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La Classifica di tutte le Serie Tv di Mike Flanagan, dalla peggiore alla migliore

The Haunting of

2) Midnight Mass la dice lunga su fanatismo e dintorni del Cristianesimo

Mike Flanagan (640x360)
Padre Paul e i suoi fedeli in chiesa

Siamo quasi agli sgoccioli di questa classifica e il rischio di un ex equo per il primo posto poteva essere alto. Parliamo qui dell’unico prodotto seriale di Mike Flanagan originale nel senso letterale del termine. In quanto, a parte qualche vacuo riferimento al maestro King da lui sempre idolatrato, risulta essere frutto della sola creatività del regista. Parliamo di una storia ispirata, come lui stesso afferma, dall’educazione cattolica ricevuta in gioventù e dal suo conseguente ateismo. Così come ahimè, dalla sua probabile lotta con la sobrietà.

L’arena questa volta non è un luogo circoscritto come le mura di una casa, di una villa o un’istituto per malati terminali, ma un’isoletta abitata da poche anime. Tuttavia è proprio Crockett Island a risultare per certi versi più asfissiante di tutte le location appena elencate. Quando al piccolo centro costruito sulla base di pettegolezzi, etichette, ipocrisie e invidie, si unisce pure il fanatismo religioso, il disastro è annunciato.


Ecco che Padre Paul diventa così il dio in terra dei fedeli abitanti dell’isola

Incuranti di quali fossero le sue vere origini e dello strano baule che ha portato con sé dal suo primo giorno sull’isola. È stato infatti molto scaltro il sacerdote a sfruttare la preoccupazione per la carestia di pesca pre potersi così insinuare in maniera subdola e malsana nelle vite delle persone. Spacciando miracoli e discorsi di speranza e amore, si è così comprato la fiducia di persone umili e per lo più ignoranti. Ma qual è il prezzo da pagare alla fine dei conti? Saranno gli outsiders del posto, come Riley Flynn ed Erin Greene, interpretata dalla brillante moglie di Mike Flanagan, a vederci più lungo degli altri. Empatici e complessi come soltanto chi si è spostato dall’isola per poi tornarci controvoglia può davvero essere.

Sarà quindi in questa plumbea e assopita cittadina, che la fotografia applicata magistralmente emerge con prorompenza. Più dei contorti discorsi di Padre Paul e del montaggio che risulta pressappoco lineare. Michael Fimognari torna infatti a collaborare con Mike Flanagan pronto a spargere lo schermo di colori freddi e claustrofobici. Alternando tuttavia mare e sole luminosi, per smorzare i toni quando risulta necessario.

Questo esalta l’ormai riconoscibile modus operandi di Mike Flanagan

Il quale tende a riconfigurare l’involucro horror in modo da poter parlare anche e soprattutto di altro. In questo caso l’obiettivo e vivisezionare le diverse componenti della tradizione cristiana. Questa di fatto è costruita in parte su amore, perdono e speranza e per tutto il resto su tradimenti, falsità, nefandezze e perché no, vampirismo! La fede viene descritta come frutto per lo più di una costruzione culturale tramandata per generazioni in ogni parte del mondo. Divenendo dunque universalmente ambigua e non priva di situazioni irrisolte.

Pertanto anche in questo caso si lascia più spazio a tensione crescente e suspense, piuttosto che al brivido gelido o allo spavento improvviso e disarmante. Sono troppo scottanti le tematiche trattate e appesantirle ulteriormente con tutte le caratteristiche proprie del genere, sarebbe stato un tentativo malsano per la naturale fruizione della vicenda. Una costante resta però il finale un po’ amaro e volutamente incompiuto, che tutto fa pensare però tranne che ad un filo sospeso. Restiamo infatti soddisfatti delle verità finalmente svelate e dei plot twist incontrati. Ma è però la nostra mente probabilmente a venire stuzzicata dall’inconscio desiderio di scoprire un ipotetico prosieguo. Resta comunque chiaro che essendo una miniserie è così che doveva concludersi. Ed essendo una storia tutta d’un pezzo e poco aleatoria come le altre, non è possibile neanche prevedere una seconda stagione con lo stesso fil rouge ma strutturata su dinamiche differenti.

Possiamo infine asserire che la formula magica di Mike Flanagan qui pullula da tutti i pori

Così come il suo acume autoriale, le sue conoscenze religiose e filosofiche e le sue più affezionate fonti di ispirazione. Passando dall’analisi della Bibbia a Nietzsche in poco tempo e maneggiando sempre con cura i delicati argomenti trattati. Dietro un grande filmmaker, qualsiasi siano i prodotti che si impegna a confezionare, sono infatti sempre necessari studio, tecnica e cultura settoriale. Ciò nonostante l’importante è che a tenere le redini sia sempre la passione. Il talento da solo è già tutto. Ma se affinato con la giusta dose di disciplina e teoria, diventa una vera e propria arma bianca volta a falciare ogni possibile concorrenza e prevaricazione da parte di chi, non possiede gli strumenti giusti per fare vera arte. Perché di questo si tratta.

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