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Ode appassionata a Suburra

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Tutti riusciamo in qualche modo ad associarla a Gomorra, tanti la prendono come elemento di dibattito per sottolineare ancora una volta come l’Italia si incaponisca sempre sugli stessi temi quando si tratta di serie tv. Ma Suburra mostra qualcosa che va molto oltre tutto questo.

Non tanto per il tema che viene affrontato, quanto per la cura certosina che ha con ogni dettaglio. Le scene che vediamo appaiono costruite con estrema attenzione e accompagnano l’ottima trama in maniera magistrale.

Suburra è una serie italiana di valore, che non lascia nulla al caso e che integra moltissimi elementi rendendoli parte di uno stesso fondamentale fulcro.

È evidente che da due anni a questa parte il prodotto Netflix ha conquistato il suo pubblico e continua ad attirare attenzione ogni giorno di più. Con diritto dobbiamo dire. La regia di Michele Placido, Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi riesce nell’intento di amalgamare tutte le potenzialità della serie approfondendole con cura e professionalità.

A differenza delle sue molte sorelle italiane, Suburra è la serie che riesce a far parlare di sé sempre con grande entusiasmo. È pur vero che il tema della mafia è stato trattato già abbondantemente da tantissimi altri prodotti nostrani, ma Suburra ha saputo fare, a mio parere, qualcosa in più.

Vediamo, partendo dalla trama, come gli elementi descritti e approfonditi siano veramente tanti, eppure scorrono paralleli, si intrecciano e si concludono sempre con un’ottima soluzione narrativa. Suburra osa e viene ricompensata sempre positivamente. Ed è proprio questo osare che alza a ogni stagione sempre di più l’asticella delle aspettative per la prossima.

Ha avuto il coraggio di portare Roma in auge e circondarla di un cast eccellente.

Siamo testimoni delle prove attoriali del giovanissimo Eduardo Valdarnini, ancora leggermente acerbo, ma comunque apprezzabile in tutte le sue apparizioni, e del già citatissimo Alessandro Borghi. Senza dimenticare come Claudia Gerini e Giacomo Ferrara portino le scene a un livello superiore.

Tutto: la mimica facciale, il linguaggio del corpo e l’arte di impersonare il personaggio sono aspetti che non vengono tralasciati, ma che anzi diventano principali e fondamentali nella costruzione della trama. Anche la stessa trama è funzione dei personaggi, cucita appositamente su ognuno di loro, e permette di portare in scena il meglio di ogni interprete.

Suburra sembra essere la madre che dà vita a ogni loro storia, ma contemporaneamente ogni storia raccontata costruisce Suburra. Questo porta a non avere incomprensioni o ambiguità nella struttura della serie.

Inutile dire che siamo di fronte anche a un’ottima gestione della fotografia. La luminosità delle scene rispecchia in maniera ottimale le emozioni che sono proprie dei protagonisti. La capacità di rendere al meglio il gioco delle luci e delle ombre dà ulteriore risalto alla grande qualità con cui Suburra intriga e fa innamorare.

I contrasti vengono sfruttati tantissimo nelle due stagioni, ma non hanno mai un effetto stancante o troppo forte. Sono equilibrati e aiutano a spiegare la scena a cui si sta assistendo.

Questo è un po’ il termine di paragone che potremmo usare con Gomorra.

Nella serie tratta dai libri di Saviano abbiamo molte più ombre, molto più scuro nella gestione delle scene, anche se nella stagione appena vista ci sono dei momenti che potrebbero effettivamente essere associati a Suburra. L’utilizzo del celeste in molte scene, per esempio, a contrasto con lo scenario che c’è intorno.

Vediamo Suburra distaccarsi quasi completamente dai soliti standard con cui vengono trattate altre serie. Lo scheletro della perla di Netflix sembra piuttosto strizzare l’occhiolino ai prodotti più apprezzati dell’Occidente. Non parliamo di copia, ma di un avvicinamento in senso tecnico agli escamotage e alle tecniche utilizzate al di fuori della nostra nazione.

Suburra infatti si presenta come prodotto a se stante. Prende ispirazione, racconta una realtà che già altre serie hanno provato a descrivere, ma fa tutto in funzione dell’originalità. La serie non risparmia neanche sugli stacchi netti tra le scene. Si cammina sulla spiaggia di Ostia e d’improvviso ci si ritrova nelle strade di una Roma affollata. Stacchi che se non gestiti al meglio potrebbero dare confusione o noia allo spettatore. Qui li vediamo utilizzati quasi sempre e sempre con una valida motivazione.

Ancora una volta Netflix ha saputo investire su un prodotto di qualità sublime. Inedito nella modalità di narrazione e originale. Suburra è stata rinnovata ad aprile per una terza stagione e naturalmente le aspettative non possono che crescere ogni giorno di più.

Leggi anche: Suburra deve chiarire una volta per tutte il suo equivoco

Written by Alana Santostefano

Si fa fatica a vivere la realtà quando si è capaci di sognare, si è così tanto legati all'astratto che si pensa di dover costruire cose assurde nel presente dell'esistenza unicamente per convincersi di essere vivi.
Sono una sognatrice, una di quelle che si guarda attorno e immagina un'altra vita, una di quelle che non vede l'ora di andare in un posto chiamato 'se stessi' per poter guardare lontano e immaginarsi coperti di nuvole a volare sul tempo.

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