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La Classifica delle 5 stagioni di The Bear, dalla peggiore alla migliore

Jeremy Allen White in una scena di The Bear

ATTENZIONE: L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU THE BEAR

È di nuovo estate ed è di nuovo The Bear. Puntuale e intensa come poche serie tv sanno essere. Come abbiamo scritto recentemente in merito all’attesissimo finale, la creazione di Christopher Storer non si è mai limitata a raccontarci solamente una storia di cucina. Al contrario, ci ha scaraventati dentro a un frullatore di emozioni, traumi irrisolti e confusione interiore che si riflette e rimbalza continuamente all’esterno. Uno scontro disperato con la realtà, nel tentativo di trasformare il caos in eccellenza.

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E di eccellenza questo show ne ha da vendere, nonostante un paio di stagioni siano state al di sotto del livello a cui Carmy e compagni ci avevano abituati. Da un anno all’altro il viaggio è cambiato. La serie ha sperimentato, ha rallentato per esplorare il passato dei personaggi, ha accelerato fino a diventare quasi insostenibile, e ha diviso il pubblico tra chi ha amato la svolta più intima e riflessiva e chi rimpiangeva la frenesia degli inizi.

Tuttavia dopo aver visto scorrere i titoli di coda dell’ultimo episodio, una certezza l’abbiamo. Mettere in fila i capitoli di una storia così viscerale e magnetica non è facile, anche perché persino nei momenti meno riusciti The Bear resta una spanna sopra la media. Ci abbiamo provato lo stesso, analizzando l’evoluzione della brigata del ristorante di Chicago e stilando la Classifica delle 5 stagioni di The Bear.

5) Quarta stagione

Richie in una scena della quarta stagione di The Bear
Credits: Disney+

L’ultimo posto della nostra classifica è probabilmente anche il più prevedibile. La quarta stagione infatti ha sollevato parecchie perplessità tra gli spettatori, complice l’allontanamento dei protagonisti dalla cucina. Niente più “Yes, Chef”. Niente più rumore, urla, imprecazioni, cassetti che vengono sbattuti, forchette che vengono lucidate. Questa è indubbiamente la stagione più silenziosa di The Bear. Quella in cui sembra non accadere nulla. La trama si concentra su Carmy, sempre più isolato e incapace di comunicare e su Sydney, schiacciata dal dubbio se restare o accettare l’offerta di un nuovo lavoro presso la concorrenza.

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Da un punto di vista puramente tecnico, la scrittura di questo pezzo di storia accusa un po’ di stanchezza. Il ritmo è ripetitivo e alcuni episodi funzionano come dei riempitivi in attesa di una svolta che tarda ad arrivare. Da un punto di vista empatico, invece, non si riesce a non soffrire con i protagonisti. Il segno distintivo di The Bear quindi rimane, e in questa stagione di transizione trova il suo apice nella settima puntata. Il matrimonio di Tiff, ex-moglie di Richie, diventa il pretesto per ritrovarsi tutti sotto a un tavolo che simbolicamente diviene rifugio e famiglia. La quarta stagione non è perfetta e forse – con il senno di poi – non aveva neanche la pretesa di esserlo, dato che ci ha preparati a un finale di serie indimenticabile.

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