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Joe Goldberg: il male genera il male

You

Dopo il lancio nel 2018, You è diventata subito una serie di grandissimo successo grazie a una ricetta composta da pochi, semplici ingredienti di cui vi abbiamo parlato in un articolo dedicato. La serie con protagonista il Ragazzo Solitario di Gossip Girl, interpretato da un magistrale Penn Badgley che si è calato alla perfezione nei panni di Joe Goldberg, ha spopolato tra i fan del piccolo schermo, complice sicuramente la prospettiva interessante offerta dallo show.

You s’ispira all’omonimo romanzo scritto da Caroline Kepnes e segue le vicende del giovane libraio Joe che, dietro un’apparenza da ragazzo della porta accanto, premuroso e intelligente, nasconde il comportamento maniacale e ossessivo di uno stalker. Joe s’innamora con una facilità sorprendente e, con la stessa semplicità, si attacca morbosamente all’oggetto del suo amore, autoconvincendosi che qualsiasi suo gesto sia giustificato dai sentimenti. L’ho fatto per te è una frase ricorrente nel flusso di coscienza del personaggio, che non ha la benché minima percezione della gravità degli atti da lui compiuti.

La cosa più interessante di tutta la serie, probabilmente, è proprio la prospettiva che propone.

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Tutto è narrato dal punto di vista di Joe, dello stalker, che pedina le sue vittime, le spia dalla strada, scopre i loro orari e le loro abitudini per fingere incontri casuali, ma tutto, nella sua mente, è perfettamente giustificato. Così tanto giustificato da portare a un tragico se non posso averti io, non lo farà nessun’altro, perché solo io posso amarti come si deve.

Ma come nasce uno stalker? You intervalla una linea temporale principale con alcuni flashback dell’infanzia e della giovinezza di Joe. Scopriamo quindi che è nato in una famiglia disfunzionale, con un padre violento e una madre incline a lasciare il figlio da solo per incontrarsi in segreto con altri uomini. Dei tradimenti che finivano per pesare sulle spalle del piccolo Joe, implicitamente complice di quei misfatti, che ne pagava le conseguenze sulla propria pelle quando il padre gli spegneva le sigarette addosso per scoprire gli scheletri nell’armadio della moglie.

La situazione familiare di Joe precipita quando il bambino, per difendere la mamma, uccide il padre con un colpo di pistola. Una volta liberata dal mostro che non si nasconde sotto al letto, la vita del protagonista da piccolo si scontra con un nuovo, insormontabile ostacolo: l’abbandono della madre. La donna, infatti, lo affida ai servizi sociali, convinta che starebbe meglio con un’altra famiglia anziché con lei. Ad accogliere Joe nella sua adolescenza è il signor Mooney, una ex guardia sovietica che possiede un negozio di libri. Anche l’educazione del libraio, però, riserva a Joe delle brutte sorprese. Infatti l’uomo lo sottopone regolarmente a maltrattamenti e violenze psicologiche.

You, quindi, non ci mostra solamente lo stalker, ma anche la genealogia dello stalker.

Vari studiosi di psicologia hanno detto la loro sulla patologia che affligge il protagonista del thriller di Netflix, dato che la serie non ha mai dato una diagnosi precisa. Alcuni hanno parlato di disturbo narcisistico della personalità, che porta chi ne è affetto a non provare empatia e quindi ad agire in modo amorale. La seconda stagione, però, sembrerebbe aver portato gli studiosi a convenire che Joe soffra di un disturbo dell’attaccamento.

L’abbandono della madre e gli abusi subiti sia dal padre biologico che da quello adottivo hanno segnato moltissimo Joe, causandogli dei traumi che gli hanno presentato il conto anni dopo. In particolare l’abbandono della madre è il trauma che guida il comportamento che Joe ha con le donne: l’attaccamento morboso e l’atteggiamento ossessivo hanno probabilmente origine dal filo brutalmente spezzato che lo legava a una figura che era il suo punto di riferimento.

Joe è quindi la vittima che poi diventa carnefice.

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Un processo assai comune nei soggetti che subiscono dei traumi. Per averne degli esempi eclatanti, basta andare a scavare nel passato dei più famosi serial killer della storia. Ted Bundy ha trascorso i primi anni di vita credendo che sua madre fosse sua sorella ed è stato educato dal pugno di ferro del nonno materno, più volte violento nei confronti dei membri femminili della famiglia. Charles Manson ha seguito la giovanissima madre nelle sue sregolatezze prima di finire in un istituto per l’infanzia. Edmund Kemper è cresciuto con i maltrattamenti della madre e l’abbandono del padre, che dopo essersi rifatto una vita non ne ha più voluto sapere nulla di lui.

Ovviamente si tratta di un argomento complesso e delicato che potrebbe essere illustrato nel dettaglio solamente da specialisti del settore, ma ciò che è indubbio è che il male genera il male. I traumi ci segnano nel profondo, a volte in modo impercettibile, si annidano dentro di noi e ci plasmano, riflettendosi sulla nostra vita quotidiana.

Joe Goldberg è stato un bambino maltrattato e amato nel modo sbagliato dalla sua figura di riferimento e l’abbandono che ha dovuto affrontare lo porta probabilmente a cercare nelle altre donne l’affetto materno, attaccandosi morbosamente a loro per non essere abbandonato come aveva fatto sua madre.

Entrare nella testa dello stalker resta comunque qualcosa di inquietante e spaventoso, soprattutto quando il maniaco è un ragazzo all’apparenza normalissimo come Joe. Complice l’interpretazione di Badgley, che ha vestito splendidamente i panni del personaggio, You ci fa un po’ temere che chiunque intorno a noi possa essere come Joe.

Ma la prospettiva, per quanto possa turbare, rimane una delle cose più interessanti della serie, insieme alla possibilità di comprendere quali conseguenze possono avere i traumi (una possibilità che ci hanno dato anche altre serie tv che hanno come protagonisti degli psicopatici). Joe Goldberg è il cattivo di questa storia, ma l’oscurità che si cela nel suo sguardo è figlia di un’oscurità più grande che si è abbattuta su di lui prima che potesse sfuggirle. Era letteralmente un bambino indifeso disperso per il bosco e il lupo si è scagliato contro di lui proprio nel momento in cui non aveva alcuna via di fuga.

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Written by Elisa Frassinelli

Vivo in bilico tra libri, università e serie tv. Nel tempo libero cerco di avere una vita sociale e non diventare schiava del mio gatto (fallendo, ovviamente). Un altro dei miei passatempi preferiti è cercare di non implodere quando ho appena finito una stagione ma ho solo me stessa con cui parlarne.

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