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Marge Bouvier si sentirà sempre sola

Una donna appassionata, una moglie innamorata, una madre comprensiva: Marjorie Jacqueline Bouvier, meglio conosciuta come Marge Bouvier o Marge Simpson, è questo e molto altro. È una persona che crede fermamente nei suoi valori e non li tradisce comportandosi diversamente da come predica, è una fonte inesauribile di pazienza nel rapportarsi a tutte le persone che le sono attorno – figli e marito in primis -, è il perno che unisce una famiglia i cui membri troppo spesso correrebbero il rischio di allontanarsi inesorabilmente l’uno dall’altro, se non ci fosse lei. Marge Bouvier è piena di talenti, ostinata, a volte anche ossessiva e un po’ troppo bacchettona perché – diciamocelo – la perfezione non esiste neanche nelle serie animate. In ogni puntata passa da una passione all’altra, da una capacità all’altra, da un’attività all’altra senza mai fermarsi, senza mai mollare e cercando di non far mai mancare a ogni singolo membro della sua famiglia amore e attenzioni. Eppure, per quanto abbia durante tutte le puntate de I Simpson sempre qualcosa da fare o qualcuno attorno, Marge Bouvier si sentirà sempre sola.

Le origini di uno dei personaggi più complessi de I Simpson

Vivere nell’universo narrativo de I Simpson non è sempre facile, soprattutto se sei parte della famiglia protagonista della serie e se sei cresciuta con un padre spesso poco presente, una madre critica e austera, e due sorelle che si fa fatica a definire piacevoli. Patty e Selma in particolare, gemelle identiche tanto nei lineamenti quanto nell’approccio cinico nei confronti della vita, hanno un ruolo determinante nella definizione di Marge come persona. Crescere con due sorelle maggiori che sono praticamente un tutt’uno, così simili tra loro e contemporaneamente così diverse da lei, è forse il primo tassello posto alla base di una torre di solitudine che nel tempo non fa altro che crescere, pur nei continui tentativi di abbatterla.

I Simpson
Marge Bouvier (640×360)

E forse il più grande tentativo di accantonare per un po’ l’idea di essere sola in un contesto così distaccato dal proprio Io è proprio il matrimonio con Homer Simpson. Marge e Homer si conoscono da ragazzini, e lui rappresenta esattamente l’opposto di ciò a cui lei è stata fino a quel momento abituata. Per quanto pigro e spesso irresponsabile, Homer è un uomo buono, innamorato e con una visione del mondo totalmente diversa da quella della famiglia con cui Marge è cresciuta. Va da sé che né Jacqueline né tantomeno Patty e Selma lo amino, anzi nessuna delle tre fa nulla per nascondere il proprio disprezzo nei confronti dell’uomo. Poco male, dato che una giovane e innamorata Marge resta incinta e sposa Homer poco dopo, allontanandosi da una famiglia nella quale non si sente totalmente a suo agio per crearne una tutta sua.

Ma il fatto di dare vita al suo nuovo nucleo familiare non significa che quella sensazione di vuoto che Marge porta con sé sparisca del tutto. Anzi, in realtà non va mai via. Sposarsi e dare alla luce tre bambini sono di certo passaggi che rendono Marge Bouvier o Marge Simpson che dir si voglia una donna più realizzata, ma non per questo meno sola. Perché Homer, per quanto amorevole, non cambia la sua indole menefreghista, spesso non la comprende pienamente e ha bisogno di ben più di uno scossone per ricordare che i suoi comportamenti hanno ripercussioni sulla sua famiglia, e su sua moglie in particolare. E i figli, come tutti i figli dentro e fuori dai confini de I Simpson, a un certo punto cominciano a pretendere i propri spazi: Bart ha i suoi scherzi da fare e Lisa le sue battaglie da portare avanti. Quanto a Maggie, pur essendo ancora piccola, non solo è molto più abile e indipendente di quanto sembri, ma è destinata a seguire il percorso dei suoi fratelli maggiori.

E quindi a Marge cosa rimane? Chi rimane?

Marge è una moglie e una madre che ama ed è amata, ma contemporaneamente è anche una donna che non ha mai avuto – o non si è mai data – la possibilità di realizzare pienamente le sue passioni e le sue volontà al di fuori dell’ambito familiare. Ci prova in diverse occasioni, ma si tratta sempre di tentativi che nascono, si sviluppano e muoiono nel giro di un episodio. Marge che mostra al mondo le sue abilità in cucina, Marge che entra in politica, Marge che va a salvare gli animali marini: si potrebbero elencare centinaia di occasioni durante le quali Marge Bouvier decide di smettere di ascoltare solo chi le sta intorno e di cominciare ad ascoltare anche quella voce interiore alla quale quasi nessuno presta mai orecchio. Eppure alla fine, per un motivo o per un altro, torna sempre alla sua quotidianità, a una vita che le piace e che la vede circondata dalle persone che ama e che la amano ma che, sotto sotto, non la comprendono mai del tutto.

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I Simpson (640×360)

E si torna sempre lì al punto di partenza, a una donna fin dall’inizio della sua vita poco ascoltata e che, come tale, fa fatica ad ascoltarsi. Perché se Marge Bouvier è ne I Simpson la rappresentazione stereotipata della madre di famiglia americana, è anche il personaggio che più di tutti gli altri porta sugli schermi l’incapacità di capirsi e, di conseguenza, di farsi capire. Abituata a restare in disparte e quasi ad annullare le sue volontà per soddisfare quelle degli altri, Marge continua a perpetrare uno schema nel quale mette in atto continui tentativi di reagire a una quotidianità che nel profondo continua a non soddisfarla pienamente, con un vuoto che non può essere colmato dall’amore di chi le sta intorno – che, va ribadito, esiste – ma solo dal suo stesso amor proprio.

È difficile credere in se stessi per coloro che sono abituati fin dalla più tenera infanzia a sentirsi diversi, estranei. È difficile cominciare ad amarsi, e si cerca l’amore altrove; ma anche quando lo si trova non è abbastanza, perché non è davvero ciò di cui si ha bisogno. E allora si prova a non penarci, a distrarsi, a riempirsi con altro ma anche questo non basta, perché non risolve il problema. Quel vuoto nato nella notte dei tempi è ancora lì, ancora da colmare, e si sente tutto. Marge lo sente perché lo sentono tutte le persone – lo sentiamo tutti noi – a cui Marge è destinata. Tutti noi che non sappiamo, o forse abbiamo solo tanta paura di, ascoltarci per davvero. E allora forse la solitudine di Marge Bouvier è un po’ la nostra, ed è uno strumento per aiutarci a percepirla e a combatterla in modo diverso. Quindi grazie Matt Groening, grazie Marge: sei più speciale di quanto tu stessa immagini.