8) Messiah

Poche Serie Tv hanno avuto il coraggio di toccare un tema tanto delicato quanto quello affrontato da Messiah, prodotto capace di interrogarsi sul confine sottile tra fede autentica e manipolazione di massa. Al-Masih è un misterioso predicatore capace di radunare attorno a sé migliaia di seguaci convinti di trovarsi davanti a un’entità divina, mentre l’agente della CIA Eva Geller, viene incaricata di scoprire se si tratti realmente di un miracolo vivente o di un abilissimo truffatore capace di sovvertire gli equilibri geopolitici mondiali. La serie costruiva un dibattito serrato tra ragione e fede, incarnato nel confronto costante tra la razionalità dell’agente Will Mathers e l’ambiguità del predicatore, senza mai offrire risposte facili su chi avesse davvero ragione. Ed era proprio questa la carta vincente.
Nonostante un cast internazionale di qualità e un mistero capace di tenere gli spettatori sospesi episodio dopo episodio, culminando in un colpo di scena finale che avrebbe dovuto trovare sviluppo proprio nella seconda stagione, Netflix decise di cancellare tutto dopo soli quattro mesi dal debutto, complice anche l’incertezza produttiva legata alla pandemia appena scoppiata e alle location internazionali richieste dallo show. Lo stesso cast si dichiarò sbigottito dalla decisione, con John Ortiz che parlò apertamente di una scelta priva di senso, arrivata quando la seconda stagione era già pronta e la troupe a un passo dall’inizio delle riprese.
Messiah resta una delle cancellazioni più ingiuste proprio perché arrivata nel momento sbagliato, vittima di circostanze esterne più che di una reale mancanza di qualità o interesse. Il futuro sembrava luminoso, ma anche in questo caso – come 1899 – non sapremo mai cosa si celasse dietro tutto questo.
7) Vinyl, una delle Serie Tv cancellate con alcuni dei nomi più grandi di sempre

Quando Martin Scorsese, Mick Jagger e Terence Winter uniscono le proprie firme per raccontare la nascita del punk rock nella New York degli anni ’70, le aspettative non possono che essere altissime. E infatti Vinyl arriva su HBO circondata da un entusiasmo quasi incontenibile. Bobby Cannavale interpreta Richie Finestra, presidente della American Century Records, un uomo disposto a tutto pur di salvare la propria etichetta discografica sull’orlo del fallimento, in un mondo dominato da sesso, droga e la musica più rivoluzionaria mai concepita.
Il pilot diretto dallo stesso Scorsese, costato da solo 30 milioni di dollari su un budget complessivo di cento per la sola prima stagione, resta un’esperienza capace di conquistare immediatamente pubblico e critica. Ed è proprio qui che sta la parte più sorprendente della vicenda: HBO stessa aveva già rinnovato la serie per una seconda stagione appena quattro giorni dopo la premiere, salvo poi fare clamorosamente marcia indietro pochi mesi più tardi, cancellando tutto nonostante l’impegno già messo in campo.
Gli ascolti, partiti da più di 700 mila spettatori per poi scendere a una media di 650 mila, non giustificavano i costi ingenti sostenuti dal network. Bobby Cannavale ha raccontato pubblicamente quanto quella cancellazione lo avesse fatto sprofondare in un periodo buio, convinto che nessuno lo avrebbe più scritturato dopo un fallimento tanto clamoroso legato a un nome come quello di Scorsese.
Vinyl resta il simbolo di come nemmeno il progetto più prestigioso possa proteggere una serie quando i conti economici non tornano, una ferita che ha lasciato l’amaro e senza nessun dettaglio su cosa sarebbe successo in caso di una seconda opportunità.






