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Dutton Ranch 1×08 – Punto di rottura – La Recensione dell’ottava puntata

Dutton Ranch

Attenzione: l’articolo contiene spoiler su Dutton Ranch.

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L’ottavo episodio di Dutton Ranch, disponibile come ogni venerdì su Paramount+, è uno di quelli che cambiano profondamente il significato degli eventi raccontati finora. Se nelle settimane precedenti la serie aveva costruito la tensione soprattutto attraverso gli scontri tra le diverse famiglie e la lotta per il controllo della terra, questa volta sceglie una strada diversa. Molto più silenziosa ma anche più incisiva. È l’episodio delle verità scomode, quelle che non possono più essere rimandate. E che costringono ogni personaggio a confrontarsi con ciò che ha cercato di ignorare fino a questo momento. Alcuni trovano il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, altri continuano a rifugiarsi nella negazione. Mentre il peso del passato inizia, finalmente, a spiegare molte delle domande che la serie aveva disseminato fin dai primi episodi.

In mezzo a questa rete di segreti, confessioni e nuovi tasselli che ridefiniscono l’intera vicenda, è curioso notare come il vero centro emotivo della puntata finisca per essere ancora una volta Carter.

Mentre gli adulti continuano a combattere guerre fatte di potere, denaro e controllo del ranch, il ragazzo affronta un conflitto molto più semplice solo in apparenza: quello di trovare il proprio posto nel mondo e capire che crescere significa inevitabilmente fare i conti con il fallimento. Ed è forse proprio questo il merito più grande di Dutton Ranch. Riuscire a raccontare una storia di cowboy e grandi ranch senza dimenticare che, prima ancora della politica e degli interessi economici, sono sempre le persone e le loro fragilità a rendere davvero coinvolgente il racconto. Prima di tutto, c’è una scelta narrativa che colpisce immediatamente.


L’episodio riprende esattamente dall’emergenza medica di Beulah Jackson, chiudendo il cliffhanger con cui si era conclusa la scorsa settimana. Dopo aver costruito una tensione così forte attorno al suo improvviso collasso, era facile immaginare che gli sceneggiatori si stessero preparando a una morte destinata a scuotere l’intera serie.

Invece decidono di sorprendere lo spettatore nel modo meno spettacolare possibile: Beulah sopravvive.

Dutton Ranch
Credits: Paramount+

Ed è una decisione che, col senno di poi, si rivela molto più interessante della sua eventuale uscita di scena. Perché permette al personaggio di pronunciare parole che probabilmente non avrebbe mai trovato il coraggio di dire in altre circostanze. Quando chiede di vedere Rob-Will e Joaquin, Beulah ammette apertamente che Rob-Will non è abbastanza forte per cavarsela da solo. È una confessione durissima, soprattutto perché arriva dalla persona che più di tutte ha sempre cercato di proteggerlo. Il ranch, ai suoi occhi, non rappresenta semplicemente un patrimonio da tramandare o una questione di prestigio familiare.

È la struttura che tiene in piedi suo figlio, lo scudo dietro cui può continuare a nascondere le proprie debolezze. In poche battute, Dutton Ranch restituisce tutta la complessità di Beulah. Una donna che continua a compiere scelte discutibili, ma che lo fa sempre partendo dall’istinto più primordiale di una madre, quello di proteggere un figlio anche quando sa perfettamente che non lo merita o che quella protezione finirà per danneggiarlo ancora di più.


Questo episodio è dedica la maggior parte del tempo a Carter, che ormai è diventato il personaggio attraverso cui raccontare il tema della crescita.

Dopo la sbronza della sera precedente, trova finalmente il coraggio di confessare a Beth di aver lasciato la scuola perché vuole soltanto diventare un cowboy. È una dichiarazione che, in fondo, parla meno del lavoro e molto di più della sua ricerca di appartenenza. Carter non sogna semplicemente di andare a cavallo o lavorare con il bestiame. Vuole sentirsi parte di una famiglia, trovare un’identità che gli permetta di lasciarsi alle spalle tutto ciò che ha vissuto. La risposta di Beth è perfettamente coerente con il personaggio. Non cerca di convincerlo con una predica né di imporgli una scelta diversa. Decide invece di lasciarlo imparare direttamente dalla realtà, mandandolo al 10-Petal Ranch per capire cosa significhi davvero fare quel mestiere. È una lezione che Beth conosce bene: certe cose non si spiegano, si vivono.

La realtà, però, è molto meno romantica di quanto Carter immaginasse.

Basta una recinzione lasciata aperta perché tutto precipiti. È un errore banale, ma in un ranch può avere conseguenze enormi. Carter non riesce a reggere la pressione, e l’umiliazione prende rapidamente il sopravvento. Il ragazzo reagisce come farebbe chiunque abbia già accumulato troppi fallimenti nella propria vita: invece di affrontare il problema, scappa. È probabilmente qui che si trova il momento più bello dell’intero episodio. Rip raggiunge Carter e tenta qualcosa che raramente gli abbiamo visto fare. Non gli impartisce ordini, non lo rimprovera e non prova nemmeno a imporsi con l’autorità. Per la prima volta sceglie la vulnerabilità. Gli racconta del proprio passato, della solitudine, degli errori commessi e di cosa significhi crescere senza avere dei genitori su cui poter contare. Eppure Carter non riesce ancora ad ascoltarlo.


È troppo ferito, troppo orgoglioso e troppo convinto che nessuno possa davvero capire quello che prova. La sua fuga non è un rifiuto di Rip, ma il comportamento di un ragazzo che non ha ancora imparato a distinguere una critica da un rifiuto. È proprio questa fragilità a renderlo, episodio dopo episodio, uno dei personaggi meglio scritti della serie. In un universo popolato da uomini e donne che misurano continuamente la propria forza, Carter ricorda che crescere significa soprattutto imparare a convivere con i propri errori.

Parallelamente, la trama principale compie finalmente un passo decisivo. Beth e Rip scoprono infatti il segreto che il 10-Petal Ranch custodisce da anni: una rete di contrabbando illegale di bestiame attraverso il Messico, resa possibile da documenti falsificati e da un sistema costruito per aggirare i controlli alle frontiere. Non si tratta di un’attività marginale o di qualche compromesso occasionale. È il meccanismo che ha permesso ai Jackson di sopravvivere economicamente per anni e che, inevitabilmente, cambia la percezione dell’intera famiglia.

Questa rivelazione ha anche il merito di dare finalmente un nuovo significato alla morte di Wes Ayers.

Wes si era avvicinato troppo alla verità. Aveva scoperto qualcosa che non avrebbe dovuto sapere e, soprattutto, rappresentava una minaccia concreta per Rob-Will e per tutto il sistema costruito attorno al ranch. Non è soltanto un colpo di scena: è un tassello che ricompone il puzzle e dimostra come la serie abbia seminato indizi fin dall’inizio senza mai rivelare davvero il quadro completo.


Con questo ottavo episodio, la serie conferma ancora una volta quale sia la sua vera forza. La lotta per il ranch continua a rappresentare il motore della storia, ma non è mai soltanto una questione di terra o di denaro. È un racconto sulle persone, sulle famiglie e sul peso delle responsabilità che ogni generazione lascia in eredità a quella successiva. Ed è forse proprio questo il motivo per cui Dutton Ranch continua a distinguersi all’interno dell’universo di Yellowstone: non perché provi continuamente ad alzare la posta con colpi di scena sempre più spettacolari, ma perché trova il coraggio di rallentare quando serve e lasciare che siano i suoi personaggi, con tutte le loro fragilità e contraddizioni, a portare davvero avanti la storia.