in ,

Sex Education: è tutto come prima – La recensione della seconda stagione

1st May Ep 2-17.dng

Netflix ha appena lanciato la nuova stagione della serie tv fenomeno del 2019, Sex Education. La prima parte è stata un successo di critica e pubblico, quindi le aspettative per questa erano altissime.

Ecco qui la nostra recensione: non leggete oltre se volete evitare SPOILER di qualsiasi tipo.

Facciamo prima un piccolo passo indietro per ricordarci dove eravamo.

Abbiamo lasciato Otis, consulente di educazione sessuale per i suoi compagni di classe, alle prese con una nuova relazione, quella con Ola. Casualmente Ola è la figlia di Jakob che ha una relazione proprio con la madre di Otis. Eric ha scoperto di essere attratto da Adam, il bullo che lo ha sempre perseguitato. La cosa più inaspettata di tutte è che anche Adam è attratto da Eric.

Chi se la passa peggio di tutti è Maeve, che, dopo essere stata espulsa, è scomparsa dalla vita sia di Otis che di Jackson.

Nella seconda stagione di Sex Education scopriamo che le cose non sono molto cambiate, se non che Otis ha finalmente superato il proprio blocco nei confronti della masturbazione e Maeve lavora in una bancarella che vende pretzel.

La scuola è presa d’assalto da una serie spaventosa di contagi di clamidia, malattia di cui tutti sono all’oscuro. La disinformazione regna sovrana, così come il panico tra gli studenti, gli insegnanti e i genitori.

Mentre il preside tenta di rimediare come meglio può (spoiler: non ci riesce molto bene), Otis si rigetta nella mischia e si ributta nella consulenza sessuale, aiutato questa volta da Eric.

E Jean, in quanto esperta di sesso, viene chiamata come educatrice nella scuola.

Questo darà il via a una serie di intrecci interessanti, alcuni decisamente divertenti, altri un po’ più seri. In fondo, questo è il bello di Sex Education: da una parte la leggerezza di alcuni temi volti al lato comico, dall’altro la delicatezza con cui sa affrontare argomenti spinosi.

Infatti, due delle vicende che riescono a prendere di più il cuore sono quelle legate ad Aimee e ad Adam.

La prima viene molestata su un autobus e deve affrontare un vero trauma che, in un primo momento, cerca di minimizzare. Grazie all’aiuto di Maeve, riesce a guardare in faccia la realtà, ma questo comporterà anche l’affrontare la vita da vittima di molestie sessuali.

Il secondo, invece, cacciato dalla scuola militare, ritorna in una casa priva di amore, in cui la madre cerca disperatamente le attenzioni di un padre indifferente e assente. Deve anche fare i conti con la propria sessualità e col suo rapporto con Eric. Anche perché adesso ha un rivale in amore, l’affascinante new entry francese Raheem.

Il tutto fa da sfondo alle vicende di Otis, che sta sempre con Ola, mentre Maeve fa i conti con diversi dati di fatto: non è così impermeabile ai sentimenti, il ritorno di sua madre e il non sapere rinunciare a Otis. Questo triangolo amoroso si sviluppa tra alti e bassi: per quanto Otis sia convinto di amare Ola, è molto evidente che tra lui e Maeve ci sia qualcosa di più di una semplice amicizia.

La seconda stagione di Sex Education non delude le aspettative di chi aveva amato la prima: ci si allontana leggermente dal concetto di fondo della serie per concentrarsi di più sulle vicende dei protagonisti, ma questo non è necessariamente un difetto. Il “tema” generale della serie viene rispettato, i momenti comici sono sempre divertenti e gli spunti di riflessioni molto interessanti.

È interessante cogliere diversi riferimenti ad altre serie tv, come Glee e Stranger Things. C’è, infatti, una grottesca esibizione di un agguerrito coro di canto coreografato e una Maeve annoiata come Steve Harrington a vendere pretzel come lui vendeva gelati. C’è una decisa attenzione nella sceneggiatura e ai dettagli marginali, il che lascia pensare che questa nuova stagione di Sex Education non sia stata scritta in fretta o superficialmente.

Bellissime, come sempre, le musiche, con diversi omaggi agli anni ’90 e al rock più classico. I costumi poi sono curatissimi, in particolare i guardaroba di Eric e di Joan e il sottile umorismo British che non sfocia mai nello sguaiato, malgrado l’argomento facile alla goliardia.

È inoltre di grande effetto la conversazione cuore a cuore tra le ragazze nel settimo episodio, tutta volta a confessare le molestie e gli abusi verbali e fisici subiti. È un drammatico segno dei tempi che queste ragazze, così diverse tra loro, siano accomunate proprio da eventi così disturbanti e traumatici.

C’è comunque qualche difetto, alcune storie sono un po’ stiracchiate e troppo a effetto, ma nel complesso sono pecche sulle quali si può passare sopra.

Sex Education non è infatti una serie tv che parla solo di sesso: è molto di più.

C’è la riscoperta di se stessi, l’accettazione del proprio essere, il superamento di un trauma, dei limiti (sia fisici che sociali), il riuscire a dimenticare il rancore e il passato, per quanto sia difficile.

Una nota di merito finale anche a ogni elemento del cast, a partire da Asa Butterfield, Ncuti Gatwa ed Emma MacKey (troppo facile citare anche Gillian Anderson), fino ai personaggi che hanno avuto più spazio in questa stagione, come Ola e Remi, il complicato padre di Otis.

C’è un personaggio, però, che risalta con prepotenza: Connor Swindells nei panni di Adam riesce a essere straziante, convincente e commovente. Da bullo ignorante e odioso, a ragazzo infelice alla ricerca di una vera identità sia personale che sessuale, ha quello sguardo abbattuto di chi ha ancora poco per cui lottare.

Il finale di stagione, carico di colpi di scena e importanti segreti ancora non svelati lascia pensare che ci siano tutti i presupposti per una Sex Education 3.

Leggi anche – Sex Education: Netflix ha pubblicato un video con le papere sul set

Written by Bruna Martinelli

Laureata in lingue e letterature straniere, impiegata, moglie e mamma felice. Appassionata di serie tv, viaggi, musica, cucina. Scrivo di tutto, da sempre, per tutti. Non prendetemi mai sul serio, non lo sono quasi mai.

netflix

Ehi, Netflix, hai un problema con le anteprime

the witcher

Il punto debole di The Witcher