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Se la Regina Elisabetta II recensisse Dexter

Dexter

Sono le 21.10 a Buckingham Palace, la Regina è appena rientrata nelle sue stanze dopo aver cenato con tutta la famiglia reale. È stanca, ma non troppo. Vorrebbe rilassarsi come fa ogni domenica cercando buchi di trama e inesattezze storiche in Downton Abbey. Ma inaspettatamente quest’oggi i suoi piani subiscono una svolta, stasera interviene un certo Dexter Morgan.

Il mio caro Filippo questa sera mi ha gentilmente lasciato questa moderna scatola tutta per me. Ai miei tempi, quando ero più giovane, queste cose non esistevano, ai miei tempi si resisteva alla guerra, si difendeva il trono a costo della vita. Adesso mi tocca scegliere le fidanzate ai nipoti. Ma non importa, finché c’è Maggie Smith c’è speranza. E io questa sera sono prontissima per un nuovo episodio di Downton Abbey.

“Maestà, voglia perdonarmi.”

“Cosa c’è? Se si tratta del piccolo George è inutile, gli ripeta che non può avere l’India, non è più nostra! Mai che chieda un pony, sempre cose impossibili quel bambino.”

“No, Maestà mi scusi, è solo che le repliche di Downton Abbey sono finite da un po’, oggi mandano in onda Dexter.”

dexter


“Ohibò! Cos’è questa nuova corbelleria? È perlomeno d’inglese dominio?”

No Maestà, è una Serie Tv americana.”

“Sento di svenire. Ma non posso lasciare il posto a Filippo, finirebbe come l’ultima volta quando pianse tutte le sue lacrime guardando i live dei Beatles su Youtube. E va bene, la vedrò.  Non può essere peggio di Grey’s Anatomy.

41 minuti e 30 secondi dopo

“Maestà, si sente bene? Perché si è cambiata d’abito?.”

dexter

“Ho affrontato con indomito coraggio la Seconda Guerra Mondiale, crede che io non possa resistere a questo?! E naturalmente ho ferree regole per il vestiario.”

“Mi scusi Maestà ha ragione. Cosa ne pensa della serie? Di Dexter intendo.”

“Ebbene, mi dia tempo per cercare le parole più consone. Sono esterrefatta, allibita, scioccata, confusa, frastornata, rassegnata, faccio persino fatica a ricordare di quale nazione sono la Regina. Abbiamo quest’uomo, un uomo di classe media dotato di famiglia, una famiglia che non è neanche sua. Dexter, che il Signore mi perdoni, è un serial killer, uno di quei delinquenti che mette fine alle vite degli altri con così poca moralità. Ma non è tanto lui, quanto la fidanzata Rita, lei proprio non entra nelle mie grazie, ho anche la netta impressione che farà una fine non bellissima ecco. Ma d’altronde come si fa a non capire cosa succede nella vita del proprio compagno, così si suol dire oggi vero? Quando non si vuole scialacquar denaro per uno sposalizio e si decide di vivere assieme senza comunione dei beni. Se si sposeranno a lei toccherà pure dividere i beni con un assassino, che volgarità. Ciò detto, la trama ha dell’incredibile. È considerato legale portare ogni giorno delle ciambelle sul luogo di lavoro? È un grande spreco di denaro pubblico, per non parlare della sanità. Un costo enorme che si andrà ad affrontare quando tutti quei poveri mortali chiederanno l’intervento di un dentista. Tutto a causa di quelle che i colonizzati americani chiamano dona.”

“Donuts, Sua Maestà.”

“Dona, don, danut… va beh è uguale, le calorie non cambiano. E poi c’è troppa luce d’arancio vestita, un po’ più di pioggia meriterebbe la scena.”

“Maestà, ma siamo a Miami, non possono essere capaci di tanto.”

“Ricorda le loro ultime elezioni? Gli americani sono capaci di tutto. Ricapitolando, questo Dexter segue alla lettera il codice di suo padre Harry, anch’esso di classe media. Così può compiere indisturbato tutti i suoi atti impuri, come per esempio fare e farsi giustizia. In effetti non male come obiettivo di vita, riparare alla giustizia corrotta.
Orsù, non mi guardi in quel modo, mi sto burlando di lei. Ma sa qual è il personaggio che più mi diletta? Certamente Debra. Mi ricorda un po’ me, quando ero più giovane. Temeraria, determinata, talentuosa, e il suo linguaggio tutt’altro che forbito mi solletica un riso spassionato. Immaginifica.”

“Maestà se mi permette, qual è quindi il suo giudizio complessivo su Dexter?”

“Vorrei poterle dare una risposta, ma ho bisogno di almeno un altro episodio per poter essere sicura.”

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Written by Alana Santostefano

Si fa fatica a vivere la realtà quando si è capaci di sognare, si è così tanto legati all'astratto che si pensa di dover costruire cose assurde nel presente dell'esistenza unicamente per convincersi di essere vivi.
Sono una sognatrice, una di quelle che si guarda attorno e immagina un'altra vita, una di quelle che non vede l'ora di andare in un posto chiamato 'se stessi' per poter guardare lontano e immaginarsi coperti di nuvole a volare sul tempo.

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