in

Come le Serie Tv hanno cambiato il concetto di procrastinazione

procrastinazione
procrastinazione

Provate ad immaginare di essere in stazione, seduti su una panchina del binario che coordina il treno che state aspettando.
Ripudiate in maniera particolare la pratica del viaggio, ed in particolare vi avviliscono le ragioni che vi inducono a partire e raggiungere la meta.
Il luogo in cui siete diretti, tuttavia, vi entusiasma e rende consci della possibilità di provare quella soddisfazione che setaccia le emozioni ed estirpa lo sconforto.
Il treno ritarda, come da cliché, e l’annuncio dell’imprevisto fuoriesce come una rassicurante ninna nanna dall’enorme speaker posto sopra la vostra testa.
La trasformazione della vostra attesa da salmastra a dolce vi fa sentire colpevoli, ed in un attimo torna lo sconforto.
Una metafora del circolo vizioso causa della procrastinazione, che contiene tutto.

Ci siete voi, c’è un viaggio da compiere che rappresenta il lavoro da svolgere per raggiungere un obiettivo ed una destinazione che è metafora del successo raggiunto.
Poi, però, c’è un’attesa. Quell’attesa, nel nostro caso, sono in gran parte le serie tv.

Quell’attesa è alimentata da un ritardo: questo è la procrastinazione.

Le serie televisive, in sostanza, non hanno propriamente modificato il concetto di procrastinazione.
Si potrebbe banalmente affermare che l’abbiano rinforzato, fornendogli una griglia di gestione meglio organizzata.
Quando parliamo di procrastinazione, facciamo riferimento ad un fenomeno dai risaputi effetti ma spesso celate cause. Questo perché le motivazioni che spingono a non adempire un impegno e rimandarlo con quel fare maniacale che dovrebbe essere proprio dello svolgere un compito anziché evitarlo, possono essere di svariata natura e talvolta irrintracciabili per la molteplicità di ragioni che, non per forza singolarmente, si presentano e confondono gli intenti.
Per un appassionato di serie televisive è piuttosto evidente che tra le cause (oggetto di studio) riconosciute per determinare l’origine di un atteggiamento attendista e procrastinatore si evidenziano in spicco tre catalizzatori comuni: la paura dell’insuccesso, il perfezionismo e la noia.
Molto più raramente, la miccia viene spenta da una causa indubbiamente meno convenzionale e che sfocia nel terrore di non sentirsi meritevoli di un successo, o della paura di provocare negli altri l’idea che quel successo debba presentarsi come costante, generando alte aspettative verso qualcuno e la conseguente paura di non soddisfarle: la paura del successo.

 

Paura dell’insuccesso
Jon Snow

La paura dell’insuccesso è la più classica delle ragioni di procrastinazione, ed un appassionato di serie tv sposa quest’avversa condizione psicologica e crea un alibi.
La paura di fallire non è un impedimento. E’ un vero e proprio impediente che congela gli impulsi con il terrorizzante gelo della “certezza” di non riuscire in un’impresa. Non si tende a rimandare, ci si illude di farlo applicando un piano che sappiamo porterà alla totale improduttività; il tentativo stesso, il più delle volte, viene abortito dopo essere stato ripetutamente rinviato.
In sostanza, lo spettatore seriale che procrastina per paura di fallire riversa una responsabilità.
La serie tv diventa l’oggetto in disamina da cui ci si aspetta qualcosa, il capro espiatorio che precedentemente si credeva essere sé stessi. La deresponsabilizzazione scaccia l’accecante luce dei fari puntati nei propri occhi, per puntarla su un opera dalla quale si finisce per attendere quel “successo” a cui, in realtà, lui dovrebbe giungere.

