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La classifica delle 10 migliori Serie Tv Originali Netflix, secondo IMDb

Migliori Serie Originali Netflix
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Stilare una classifica delle migliori serie originali Netflix non è operazione semplice. Per questo abbiamo deciso di proporvi una lista con gli show meglio votati su IMDb. Centinaia di migliaia di voti di utenti sui singoli episodi hanno permesso di ottenere una media generale da cui si è estratta la valutazione finale della serie nella sua interezza. Nel caso in cui, poi, il punteggio segnali una parità, si è privilegiato il numero di voti totali ottenuto.

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Nelle prime dieci posizioni delle migliori serie originali Netflix non mancano una sorprendente (e recentissima) serie turca, un prodotto indiano e i cult di sempre tra crimine, scifi, drama, comedy e period drama.

Attenzione, però, le prime posizioni riservano delle sorprese davvero inaspettate.

10) Ethos

Migliori serie originali Netflix

Serie turca molto recente (2020) ma che ha già iniziato a far parlare di sé.

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Ethos si piazza all’ultimo posto della classifica delle migliori serie originali Netflix ma con un punteggio pari a quello dei tre show che lo precedono.

A pesare è il numero di valutazioni, ancora basso. Insomma, una serie poco vista, almeno per ora, ma esaltata dalla critica. E a ragione. Ethos è… Bir Başkadır (questo il titolo originale), cioè “Un’altra cosa”, qualcosa a parte. Altro.

Bir Başkadır è Istanbul, un mondo a sé stante, confuso, caotico, vivace e contraddittorio. È la metropoli turca a far da meraviglioso (ma anche cupo) sfondo a un’umanità variegata e fragile. Il titolo originale diviene così allusione alla psicologia dei personaggi, alla loro scissione interiore. Sono “altri” da loro stessi, da ciò che li circonda. Istanbul spersonalizza ognuno di loro, li scinde in microidentità, li mette costantemente di fronte alle contraddizioni di una Turchia divisa tra progresso (la parte europea della città) e conservatorismo.

Ognuno è altro a Istanbul e in Turchia, diverso da tutti e da tutto ciò che lo circonda: musulmani, cristiani, atei, gay, turchi, curdi. Un eterno scontro che un tempo era stato incontro. Ora c’è spazio solo per la disperazione, la solitudine, la distanza. Non è l’Istanbul dei minareti e del meraviglioso, placido Bosforo, no: è la città delle periferie, della continua alternanza tra passato splendente e progressista e presente inviluppante e retrogrado. Un’istantanea straordinaria sulla Turchia attuale (ma soprattutto sui suoi abitanti) con cui tutti dovremmo confrontarci.

9) Chiamatemi Anna

chiamatemi anna

Un numero di votanti leggermente superiore fa guadagnare a Chiamatemi Anna il penultimo posto. Basata sul romanzo Anna dai capelli rossi, la serie parla delle avventure e disavventure della piccola Anna, un passato difficile alle spalle e tutti i problemi dell’adolescenza davanti a sé.

Un racconto delicato, profondo ed emozionante, capace di restituire a pieno le atmosfere del libro e conquistare grazie alla sua eccellente protagonista, interpretata da Amybeth McNulty. La dolcezza di Anna contrasta con quei traumi che emergono con discrezione dal suo volto, frutto di violenze passate, soltanto alluse nella serie, e una vita di stenti.

Chiamatemi Anna sa commuovere e rinfrancare ma non manca anche dell’aspetto più drammatico e disturbante, quello di una società tardo-ottocentesca gretta, abusiva e approfittatrice. Alla vivacità della ragazza, alla sua passione giovane, al desiderio di vivere in serenità quell’infanzia che le è stata sottratta, si contrappone la sua riflessività più cupa e malinconica, la chiusura nel mondo della fantasia, guscio protettivo da un passato che riaffiora pur non volendo.

8) Sacred Games

Migliori serie originali Netflix

Anch’essa tratta da un romanzo, Sacred Games è la prima serie indiana distribuita da Netflix. Un esordio col botto viste le tante recensioni positive. La storia è quella di un ispettore di polizia di Mumbai chiamato a salvare la sua città da una misteriosa successione di eventi che potrebbero portare la metropoli a sprofondare nel sottosuolo.

Nominata dal New York Times tra le trenta migliori serie internazionali dell’ultimo decennio, Sacred Games gode di una sceneggiatura di altissimo livello e di una fotografia accattivante. Non manca comunque di alcuni cliché e passi falsi, soprattutto nella seconda stagione. Sorprende abbastanza, quindi che si collochi prima di due prodotti come Ethos e Chiamatemi Anna che, a parer nostro, hanno qualcosa in più.

7) Making a Murderer

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Una serie che ha richiesto ben tredici anni di produzione per le sue due stagioni e che rappresenta un’eccezionale opera di ricostruzione di un caso vero. Making a Murderer descrive la vita e le incredibili sventure giudiziarie di Steven Avery, ingiustamente condannato per stupro e tentato omicidio e, a distanza di vent’anni, nuovamente messo sotto processo.

