Hall of Series DISCOVER

Per chi guarda le serie TV sul serio

Per trovare cosa guardare dopo o per approfondire quello che stai già guardando.

  • Scrivici cosa cerchi su WhatsApp e ti rispondiamo noi Esempi di richieste: «Ho finito Succession. Cosa guardo ora?» «Crime scandinavo da iniziare stasera»
  • Classifiche per trovare cosa iniziare e articoli per approfondire quello che stai già guardando. Con la newsletter e su WhatsApp.
  • Lettura senza interruzioni Zero pubblicità, articoli su una sola pagina, accesso illimitato.
Più conveniente
Piano annuale
€19,90/anno
30 giorni gratis
Inizia Gratis Nessun addebito ora
Piano mensile
€2,90/mese
30 giorni gratis
Inizia Gratis Nessun addebito ora

30 giorni gratis · cancella quando vuoi

Vai al contenuto
Home » Recensioni

Not Suitable for Work – Cosa vogliamo davvero dalla vita? – La Recensione dei primi 3 episodi

Not Suitable for Work

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sulle prime tre puntate di Not Suitable for Work.

Hall of Series
Cerchi consigli su cosa guardare? Ti rispondiamo noi con 2–3 titoli scelti per te in base ai tuoi gusti.

Domanda: cos’è che vi rende persone davvero soddisfatte delle vostre vite? Avere una persona da amare e che vi ami a sua volta? Essere in salute? Avere un lavoro soddisfacente e performare a dovere? O forse un mix di tutte queste cose? Io ve lo dico, la soddisfazione magna, quella piena e completa in cui tutti gli astri si allineano dalla nostra parte non è per niente semplice da raggiungere. E credo che l’aspetto lavorativo in tutto ciò sia sempre più centrale, abbia sempre più spazio e sempre più influenza su quello che siamo e sul modo in cui ci sentiamo. Sapete chi altro lo crede? Mindy Kaling, che sulle giovani vite che ruotano su dinamiche e scelte lavorative ha appena creato una serie: Not Suitable for Work, realizzata per Hulu e distribuita in Italia su Disney+.

Dopo aver raccontato l’adolescenza contemporanea con Never Have I Ever e averci portato all’Università con The Sex Lives of College Girls, Mindy Kaling – se il suo nome non vi dice molto (cosa di cui mi dispiace parecchio) provate a pensare a Kelly Kapoor di The Office – fa un ulteriore passo in più, provando a raccontarci con Not Suitable for Work quella fase particolare in cui la vita da studenti è ormai finita ma quella che i nostri genitori ci hanno abituato a pensare sia l’età adulta, fatta di stabilità e famiglia, non è ancora cominciata. Parliamo della vita dei 25+, un limbo tra ciò che è stato e ciò che sarà fino al magico momento della pensione. Come la racconta Mindy Kaling? Ancora non lo sappiamo del tutto, dato che il 2 giugno sono stati distribuiti solo i primi tre episodi. Intanto, però, un’idea ce la siamo fatta.


Not Suitable for Work: la trama

Una scena di Not suitable for work
Credits: Disney+

Siamo a New York, nella Grande Mela, ambientazione privilegiata di tutta una serie di sitcom con protagonisti gruppi di giovani adulti alle prese con le numerose beghe della vita quotidiana. Proprio come una di queste, la capostipite del genere Friends, la serie si concentra sulle vite di coinquilini e vicini di casa che si ritrovano a condividere prima il pianerottolo, poi sempre qualcosina in più. A differenza di Friends, però, i giovani adulti in questione non sono tutti amici tra loro. O forse dovrei dire che non lo sono ancora. Per quanto ne sappiamo adesso, alla fine dell’episodio 3, sono due gruppi che un po’ si incrociano, un po’ si piacciono, ma che ancora collidono.

Nel primo appartamento ci sono Davis, Kel e Josh. Davis è un analista finanziario in una banca d’investimento con un giovane capo tanto duro quanto affascinante. È un bonaccione, una persona ingenua e parecchio permalosa alla ricerca dell’amore della sua vita. Un amore che crede di trovare più o meno in chiunque vada a letto con lui. Ted Mosby? Forse un po’. I suoi coinquilini nonché migliori amici non gli somigliano troppo. Kel è uno studente di Medicina che molla il suo percorso per perseguire il suo vero sogno: recitare. E nel farlo chiaramente non si espone con i suoi genitori, che continuano a dare per scontata la futura carriera in ospedale del figlio. E a proposito di genitori ingombranti, l’ultimo coinquilino è Josh, figlio di un magnate dei media che ha appena preso il posto di lavoro solo per aver detto il proprio cognome.

Dall’altro lato del pianerottolo ci sono invece due amiche.

