Vai al contenuto
Home » Dragon Ball » Lettera di Vegeta a Goku

Lettera di Vegeta a Goku

Caro Kakaroth
Dopo tanti anni è per me Vegeta, il principe dei Sayan, doveroso aprire il mio cuore a te e parlarti finalmente da amico.
La mia storia come ben sai appartiene a un passato lontano, ormai più vicino agli dei che a me. Una storia che per sempre ha cambiato la nostra vita.
E che vita che era, vero Kakaroth ? Avresti mai potuto immaginare, nella tua tranquilla quotidianità, di poter un giorno incontrare, il più temibile dei nemici?
Oh no, mio vecchio amico, non parlo delle nostre rivalità bensì della verità. Questa terrificante parola che ti afferra per la gola e ti rende inerme.
La verità non ha spezzato solo la tua di vita, ma anche la mia, rendendoci il Goku e il Vegeta che siamo oggi.


Ma quali persone eravamo?
Io avevo dei doveri, delle responsabilità. Ero figlio di un re, un principe di una razza nobile.
In questo mondo crudele e spietato, nascere con un tale lignaggio non è un privilegio ma una dannazione.
Una punizione che in silenzio sono stato obbligato a pagare. E l’ho pagata eccome mio caro amico.
Il nostro pianeta è stato il primo a scomparire dinnanzi ai miei occhi. Occhi sconvolti, incapaci di poter reagire. Incapaci come ero io, da semplice bambino, di poter trovare una soluzione.
In quel preciso momento mi sono aggrappato all’unica energia in grado di poter contenere la mia disperazione e la mia frustrazione. L’odio.


Mio caro Kakaroth mentre in te cresceva l’amore a me ribolliva nelle vene la rabbia ed essa mi teneva in vita.
Entrambi questi sentimenti anche se attraverso tortuose strade differenti ci han portato allo stesso epilogo.
La possibilità di esser persone migliori e poter sopravvivere a questo spietato mondo.

Eppure volgendo indietro il mio sguardo non posso che provare rammarico e dispiacere. Provo un terribile risentimento per ciò che ho fatto, e spero tu possa perdonarmi e comprendere.
All’epoca non ero in grado di capire, chi si celasse realmente nella spietata figura di Freezer. Per me lui rappresentava un riscatto. L’illusione di poter ridare dignità alla nostra razza e al nostro onore. Per questo ho ucciso e sterminato migliaia di vite nell’universo.
Ti prego di credere che non c’era cattiveria nel mio cuore, ma solo un incolmabile vuoto.
E tu, Kakaroth, sei stato un ulteriore fonte di odio.

Come potevi difendere il popolo che dovevi distruggere? Come potevi TU, un infimo Sayan di basso livello, non rendere onore alla tua razza?
Eri stato plagiato dai sentimenti dei terresti e ciò ti aveva reso diverso, perciò dovevi essere (ai miei occhi) distrutto.
Sono cosciente del fatto che tu mi abbia odiato ma almeno hai finalmente compreso chi tu realmente fossi e come realmente morì tuo nonno.
Immerso nella tua ingenuità, non potevi neppure sapere che incredibile cimelio il tuo caro vecchio ti aveva lasciato alla sua morte.
Pensavi fosse una semplice sfera, vero?


Oh a quante disgrazie e nefasti destini han portato quelle sfere. Un drago che dovrebbe donare gioia e ristabilire la pace.
Ma nei nostri cuori ben sappiamo come il poter esaudire i desideri sia una creazione del demonio.
É vero più volte i nostri cari e noi stessi siam tornati in vita. Eppure quante disgrazie il mondo si sarebbe risparmiato senza la bramosia e il cieco e incontrollato desiderio di potere.
Proprio ciò che ha reso schiavo me Kakaroth, e di cui non sono riuscito a liberarmi per anni. Non riuscivo a spezzare quelle catene intorno alla mia anima.


Eppure ho combattuto, credimi, per poter finalmente redimermi ed essere come te.
Perchè sai Kakaroth, in fondo ti invidiavo, invidiavo la tua capacità di amare, di desiderare una vita semplice, con il solo scopo di proteggere le persone a te care. Erano loro che a te donavano forza.
Io non avevo persone care, mio vecchio amico. Le più importanti mi sono state strappate nell’infanzia.