Perfezionismo
Sheldon

Nel caso del perfezionismo, ci troviamo a procrastinare per una ragione apparentemente nobile e che, più che abortire lo sviluppo di un impegno, lo rallenta drasticamente tenendo fede al letterale significato dell’atto della procrastinazione.
Ci si sente incapaci e mai sufficientemente competenti per affrontare l’impegno in maniera definitiva. Il lavoro da svolgere passa in (spesso) illogica rassegna svariate volte, temendo l’insufficienza finale dell’operato e rinviandone sempre il “perfetto” completamento in attesa della variante giusta che faccia da intonaco.
La serie tv, in questo caso, hanno spesso quell’inconscio scopo di portare all’ispirazione.
E’ totalmente indubbio che soltanto arricchendosi sia possibile assimilare, rielaborare ed esporre con originalità e, magari, diletto.
Dinanzi alle fantastiche trame che accompagnano un’avventura televisiva, il perfezionismo cerca di completarsi, limando le proprie ragioni e cause derivanti.

Noia
homer-simpson

La noia è una causa talmente comune da risultare banalmente ilare.
In tal caso, le serie tv assumono esattamente il ruolo per cui nascono: quello di intrattenimento.
Molte persone tendono a respingere ossessivamente gli impegni monotoni, ripetitivi od anche semplicemente “pesanti”, non essendo particolarmente tolleranti all’avvilimento, alla rassegnazione. Ciò si tramuta in noia.
Semplicemente, si smette di aver voglia di preoccuparsi di essere frustrati, e si finisce per ignorare l’impegno.

 

In ognuno di questi casi, quell’attesa, se non rafforzata negativamente dal piacere dell’”annuncio di ritardo nello speaker della nostra stazione inconscia”, può avere uno sviluppo fruttuoso.
Dopotutto, l’esperienza stessa ha creato il tempo perché questo facesse da fecondo terreno sul quale piantare nozioni e far crescere insegnamenti.
Quello stesso tempo del quale, non abusando, si può far tesoro per perfezionare un lavoro. Anche guardando una serie tv, se necessario.
Tutto sta nel fruttare il “tempo passato a perderlo”, ed allora l’annuncio di ritardo non farà che infastidirvi per lo sterile ritardo che vi sta causando.
Quando arriverà, allora, quel treno sarà più facile da prendere.

Come vi anticipavo, l’idea è che più che cambiarlo, le serie televisive abbiano rafforzato il lavoro della procrastinazione.

Questo in che modo? E perché?
Si procrastina a priori per le ragioni sopraelencate. Ma perché spesso scegliamo le serie tv per farlo?

Molto semplicemente, la “struttura” di una forma di intrattenimento come le serie televisive è in perfetta simbiosi col concetto di procrastinazione per definizione.
La divisione in puntate, e da questa ancora in stagioni.
Il continuo susseguirsi di “step” da raggiungere forniscono un’illusoria sublimazione del “raggiungimento di un traguardo”.
Ci si sposta perennemente in maniera progressiva e quasi procedurale verso una “fine”, in rassicurante passo per passo.
Tutto questo, oltre ad assemblare una riproduzione strutturale in miniatura dell’adempimento ad un impegno, crea abitudine. Genera il tranquillo e serafico stato di grazia e soddisfazione che solo un floreale sentiero ripercorso più volte, senza spiacevoli sorprese, può causare.

Scegliamo di procrastinare con le serie televisive perché sono familiari.
Scegliamo le serie televisive perché si sa: l’abitudine gratifica l’uomo.

Written by Vincenzo Bellopede

Vincenzo, studente di psicologia.
Cresciuto a pane e Sartre, accompagnando con sbornie da prelibato nettare di Lynch.
Come disse il primo, gli oggetti sono cose che non dovrebbero commuovere in quanto non vive. Eppure lo fanno.
Se anche le parole riescono in questo, l'obiettivo di chi scrive è stato orgogliosamente raggiunto.

Benedict Cumberbatch, la nuova voce dei Pink Floyd

serie tv

Se segui queste 5 Serie Tv sei un anticonformista