La prima è Abby, che fino a poco tempo prima viveva nell’appartamento con il suo ragazzo ormai ex. Abby è l’assistente di una celebre stylist di vip, ruolo che se da un lato la vede sfruttata per le più piccole minuzie del lavoro come recuperare le scarpe per Pharrell Williams, dall’altro le consente di avere a che fare con attori belli, ricchi e famosi a ogni ora del dì e della notte. A completare il quadretto del vicinato c’è la sua vecchia amica e nuova coinquilina abusiva AJ, analista al primo anno nella stessa banca (e nello stesso gruppo di lavoro) di Davis ma dal carattere molto più burbero e incentrato sui propri obiettivi rispetto al suo propositivo e un po’ sottone collega.


Le vite dei cinque, più che incontrarsi, si scontrano, dando vita a dinamiche lavorative e private sempre più intrecciate che caratterizzano la trama di Not Suitable for Work. Ognuno dei protagonisti ha voglia di realizzarsi professionalmente, di riuscire a occupare nella gerarchia del proprio mondo del lavoro un posto più alto di quello che occupa, generalmente l’ultimo nella catena alimentare. Ci siamo passati tutti, è un posto che tutti – o quasi, come Josh insegna dipende anche dal cognome – prima o poi abbiamo occupato. O, per i più giovani, occuperemo. Perché non si nasce imparati, perché bisogna fare la gavetta, ma anche solo perché è così che gira il mondo, ci piaccia o meno.

Il mondo del lavoro ci spinge, ci impegna, ci fa muovere nel mondo.

Anche e soprattutto però, il mondo del lavoro ci guida. Ci mette su una strada che per forza di cose cambia tutte le altre, le influenza, contribuisce in modo sempre più intenso e sempre più invasivo a farci cambiare rotta. A volte in maniera parecchio inaspettata, come nel caso di un giovane futuro medico che si rende conto di aver sempre voluto fare l’attore e comincia a muoversi per farlo per davvero. Altre volte in maniera più ordinata, più comprensibile ma non per forza meno impattante. Un po’ come AJ che si trasferisce in una nuova città per inseguire il lavoro dei suoi sogni, dando così inizio anche alla conoscenza tra cinque persone che sono destinate a connettersi in modi sempre più intimi. O che lo hanno inconsapevolmente già fatto (questa però non ve la spiego oltre, vi toccherà guardare la serie per capirla).


Not Suitable for Work parte da dinamiche professionali ma lentamente si sposta verso relazioni che si intrecciano in maniera sempre più personale. Anche troppo, a volte. Non c’è membro del gruppo principale né tantomeno personaggio secondario che non abbia un interesse sentimentale palesato o papabile. Non ci sono personaggi come Joey in Friends o Barney nelle prime stagioni di How I Met Your Mother (qui però ci sono 10 teorie che collegano le due serie), che vanno avanti per la propria strada senza la possibilità di un intreccio amoroso. E questo ora come ora sa un po’ di too much. Sa un po’ di storie che possono essere interessanti solo quando c’è la possibilità che qualcuno possa andare a letto con qualcun altro. E, ancora meglio, quando c’è la possibilità che un personaggio si ritrovi a dover scegliere tra due papabili interessi amorosi.

Una scena di Not Suitable for Work
Credits: Disney+

Non posso non pensare che con un po’ di pathos sentimentale in meno Not suitable for work mi sarebbe piaciuta di più.

L’irriverenza c’è, la voglia di dire qualcosa che è interessante ascoltare pure. I protagonisti della serie parlano di temi dei giorni nostri in un modo che noi più o meno coetanei spettatori possiamo capire. Una cosa non scontata, considerando il fatto che alcune tra le nostre comedy preferite negli anni sono invecchiate un po’ male. Riferimenti pop, tematiche contemporanee, un linguaggio tendenzialmente spinto o comunque privo di filtri che a me personalmente piace: Not Suitable for Work ha tutte le carte in regola per essere una serie che vale davvero la pena seguire. Ma c’è un ma. Qualcosa che ancora non mi torna, una sorta di forzatura in alcune scelte narrative.

Niente è davvero troppo o completamente fuori dal mondo. Eppure diverse scelte e diverse scene sono al limite tra un racconto che fila e un racconto che deve proprio andare in una certa direzione. Ma siamo ancora alla puntata 3, davanti ne abbiamo altre 6: c’è ancora tempo per scoprire se è davvero così o se la mia è solo un’impressione dettata dal fatto che ultimamente sono un po’ disillusa nei confronti di una certa parte della serialità leggera. Ciò che di certo si può dire è che la leggerezza – per l’appunto – non manca. E che Not Suitable for Work è una serie assolutamente capace di tenerci compagnia in queste calde giornate di fine primavera. Magari dopo 8 ore di lavoro di quelle intense. Fuori dall’ufficio c’è ancora tanta vita che ci aspetta.