La docuserie ricostruisce la vicenda con dovizia di particolari soffermandosi sul caso giudiziario e mettendo in luce tutte le incongruenze e l’ostinata cecità degli inquirenti. Uno show che ci ha conquistato a poco a poco grazie alla stringente aderenza ai fatti, per quanto assurdi, e all’eccezionale ricostruzione critica. Per gli amanti del genere è un vero e proprio cult imprescindibile, un’opera di rara qualità che ha visto la collaborazione di tanti esperti e indagini approfondite sulle vicende.

6) BoJack Horseman

Forse tutti noi ce l’aspettavamo in una posizione decisamente più alta, invece la serie animata per eccellenza di Netflix si guadagna soltanto il sesto posto per ranking. Una spiegazione però c’è: la valutazione è altissima, ben 8,7, a pari merito con le due serie che la precedono nella classifica. Un incredibile pareggio che però non ha permesso a BoJack Horseman di imporsi. Nel giudizio pesa infatti il numero di voti, molto più basso rispetto a chi lo precede.

Ma resta un fatto indiscutibile: ci troviamo di fronte a una delle migliori serie originali Netflix. La forza è tutta nell’eccezionale caratterizzazione del suo protagonista, quel cavallo antropomorfo costantemente scisso tra la natura umana e quella ferina, incapace di essere pienamente uomo o cavallo.

Una serie esistenzialista, a tratti cupa e pessimista, intrisa di filosofia che sa conquistare anche per momenti di rara intensità. Pensiamo solo al meraviglioso episodio Fish Out of Water che esprime con rara bellezza tragica la distanza incolmabile dall’altro e l’importanza dei rapporti umani. Ma è l’intera serie a spiccare anche nella continuità del racconto, in questo straordinario viaggio interiore che parla a noi e di noi.

5) The Crown

The Crown 4

Tra le tre migliori serie originali Netflix con identico punteggio, The Crown si piazza nel mezzo grazie al numero di votanti.

Una serie apprezzatissima per la capacità di restituire un volto alternativo rispetto a quello autoritario e imperscrutabile della regina Elisabetta II. Le poche critiche rivolte a The Crown sono tutte relative alla presenza di qualche anacronismo e finzione drammatica. Polemiche pretestuose, dal momento che ci troviamo di fronte a un’opera di finzione senza alcuna pretesa documentaristica.

Tutti concordi invece sulla qualità della fotografia, sulla sceneggiatura e sulla straordinaria resa della protagonista, indagata nell’intimità altrimenti celata e protetta dalle telecamere. Neanche gli avvicendamenti delle attrici principali hanno scalfito la serie, anzi. Il passaggio da Claire Foy, regina giovane, alla matura Olivia Colman ha fatto registrare perfino una crescita recitativa.

Dalle vicende storiche, fondale necessario e a volte prepotente del racconto, si fa largo l’attenzione per la donna più che la figura istituzionale. La drammatica rinuncia alla tranquillità domestica e alle aspirazioni, la profonda solitudine che la allontana da chiunque altro, ergendola a parafulmine e baluardo di una nazione. In questi scorci di umanità negata, magnificamente espressi in una fotografia sublime, sta tutta la forza della serie, prodotto unico nel palinsesto di Netflix e imprescindibile show per ogni serializzato.

4) Stranger Things

stranger things

Stessa valutazione, come anticipato, di BoJack Horseman e The Crown ma otto volte più voti, cifre impressionanti che danno un’idea piuttosto chiara di quanti spettatori collezioni Stranger Things rispetto alla concorrenza. Ma da dove deriva questo successo planetario? Da una fortunata (ma voluta) combinazione di elementi. I Duffer Brothers con questo prodotto hanno trovato davvero la formula vincente mescolando alla perfezione l’amore per il vintage, la trama avventurosa, l’irresistibile iconicità dei protagonisti, il racconto formativo e la componente sci fi.

Difficile trovare un difetto a una serie che senza pretese troppo alte, ghirigori psicologici o eccessi drammatici riesce a conquistare un pubblico vastissimo ed eterogeneo. È un racconto formativo che parla di amicizia, crescita, rapporti umani ispirato al modello per eccellenza, Stand By Me, ma aggiornato e inserito in un sostrato fantascientifico non troppo invadente. Proprio i tanti livelli di lettura fanno sì che Stranger Things si imponga trasversalmente.

Che ci si voglia rilassarsi con una storia avvicente, che si ami invece soffermarsi sui protagonisti e sui valori positivi di cui si fanno promotori, Stranger Things soddisfa tutti i requisiti. Probabilmente parliamo della serie Netflix più vista in assoluto ma è la migliore? Secondo il pubblico di IMDb no. Per 0,1 di differenza nel rating sfiora soltanto il podio in cui rientra invece un altro grande successo. Vediamo quale.