Una vita forgiata dall’odio e dal dolore, puoi tu capire cosa io abbia passato?
Suppongo di sì, in fondo mi hai sempre accettato.
É chiaro che nonostante tutto  continuavi a vedere del buono in me mentre io, Vegeta, ero flagellato dai miei demoni.
Per anni ti ho odiato e invidiato allo stesso tempo.
Non solo la tua vita era meravigliosa, ma tu, un semplice Sayan di basso rango riuscivi sempre a stare un passo avanti a me.
Ti ricordi quando sei divenuto Super Sayan Kakaroth? Avrei voluto annientarti. Tu eri diventato ciò di cui si narrava nelle leggende.

TU. Un Sayan che ha rinnegato le sue origini, addestrato da un povero vecchio arrapato e disperso in un isola in mezzo al mare.
Tuttavia proprio tu eri riuscito dove nessuno prima di noi era riuscito. Tu eri il leggendario Super Sayan, e io, ero sempre dietro di te, sempre un’ombra alla luce della tua gloria e la tua forza.
Più volte ho cercato di dimostrare il mio valore. Dimostrare al mondo che Vegeta, il principe dei Sayan, non era inferiore a te.

Eppure solo ora ho compreso che ho cercato di dimostrarlo solo a me stesso.
Ho sacrificato la vita di mio figlio, oltre che la tua, solo per alimentare il mio ego e non uccidere Cell, quando avrei potuto.
Ti ricordi di Cell, Kakaroth? Come potresti mai dimenticarlo, il futuro venne a farci visita lasciando dentro di noi tracce indelebili.

Un futuro terribile, alimentato da me e la mia sete di potere.
Come se non bastasse, quando ormai pensavo di essermi liberato dalle mie catene, sono caduto nella trappola di Badiby.
Immagino che per te in quel momento possa esser sembrato inconcepibile. Persino dopo tutto quel tempo e le minacce affrontate insieme io mettevo in pericolo la Terra e coloro che credevano in me.
Tuttavia una parte di me rivoleva indietro l’orgoglio Sayan e la malvagità che per anni mi hanno accompagnato nella mia dannata vita. Una malvagità divenuta ormai una seconda pelle per me, con la quale mi sentivo identificato. Ai miei occhi e a quelli del mondo.

É stato il mio ultimo errore Kakaroth, e l’ho pagato di nuovo caro. Il conto è stato la mia morte.
Eppure in quel momento ho trovato la determinazione di poter finalmente abbandonare quella parte marcia di me che da troppo tempo mi piegava al suo volere. Per questo ho cominciato ad aprire il mio cuore a te e non pretesi di essere salvato. Io facevo parte dei malvagi, e come tale non meritavo di tornare in vita. Solamente chi aveva un animo puro doveva arrogarsi questo diritto. Questa fu la mia richiesta.
Ti ricordi Kakaroth? Io ricordo molto bene quel momento. Forse fui l’unico a rimanerne stupito eppure Polunga mi riportò in vita.
Lui, il drago delle sette sfere, era riuscito a vedere il vero me scrutandomi nell’anima. Proprio come eri sempre riuscito a fare tu. Avrei dovuto capirlo molto tempo prima invece che dimostrare al mondo il contrario per pura rabbia e intolleranza.

Eppure oggi, all’alba del 28esimo torneo Tenkaichi, dopo dieci anni, io ti dico grazie.
Ti ringrazio per aver sempre creduto in me.
Ti ringrazio per tutti quei momenti in cui avresti potuto lasciarmi solo e non l’hai fatto.
Infine ti ringrazio per essere stato il fratello di cui necessitavo. L’unico, quello vero.
Ma in particolare ti ringrazio per avermi dato la possibilità di essere migliore e poter vivere una vita dignitosa
abbandonando la chimera dell’odio.

Oggi dopo dieci anni, ti scrivo questa lettera, non solo per ringraziarti ma anche per dirti che ho finalmente perdonato e compreso me stesso.
Oggi sono finalmente riuscito a vedere ciò che tu vedesti in me fin da subito. Ed è per questo che ho sentito il bisogno di scrivere e dirti con il cuore in mano cosa realmente tu significhi per me. Spero tu possa leggere bene e conservare questa missiva poichè in fondo mi conosci, non ripeterò tali parole a voce, ne sono troppo orgoglioso.

Grazie mio caro e vecchio amico, è giunto il momento di lasciarci il passato alle spalle
Alla luce di questo tu ormai non sei più Kakaroth bensì ciò che sei sempre stato.
Grazie Son Goku, tuo nonno sarebbe fiero di te.

Leggi anche: Lettera di Jon Snow a Ned Stark