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Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette

«Mamma, papà, Steven, Shirley, Theo, tu, io. Devono essere sette».

Senza decidere come ma sapendo soltanto il perché.
Senza sapere quando servirà ma decidendo soltanto che prima o poi sarà indispensabile.
Così si processa la banale efficacia di un bambino che disegna idee per venire a capo di una situazione per lui complessa.
Banale nella sua associazione, ma non per questo priva di fantasia.
C’è tanta fantasia nell’esecuzione, nell’intervento del piccolo Luke che immagina se stesso temerario eroe in soccorso della sua metà biologica.
È la fantasia la lingua madre dell’innocenza infantile. Il lento passaggio dall’immagine ordinaria a quella straordinaria.
Così le minute gambe saltano quell’alto promontorio che è la sponda del suo letto; ad afferrare il magico scrigno non esitano un secondo le sue coraggiose e delicate dita d’opale, dello stesso colore di quei lucidi bottoni che stenderà a piramide sul letto per Nell, poggiato sulle impavide ginocchia che non temono dolore. Quasi come un uomo che si promette alla sua donna.

hill house bottoni
Il piccolo Luke fa una promessa, esprime la forza e la sicurezza di chi non teme il pericolo perché non lo conosce. Senza sapere come, ma soltanto il perché.
Il perché lo conosce Nell, depotenziata dalla consapevolezza, fragile e gentile perché è così che ti rende la paura. Eppure i due gemelli, tanto vicini quanto eternamente intangibili, saranno il capovolgimento emotivo l’uno dell’altro, l’evoluzione/involuzione che è conseguenza di un percorso propedeutico.
L’inquieta insicurezza di Nell si trasformerà in accettazione (come spiegato in questo articolo sull’elaborazione del lutto in Hill House), e l’ingenua tranquillità di Luke diventerà dipendenza.
La fiducia sarà la loro staffetta, e nel momento in cui la piccola Nell avrà bisogno di sapere che c’è chi le crede («Mummy and daddy don’t believe me»), Luke le insegnerà a contare fino a 7; quando Luke avrà smarrito la via («You believe me, right? I always, always believed you»), Nell gli insegnerà ad accompagnare il conto con passi coraggiosi, anche a piedi nudi, sul ciglio di una strada.

Hill House fantasma
Non si toccheranno mai, saranno l’uno il desiderio eternamente assente dell’altro, la distanza che diventa promessa.
Saranno intangibili quando Nell sparirà, protagonista invisibile al centro dell’atrio della Hill House.
Saranno intangibili quando Luke si confonderà nell’anonimato della riabilitazione, grazie a sua sorella. Grazie, ancora una volta, a una promessa.
Saranno intangibili nella zona limbica, quando Nell salverà Luke rigettandolo dalla “stanza del tè” («Go!» di Nell che si contrappone allo «Stay» di Olivia), quella camera lattiginosa che è simbolo dell’apprensione materna, espressione serena di un luogo nativo che si tramuta progressivamente in fredda e bianca asetticità.

hill house luke nell
Quella dei Crain è una costellazione di fratelli illuminata da piccoli gesti ricorrenti, dettagli emotivi e abitudini di famiglia. Dai due colpetti sull’orologio all’espressione «posso rimettere le cose a posto», pronunciata compulsivamente dal padre Hugh per rassicurare i suoi figli, «quando la luce della veranda lampeggerà due volte», e ancora la “twin thing“. Minuscoli elementi di raccordo tra la freddezza del paranormale e il calore della quotidianità che è astutamente in grado di offrire la rappresentazione della famiglia Crain.
In questo mare magnum di ricorrenze c’è un allarme muto, una voce sussurrante che recita innocenza prima di attecchire nelle menti dei due gemelli come fa la melodia di una filastrocca, come il cadenzato ritmo di una conta: la voce di Olivia.
Olivia da una parte, i due bambini dall’altra: sono queste le due forze eraclitee che generano il tutto dal nulla. Luke e Nell riescono nell’impresa di sublimare in amore la diseducazione a opera di una madre che non è in grado di amare.

L’ossessione di Olivia è un elemento esplicito e metafora portante dell’intera storia. Ma se sono evidenti gli effetti finali del suo disturbo, meno appariscenti sono i minuziosi dettagli che scandiscono l’evoluzione dei figli e in particolare, appunto, dei due gemelli.
L’attenzione di Olivia per ognuno dei suoi figli è individuale, valorizza l’irripetibilità di ogni profilo ed esalta le caratteristiche dei singoli seppur agendo anche qui, talvolta, in maniera inadeguata (come quando carica Theo di eccessiva responsabilità definendo il suo “dono della sensitività” un retaggio familiare). Questo vale per tutti, tranne che per i gemelli.
Olivia non salvaguarda l’individualità, ignora le necessità psicologiche nell’educazione di una coppia di gemelli e indirettamente foraggia un’evoluzione deviante che è quella dell’interdipendenza. Hill House valorizza questo aspetto con deliziosa cura, con particolari quali il modo di rivolgersi di Olivia ai due bambini o il semplice “etichettarli” pubblicamente, con espressioni come “dove sono i gemelli?/io mi occupo dei gemelli”.

Luke e Nell saranno “uniti” per sempre, partendo da un presupposto di legame patologico.
L’interdipendenza, il morboso attaccamento fraterno sarà inizialmente la debolezza l’uno dell’altra. Come la metafora delle paure e delle ossessioni è rappresentata da fantasmi, così l’interdipendenza diventa quella sorta di sinestesia, di condivisione del dolore fisico e delle sensazioni.

hill house luke
Eppure, Luke e Nell si sono curati con la distanza, con l’eterna assenza, la suddetta promessa a beneficio del desiderio.
Assenti o distanti lo sono sempre stati, anche stando nella stessa stanza.
Anche quando Nell era nell’atrio della Hill House, e nessuno poteva vederla.
Anche quando Luke era lì, smorto sul pavimento della stanza rossa e sua sorella era soltanto un’evanescente figura salvifica.
Luke e Nell stanno attenti a sparire quando serve, imparano a stare insieme come fanno con ciò che combattono: imparano a convivere con un fantasma.
Con cautela, perché l’interdipendenza è avida, brama amore e talvolta lo ottiene, e allora è autocurante.

Hill House anniversario

Ad accompagnare la penna retta dalla mano di Steven, o per sottrarre l’ennesimo bicchiere di whiskey dalla mano di Theo, a incoraggiare i pennelli di Shirley, ma soprattutto a spegnere la candelina degli anni di sobrietà di Luke, ora Nell è sicura di poterci essere.
Come da bambini, come Luke prima di lei: senza sapere come, soltanto perché.
Senza sapere come, e forse stavolta senza sapere neanche il perché, resterà a volteggiare nella Hill House come in una danza nuziale.

Sono le logiche dell’assenza: non si è mai realmente andati.
Ci si divide in frammenti sparsi nella vita di chi si ama.
Quei frammenti, se contate bene, sono sette.

Mamma, papà, Steven, Shirley, Theo, Nell e Luke.
Devono essere sette.

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Written by Vincenzo Bellopede

Vincenzo, studente di psicologia.
Cresciuto a pane e Sartre, accompagnando con sbornie da prelibato nettare di Lynch.
Come disse il primo, gli oggetti sono cose che non dovrebbero commuovere in quanto non vive. Eppure lo fanno.
Se anche le parole riescono in questo, l'obiettivo di chi scrive è stato orgogliosamente raggiunto.

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