari la seconda sarebbe stata fallimentare, ma sarebbe stato bello scoprirlo.
Dobbiamo arrenderci, invece, alla triste realtà: salvo clamorose evoluzioni con l’ingresso in scena di una nuova piattaforma che decida di credere nel progetto, Not Suitable for Work è finita prima di iniziare. Appena dopo avermi illuso di aver di fronte una gemma grezza dal buon futuro, al di là delle criticità. Criticità che ora non contano più: penso per esempio al fatto che i protagonisti della serie dovrebbero raccontare autenticamente la Generazione Z – come fa benissimo Adults, e ora non cancellatemi pure quella – ma presentano peculiarità molto più affini a quelli dei Millennial.
Io, trentasettenne, ho pensato che fosse un problema identificarmi non poco con alcuni dei protagonisti, sulla carta molto più giovani di me. Ma ora è ancora importante?
No, non lo è più. Not Suitable for Work è finita senza un finale, a pochi passi dal pilot. E a me non resta che piegarmi alle logiche contemporanee del mercato televisivo, comprensibili ma non sempre facili da digerire.
Non resta che attendere un nuovo titolo che possa attirare la mia attenzione, con la paura che il flirt possa terminare prima di diventare amore. Fino alla prossima cancellazione, perché i numeri sono tutto e purtroppo va bene così.
Lo capisco, davvero. E non troverete in me un nostalgico dei bei giorni andati. Ma che peccato.
Antonio Casu


