7. Atlanta

Chiudiamo questa classifica con quella che è forse una delle serie tv più sperimentali degli ultimi anni. Leggendo la sinossi, Atlanta, creata e interpretata dal poliedrico Donald Glover, potrebbe sembrare una serie come tante altre. Essa, almeno in teoria, è incentrata sulle vicende di due cugini che cercano di farsi strada nella scena rap americana. Eppure, lo spettatore si accorge ben presto che questa semplice premessa è un mero escamotage, da cui si dipanano situazioni che lo distolgono sempre di più e dalla trama principale. Almeno finché non arriva qualcos’altro a distrarlo di nuovo. Tutte queste deviazioni, se è giusto chiamarle così, sono allo stesso tempo fondamentali ed effimere all’interno della serie, in cui la realtà appare talmente surreale da sembrare quasi un sogno. E, forse, in alcuni casi lo è davvero. Tanto che alla fine ci si chiede: ma di cosa parla esattamente questa serie? Insomma, Atlanta è un gigantesco sgambetto allo spettatore che cerca delle risposte. Certamente molto di quanto accade nella serie è frutto di una spietata critica sociale, e dietro a situazioni assurde e surreali si nascondono riflessioni sulla politica, sul razzismo e le contraddizioni della società americana. Ma Atlanta non spiega, si limita a mostrare. Per questo motivo non è la classica comedy rassicurante, ma è un prodotto televisivo complesso che non può e non vuole mai essere del tutto decifrato. E, quindi, Atlanta decisamente non è per tutti, ma solo per coloro che possono accettare di non capire tutto e, semplicemente, viverla.







