5. The Studio (5 ore e 9 minuti)

Per Matt Remick il cinema non è semplicemente un lavoro, ma un qualcosa a cui tiene davvero. Ed è proprio questo a rendere particolarmente complicata la posizione in cui si ritrova quando viene nominato capo dei Continental Studios. Sulla carta dovrebbe essere il ruolo perfetto per una persona che ama il cinema: ha finalmente il potere di decidere quali film realizzare e quale direzione dare a uno dei grandi studi hollywoodiani. Nella pratica, però, scopre rapidamente che dirigere uno studio significa avere molto meno controllo di quanto avesse immaginato. Ogni film deve infatti riuscire a conciliare esigenze completamente diverse. Ci sono i registi con le proprie ambizioni artistiche, gli attori, i produttori, i dirigenti e gli investitori. Oltre alla necessità di realizzare prodotti capaci di funzionare commercialmente.
Matt si trova così continuamente nel mezzo, costretto a prendere decisioni che possono sembrare semplici dal punto di vista economico ma che diventano molto più complicate quando entrano in gioco le persone che hanno dedicato anni della propria vita a un progetto. È proprio da queste situazioni che nasce la comicità di The Studio. Matt cerca continuamente di salvare i film che ama, di evitare compromessi e di mantenere una certa idea di cosa dovrebbe essere il cinema, ma ogni tentativo di mettere ordine finisce spesso per produrre un problema ancora più grande. L’ambiente hollywoodiano viene raccontato come un sistema in cui tutti hanno un’opinione, tutti pensano di sapere cosa funzionerà e nessuno sembra davvero avere il controllo.
La presenza di numerosi attori, registi e personaggi reali di Hollywood rende poi il confine tra satira e realtà ancora più sottile. Dietro le situazioni paradossali rimane così una domanda che attraversa tutta la serie: cosa succede quando la passione per il cinema deve inevitabilmente convivere con la necessità di fare soldi?





