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I 5 finali di Breaking Bad a confronto

2. – “Se ti dicessi di cosa si tratta, resteresti?”
– “Qualunque cosa sia, ho paura di scoprirla.”
breaking bad 2

Il padre di Jane è distrutto dalla morte di sua figlia, e la sua sotto-trama diventa l’innesto che spiega un flusso karmico ironico.
Torna al suo lavoro con un’apparente calma e fermezza necessari alla situazione, ma che lasciano presagire una puntuale mancanza di lucidità.
Alle sequenze dell’uomo alle prese con le segnalazioni radar via radio del traffico aereo, si alternano quelle del ritorno a casa di Walter dopo il ricovero in ospedale.
Walt entra in camera da letto, sorpreso di vedere sua moglie preparare i bagagli. Skyler gli dirà di aver scoperto, grazie ad un suo momento di debolezza sotto l’effetto della morfina, che possiede due cellulari. Ogni macchia di indelebile menzogna comincia inaspettatamente a sciogliersi dinanzi al diluente rivelatore di Skyler, che smonta le sue scuse come mattoncini ad incastro, una dopo l’altra.
Walter, con le spalle al muro, propone di rivelare tutta la verità a patto che lei non vada via, e la risposta di Skyler è fredda e solida ma così rigida da essere debole alla flessione, frantumabile dall’insicurezza.
Come una profezia che si auto-adempie, la premessa si tramuta in temibile avvenirismo per qualcosa di avvertito da sempre e solo recentemente risvegliato, per Walter.
Le immagini si spostano alle vicende del padre di Jane, ed il simbolismo prende il sopravvento in un quadro tragico che segue le logiche di una giustizia divina come precursore degli eventi a venire: le immagini diventano scialbe, i suoni distorti e confusi, con gli stessi sintomi a cui abbiamo imparato ad attribuire i momenti di black-out repentini di Walter in molte circostanze.
Gli stessi segnali che accompagnano una simbolica distrazione la quale preannuncia la “retroattività del male“, mostrando un divino saggio delle conseguenze che ricadono sul presente, e che preannuncia l’arrivo di una “nemesi dal volto parzialmente bruciato e privo di un occhio“.

L’orologio ha cominciato il suo secondo giro, e la sua dettagliata ed inesorabile somiglianza col primo preoccupa la coscienza ed aggrava il peso delle scelte prese e la paura di dovervici ritornare al giro successivo, per chi sa di non avere altra scelta se non quella di assecondare se stessi e proseguire sulla via dell’egocentrico egoismo tipico dell’autocompiacimento.
Voto: 6+

Scritto da Vincenzo Bellopede

Vincenzo, studente di psicologia.
Cresciuto a pane e Sartre, accompagnando con sbornie da prelibato nettare di Lynch.
Come disse il primo, gli oggetti sono cose che non dovrebbero commuovere in quanto non vive. Eppure lo fanno.
Se anche le parole riescono in questo, l'obiettivo di chi scrive è stato orgogliosamente raggiunto.

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