3) Narcos

8,8 per Narcos con un numero di voti tre volte superiore a quello di BoJack Horseman e The Crown. La serie Netflix è uno dei prodotti tecnicamente migliori della piattaforma. Una fotografia eccellente, interpreti di assoluto valore e un racconto che intriga come pochi.

Senza dubbio la figura di Pablo Escobar, resa con crudele indolenza da un perfetto Wagner Moura, è uno dei pregi maggiori di Narcos. La sua caratterizzazione conquista e avviluppa come quella di un Walter White e catalizza l’attenzione. Per molti la terza stagione, ormai priva del suo (ex) protagonista, ha subito un contraccolpo evidente. Non sono d’accordo però gli utenti di IMDb che continuano a riservarle valutazioni altissime, tra 8 e 9 confermando le media generale della serie.

Non è solo IMDb a pensarla così: anche altri aggregatori di recensioni come Rotten Tomatoes confermano la qualità, dando addirittura valutazioni superiori all’ultima stagione rispetto alle precedenti. Insomma, una serie senza cali che regge benissimo anche una volta emancipatasi dall’ingombrante Escobar. Il merito è tutto dei creatori che riescono a produrre trame iconiche e avvincenti e boss del narcotraffico magnetici e originali, ben distinguibili l’uno dall’altro.

Tensione, dramma, emozione. Narcos combina alla perfezione questi tre elementi affidando la morale (spesso l’assenza di morale) allo spettatore, chiedendo costantemente uno sforzo di interpretazione da parte del pubblico e mettendo continuamente in dubbio le certezze e il dualismo tra bene e male. Cruenta, sanguinosa ma anche capace di fornire un’incredibile linea evolutiva che trascina su di sé tutti i personaggi, uno più irresistibile dell’altro.

Immancabile cult per ogni serializzato. Di certo tra le migliori serie originali Netflix.

2) Black Mirror

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Stessa valutazione di Narcos (8,8) ma un numero maggiore di votanti per Black Mirror che nelle sue due prime stagioni ha goduto della messa in onda su Channel 4 prima che Netflix intuisse le potenzialità del prodotto e ne acquistasse i diritti di produzione.

Senza dubbio il cambio ha generato alcune trasformazioni nella serie. Rispetto alle due stagioni d’esordio (e allo speciale di Natale), Black Mirror ha perso qualcosa in termini di aggressività e forza espressiva facendosi più vicina al pubblico per tematiche (questioni di genere, amore, relazioni sui social) e stile (ripresa consapevole del genere survival horror, noir, thriller).

Ma l’operazione non può che dirsi riuscita a giudicare dalla risposta del pubblico: San Junipero è l’episodio più visto e amato in assoluto e per qualità sembra potersela giocare con il grande capolavoro di Black Mirror (9,1 di valutazione su IMDb), Bianco Natale, episodio speciale natalizio con un grandioso Jon Hamm (Mad Men). La valutazione è in calo, però, nella sua quarta e quinta stagione sfiorando quasi l’insufficienza per alcuni episodi. Insomma, Black Mirror se continuasse per questa china potrebbe finire scavalcato.

Ma quali sono i meriti della serie? Show antologico con episodi indipendenti, ci parla di un futuro prossimo e assai realistico seppur distopico che funge da sfondo per mettere in scena alcune pericolose derive della nostra società legate all’abuso tecnologico di un virtuale che sempre più sfugge al nostro controllo. Geniale e visionaria, ci fa riflettere sul nostro presente e sulle questioni etiche di più pressante attualità.

1) When They See Us

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Sorprendentemente al primo posto della classifica delle migliori serie originali Netflix troviamo uno show passato colpevolmente in sordina in Italia.

Con una valutazione complessiva di 8,9 ottiene una meritata vetta, nonostante un numero di valutazioni nel complesso inferiore alle serie che lo seguono in classifica.

When They See Us è un racconto drammatico e crudo, a tratti disturbante ma di incredibile potenza narrativa. Miniserie di appena quattro episodi, di cui il finale con l’eccezionale valutazione di 9,6, racconta le vicende giudiziarie di cinque ragazzi appartenenti a minoranze etniche ingiustamente accusati di una brutale aggressione. Basato su una storia vera, When They See Us ci cala nella prospettiva di questi innocenti, nelle assurde pressioni e violenze a cui sono sottoposti dalle forze dell’ordine.

Razzismo, ingiustizie e tensioni sociali si alternano sulla scena in una narrazione tesa e ansiogena che non lascia spazio alla speranza. Si indaga anche sui problemi sociali oltre che sul sistema malato, sul peso della condanna all’interno della comunità, sull’isolamento che provoca, sulla diffidenza dei vicini. Una serie che coinvolge e strazia come poche: pesantissima, ma la cui visione, tanto più oggi, non è solo consigliata ma indispensabile.

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Scritto da Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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