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Cosa è successo alla terza stagione di Bojack Horseman

L’ultima volta che ho parlato di Bojack Horseman avevo scritto che si trattava di una serie destinata a diventare un cult e i motivi con cui ho argomentato la mia tesi erano i più svariati tutti però accomunati dal medesimo fattore: la qualità.

La qualità delle animazioni, dei dialoghi, della narrazione, della critica al mondo dello show business tutto tenuto insieme da un profondo cinismo senza mai dimenticare l’importanza dell’ironia interna ed esterna alla serie. Tutto questo nella terza stagione di Bojack si è un po’ perso, come se la carica esplosiva di questo particolare prodotto seriale avesse preso la rincorsa maldestramente dando il meglio solo ai primi due round esplodendo soprattutto nella prima stagione. La seconda sembrava fosse altrettanto brillante come la precedente anche se nel suo complesso è risultata come trattenuta, in fase di preparazione per creare il terreno alla stagione che sarebbe arrivata in seguito, una stadio di transizione appunto.

Bojack

Perciò le aspettative erano parecchio alte. Quello che poteva prospettarsi, dopo un Bojack in piena decadenza nella prima stagione ed uno in ascesa macchinosa e un po’ squallida, poteva essere quello che in fondo nella terza stagione è stato raccontato ovvero un Bojack Horseman che non riesce a gestire il suo successo artificioso, ad accettarlo e che di conseguenza manda a quel paese un’altra volta la sua fortuna.

Ma allora cosa non ha funzionato? Qual è la nota stonata della terza stagione di Bojack Horseman?

È proprio la qualità che l’ha contraddistinta nelle prime due. Il problema sta nella ridondanza dello stesso concetto, quello del malessere inguaribile di Bojack, che non ci viene semplicemente raccontato dal susseguirsi degli eventi ma continuamente ribadito dai dialoghi, dai monologhi, persino dai flash back che si susseguono forse in maniera un po’ brusca e meno dosata rispetto alle precedenti stagioni.

Bojack

Il succo è che non importa quale sarà il nuovo successo che porterà alla ribalta Bojack perché niente di ciò che accadrà potrà riportarlo a rivivere le sensazioni dei dieci anni in cui era stato il protagonista della sitcom anni ’90 Horsing around. La prima volta che si passa dall’essere nessuno ad essere una star che tutti adorano non potrà mai essere replicata perché a quel punto, una volta diventati celebrità, tutto sarà patetico e insufficiente. Un po’ come quando i tossici cercano di riprovare la sensazione che hanno vissuto sulla loro pelle la prima volta che si sono fatti una dose: la seconda non sarà mai come la botta che si ha avuto la prima volta.

BoJack

Bojack è un tossico che vive nel passato nel tentativo di esportare quell’eccitazione da vergine di Hollywoo(d) nel tempo presente. Il punto è che se per farci capire un concetto già abbondantemente palesato nelle precedenti stagioni gli autori hanno sentito il bisogno di farlo ripetere a tutti i personaggi vicino a Bojack, allora c’è qualcosa che non va. Avevano esaurito le idee o ci hanno preso per scemi?

Un altro problema è la carenza di ironia. Prima Bojack faceva ridere. Si rideva di lui, delle sue gaffe, si rideva di Princess Carolyn fidanzata con i bambini impilati nell’impermeabile senza che nessuno lo trovasse assurdo.

Bojack

Si rideva delle cazzate che combinava Todd totalmente demenziali e collegate in maniera bizzarra alla narrazione principale. Insomma, se da un lato tutti i personaggi rappresentavano uno spaccato particolarmente negativo e descrittivo della realtà attuale, dall’altro nessuno di loro mancava di una certa verve comica ed irriverente.

I tentativi di fare ironia nella terza stagione di Bojack sono del tutto fallimentari.

In tutte le puntate si sprecano pessime battute fino all’eclatante abominio di sketch comico dove Margo Martindale muore in un mare di pasta scotta pronunciando come ultime parole che non sapeva di non dover mettere l’olio nell’acqua di cottura…che ridere, ahahaha.

Bojak

Cos’altro aggiungere? Beh senz’altro il fatto che non si molla mai la presa. Ogni puntata è un’agonia che dura venti minuti di sofferenza. Troppo triste, non si vede mai una via di fuga o una svolta che proponga non uno scenario salvifico ma almeno differente dal solito. L’unico motivo per cui si va avanti nel guardarla è perché si spera con tutto il cuore che andrà meglio e che finalmente potremo rigodere del Bojack delle precedenti stagioni.

Verso la fine, gli ultimi episodi dove Bojack e Sarah Lynn vagano tra alcool, droghe e viale dei ricordi sembra quasi che lo smalto sia tornato. Poi Sarah prevedibilmente muore. Bojack tenterà prevedibilmente di redimersi accettando un nuovo progetto dove potrebbe rendere felice qualcuno ma scappa prevedibilmente di nuovo. Questo è il finale che ci hanno proposto, un finale incredibilmente vuoto che non lascia niente tranne la voglia di credere che una delle mie serie preferite risorgerà a nuova luce.

Written by Irene Frau

Sarda di nascita, milanese per esigenza, mi nutro di un amore folle per le serie tv e il Cinema aprofittando di tutte le opportunità per abbronzarmi alla luce del piccolo e del grande schermo.
Pittrice a tempo perso, dipendente dal mare e dalle nuotate, vorrei essere bionica per stare dietro a tutto quello che mi piace senza collassare in un sonno profondo.

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