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Perché tutti si sono fissati con The Boys?

The Boys - Amazon Video

Con l’inizio della seconda stagione, tutti gli occhi sono puntati su The Boys: soprattuto per le recenti polemiche riguardanti le modalità di uscita degli episodi (a cui lo showrunner ha risposto così), questa serie ha monopolizzato l’attenzione di critici e spettatori (nel bene e nel male).

Nel mondo delle serie tv ciclicamente compaiono prodotti che attraggono moltissimo pubblico e che riempiono i discorsi di tutti gli appassionati: da Game of Thrones alla Casa di Carta, queste serie diventano sin da subito grandi catalizzatori di attenzione. Quando è uscita la prima stagione nel 2019, nonostante il suo iniziale successo, non si è mai arrivati a quel livello di ossessione che monopolizza tutti i discorsi. E allora perché, con questa seconda stagione, tutti si sono fissati con The Boys?

La risposta riguarda sia alcuni elementi circostanziali sia una grande e semplice verità su questa serie tv targata Amazon Prime Video.

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Sicuramente ha avuto un peso notevole la campagna pubblicitaria che ha accompagnato l’uscita della seconda stagione: da poster posizionati in punti strategici della città a brevi spot su tutti i social e perfino in televisione, Amazon ha puntato molto sulla promozione cercando di attirare nuovi spettatori.

Con l’inizio della seconda stagione, però, è nata una curiosa polemica che ha aiutato ancora di più il passaparola: l’idea di dover aspettare settimana dopo settimana l’uscita delle singole puntate ha indispettito moltissimi spettatori. L’abitudine di poter guardare tutta la serie in una sola seduta ha da sempre caratterizzato i prodotti originali di servizi streaming come Netflix e Amazon, ma questa decisione ha le sue motivazioni: lasciare il tempo tra un episodio e l’altro non solo aumenta l’hype, ma permette anche di digerire alcune delle scene e delle motivazioni più forti.

The Boys, infatti, si è distinta per il suo piglio satirico sul mondo dei supereroi. Dopo ben 20 anni di film, serie tv e altri prodotti audiovisivi derivati dai fumetti era difficile creare qualcosa di originale e innovativo su questo tema, ma l’impresa è riuscita benissimo. Nella prima stagione, in particolare, l’introduzione dei vari personaggi colpisce per i toni violenti e realistici: rappresentanti di un’enorme multinazionale dal nome Vought coinvolta in vari affari, i supereroi di questa serie sono ipocriti, capricciosi ed egocentrici (e neanche così tanto uniti tra di loro).

Così abituati nell’essere adorati dal pubblico e dai propri collaboratori, molti di loro acquisiscono un modo di fare pericoloso per la sicurezza e salvaguardia delle persone normali. È per un incidente – la morte della sua fidanzata per colpa del velocissimo A-Train – che il protagonista, Hughie, si ritrova a mettere in atto la sua vendetta personale associandosi con Billy Butcher e i suoi collaboratori. Se nella prima stagione questa trama tende a esaurirsi nell’arco di nove puntate, ora c’è una svolta, se possibile, ancora più cruda e attuale.

Google - The Boys

Mantenendo lo stesso tono fumettistico composto principalmente da violenza per stomaci forti, questa nuova stagione si concentra sui pericoli di una società sempre più facilmente manipolata dalla popolarità dei social media. Uno degli ultimi personaggi introdotti, Stormfront, rappresenta benissimo le storture più frustranti del periodo storico contemporaneo: capace di raccogliere milioni di consensi tramite i suoi discorsi pericolosamente razzisti e sovranisti, riesce a catalizzare l’attenzione della popolazione su determinati soggetti tramite l’utilizzo di troll, meme e fake news appositamente create per manipolare le opinioni del pubblico (un modus operandi simile a quello di molti esponenti politici internazionali).

People love what I have to say — they believe in it. They just don’t like the word ‘Nazi’

Le persone amano ciò che dico – ci credono. Solo non vogliono sentire la parola ‘Nazi’

La situazione è ulteriormente complicata dalle gesta di Homelander, il crudele Superman di The Boys: non solo ha stuprato la moglie di Butcher – lasciandola incinta e condannandola a una vita in gabbia con il figlio super – ma ha anche dato a varie celle terroristiche il Compound V ovvero la droga che permette a gente comune di acquisire poteri creando così i Supercattivi. Il motivo? Forzare la mano del governo per far entrare i Supereroi nell’esercito, una scelta tanto pericolosa quanto ormai indispensabile.

Con queste premesse è facile intuire perchè la serie ha attratto l’attenzione di così tante persone tutte assieme: il modo diretto e satirico con cui vengono trattati determinati temi permette non solo di costruire e comprendere da vicino le motivazioni e le caratteristiche principali di questi personaggi, ma offre anche l’occasione di riflettere sulle storture presenti nel nostro mondo e avere un commento, amaro quanto fedele, di ciò che già avviene dietro le quinte di determinati ambiti.

Il mondo distopico in cui una multinazionale può creare, gestire e controllare determinate personalità con fini puramente commerciali non è così distante dalla realtà: basti pensare a colossi come la Disney che, acquisendo interi franchise come Star Wars e la Marvel, ha creato un monopolio spaventoso quanto pervasivo dell’industria dell’intrattenimento. Risulta estremamente razionale immaginare che, se esistessero davvero i supereroi, questi si comporterebbero più come Homelander e The Deep che come Capitan America e Daredevil.

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La complessità delle storie e dei personaggi, però, non rovina minimamente il lato più leggero e d’intrattenimento che caratterizza The Boys: scene splatter e disgustose si susseguono nell’arco degli episodi ricordando con sorprendente fedeltà il mondo dei fumetti da cui la serie, ovviamente, trae ispirazione e origine.

L’obiettivo dello showrunner e creatore Eric Kripke – creatore di un’altra serie tv cult come Supernatural – è sempre stato quello di rovesciare il topos del supereroi mostrando una verità nascosta: in questa serie, come sarebbe probabilmente anche nel mondo reale, chi ha superabilità è il cattivo e ne abusa, mentre sono le persone normali (con l’aiuto di ingegno e tanta, tanta violenza) che cercano di cambiare e sconfiggere lo status quo. In un mondo che finge di essere più al sicuro, il vero pericolo sono i supereroi che dovrebbero difenderlo: anche chi ha i poteri può essere vittima dello stesso sistema.

Un esempio in questo senso è dato dal personaggio di Starlight, la giovane recluta dei Sette: cresciuta con la genuina volontà di aiutare il prossimo, si ritrova a dover fare subito i conti con i soprusi, gli abusi e le violenze degli altri supereroi, abbandonando sin da subito la propria innocenza e diventando complice della distruzione della stessa multinazionale per cui lavora.

Unendo pungente ironia e violenza da videogiochi, The Boys è riuscita a convincere ed entusiasmare i propri spettatori riuscendo a far convivere la critica politica con il puro intrattenimento.

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Written by Emanuela Pileggi

Studio per poter capire i libri che leggo, le serie TV che guardo, il mondo in cui vivo. Seria ad intermittenza, curiosa di natura, sogno un giorno di diventare grande.

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