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#VenerdìVintage – Da che parte stare: John Locke vs Jack Shephard

Immaginate per un momento di aver preso il volo 815 dell’Oceanic Airline che da Sidney era diretto a Los Angeles, il 22 settembre 2004. Bella sfiga, eh? E immaginate anche di essere uno dei 48 sopravvissuti della sezione di testa. Fatto? Bene, vi ritrovate quindi in un’isola ‘deserta’, con nessuno che vi viene a salvare, un’assassina, un truffatore che pensa solo a se stesso, un bassista drogato, una donna incinta, uno storpio che ha ripreso a camminare e si crede il più figo cacciatore di sempre, un medico con manie di grandezza…

Insomma, non è il massimo, o no? Anche se c’è sempre Ian Somerhalder con cui rifarsi gli occhi. Peccato che lui duri poco su quell’isola!

Perché qualunque cosa l’isola ti doni, ne pagherai sempre il prezzo, cosa che John Locke ha subito capito e imparato. Jack Sheppard dal canto suo…

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Jack Shephard

Jack probabilmente è più simile a ognuno di noi, più di quanto ci piacerebbe ammettere. E no, non perché è onesto, coraggioso e un leader nato, ma perché è razionale, obiettivo e fortemente realistico. Lui crede a quello che vede, a quello che tocca. Lui non crede a nulla che non possa spiegare. Per lui l’isola è solo un luogo disabitato in cui sono capitati per caso, gli Altri sono solo indigeni o persone che sono precipitate in precedenza. Lui si occupa del suo gruppo, assegna gli incarichi, trova l’acqua, insomma si preoccupa della sopravvivenza di tutti.

E poi c’è John Locke, colui che crede. Ha i suoi motivi, eh. Svegliarsi dopo un incidente aereo e accorgersi che si possono muovere le gambe e camminare, dopo essere stati bloccati per ben quattro anni su una sedia a rotelle è un’esperienza abbastanza mistica. Lui si fida subito dell’isola perché l’ha fatto diventare l’uomo che voleva essere: il cacciatore, ammirato e rispettato e non più solo uno storpio solo al mondo.

John Locke
John Locke

Pur essendo abbastanza gentile con tutti – anche se vagamente inquietante nelle prime puntate – John è un solitario, al contrario di Jack, abituato a dirigere un’equipe. È per questo che è lui a prendere il controllo, a prendere in mano la situazione. È un medico e la gente si fida istintivamente di lui, anche se raramente ha ragione, anzi quasi mai. A differenza di John, che capisce l’isola, ma non è tagliato per essere un capo. Non a caso, quando Jack viene preso dagli Altri, il ruolo di leader non passa a John, ma a Sawyer. Ma questa è un’altra storia.

Questo non significa che John non si occupi della sua gente: spesso procura il cibo, è sempre gentile con tutti, aiuta Charlie a liberarsi della dipendenza dalla droga, Claire con il bambino, Boone a rendersi utile, Michael a recuperare il rapporto con suo figlio Walt… Si interessa alle loro storie e alle volte diventa il loro confidente perché nota tutto. Jack si preoccupa del loro corpo, di guarirli, di tenerli al sicuro, John invece cerca di capire perché sono sull’isola insieme a lui, cosa l’isola può loro offrire.

La prova della diversità tra John e Jack si ha nella seconda stagione quando finalmente entrano nella botola e scoprono il pulsante da premere ogni 108 minuti per salvare il mondo. Jack è subito scettico, John crede che quella sia la sua, o meglio, la loro missione: sono su quell’isola per premere quel bottone. Si butta anima e corpo in quella cosa, organizza i turni, sta attento che il pulsante venga effettivamente premuto, sfida l’incredulità dei suoi compagni, specie di Jack.

Poi arriva Ben. Ben che gli mente e gli fa credere che nulla succederà se non premerà il pulsante perché lui non l’ha fatto e il conto alla rovescia si è semplicemente azzerato. Una bugia detta per destabilizzarlo, per confonderlo, perché Ben mente anche quando respira e forse mente persino a se stesso. Fatto sta che John ha un momento di sconforto, si lascia andare e si convince che tutto quello non ha senso. Così, nonostante le resistenze di Mr. Eko, rompe il computer e non preme il pulsante: solo l’intervento di Desmond salverà il mondo.

Locke capisce immediatamente di essersi sbagliato e da quel momento in poi non ha più dubbi: torna a credere ciecamente nell’isola. Diventa più forte, più consapevole.

Jack, nel frattempo, ossessionato da Ben, all’epoca conosciuto come Henry Gale, decide di fidarsi di Michael e scambiare il prigioniero con Walt: purtroppo quella si rivela una trappola e Jack, Sawyer e Kate sono catturati. Jack, provando ancora le sue doti da leader, riesce a salvare Kate e Sawyer, operando Ben e ricattando gli altri: lo lascerà morire altrimenti.

È proprio Locke a infiltrarsi nella missione di salvataggio di Jack, ma ha i suoi scopi: distruggere l’unico mezzo che possa riportarli a casa. Il perché? Perché lui sente di doverlo all’isola, perché non vuole tornare, perché l’isola non ha finito con lui, con loro. È qui che John inizia a giocare da solo, anche se forse, in realtà, l’ha sempre fatto. John non ha mai fatto parte del gruppo, non ne è mai stato uno dei capi. John è sempre stato solo John. Ha sempre obbedito all’isola e lo fa fino alla fine. Letteralmente fino alla fine.

John & Jack
John & Jack

In fondo, Jack e John non sono nemmeno troppo diversi: entrambi capiscono il valore dell’isola, solo che Jack ci mette molto più tempo, chiuso com’è nella sua mentalità logica e razionale, ed entrambi si sacrificano per l’isola e per i loro compagni.

Quale metodo è migliore? Quale comportamento? Chissà, forse il primo, forse il secondo, forse entrambi. L’uomo di scienza e l’uomo di fede, ecco chi sono, ma in fondo non sono altro che due facce della stessa medaglia.

Written by Olimpia Petruzzella

Tra un'indagine con Sherlock Holmes e un viaggio e l'altro col Dottore, sono anche riuscita a laurearmi in Archeologia (River, grazie ancora per quella dritta... e per avermi presentato Euripide!) e fare un master in sceneggiatura alla Silvio D'Amico. Perché siamo tutti storie, alla fine. Ed è meglio farne una buona, no?

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