ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler su Spider-Noir
Partiamo col dire subito una cosa: Spider-Noir è un esperimento davvero interessante. Dopo aver salutato il proprio titolo di punta, Prime Video si rigetta immediatamente nel panorama supereroistico alternativo con una serie tv che adatta – in maniera estremamente libera – l’omonimo fumetto del 2009. Spider-Noir è un feticcio di moltissimi appassionati. Figlio di un’operazione volta a ridisegnare in chiave noir alcuni dei più celebri eroi della Marvel, questo titolo si è ritagliato ben presto una sua dimensione, ragione per cui l’arrivo di Spider-Noir su Prime Video destava parecchia curiosità.
Quella che abbiamo visto sulla piattaforma di Amazon è però una serie tv che si discosta sotto diversi aspetti dal fumetto. Ne incarna – comunque – le direttrici fondamentali, tra cui quell’amore spassionato per il noir che determina in maniera decisiva l’estetica del racconto. Al di là delle differenze, il lavoro di Amazon riesce comunque a omaggiare un fumetto molto amato e soprattutto a portare in scena una narrazione con una sua fortissima identità. Ne esce fuori un esperimento interessantissimo, che secondo noi risulta anche decisamente riuscito, al netto di alcune debolezze che emergono durante la visione degli otto episodi che compongono Spider-Noir.

L’estetica di Spider-Noir
Nel parlare di Spider-Noir partiamo proprio dalla sua estetica. Dall’elemento maggiormente caratterizzante e anche più interessante. La serie tv di Prime Video mescola il racconto noir con l’elemento supereroistico. La storia raccontata di per se non è nulla di indimenticabile. È sicuramente avvicente, ma con dei plot abbastanza prevedibili e un ritmo regolare. Quello che invece colpisce – e che eleva l’intera operazione – è proprio il lavoro portato avanti sull’estetica del racconto.
Spider-Noir non si limita a mettere in scena i dettami del noir, ma ne decanta l’amore. Il genere viene costantemente omaggiato da tantissime scelte estetiche. Dalle ombre che orientano gli spazi. Dalla pioggia battente che incupisce il racconto. Dal fumo delle sigarette fumate compulsivamente da Cat. Elementi classici del genere che arricchiscono un contesto che determina in maniera decisiva l’ondeggiare del racconto.
La serie tv di Prime Video dà infatti vita a una New York che strizza pesantemente l’occhio alla Gotham della DC. È una città di chiaroscuri. Di zone grigie che si allungano, di ombre conturbanti. Il gusto spiccatamente retrò del racconto si combina poi con l’elemento supereroistico dando vita a una sottobosco di malavitosi coi poteri. L’ambientazione anni ’30 ovviamente contribuisce a confezionare il quadro generale. La produzione Amazon omaggia costantemente il noir, riuscendo ad allestire un racconto che oscilla tra l’hard-boiler più spietato e l’eroismo più candido. Una lettera d’amore al noir, tirato a lucido per l’occasione.
Il convincente Spider di Nicolas Cage
In questo contesto muove i propri passi Ben Reilly. The Spider. Un protagonista perfettamente in linea con l’anima noir del racconto. Reilly è un investigatore privato dal passato tormentato. Un uomo in cerca di una personale redenzione e di qualcosa che restituisca senso alla propria esistenza afflitta. Ben è molto meno spigoloso del Peter Parker re-immaginato su carta nell’originale Spider-Noir. Funziona però allo stesso modo. Anzi, conserva – e per certi versi esalta – alcuni tratti che si rifanno più esplicitamente al genere supereroistico. Rimane – ad esempio – inevitabilmente altruista e tutto sommato fiducioso verso il prossimo.
Ben Reilly è il prodotto perfetto della contaminazione cercata da Spider-Noir tra l’elemento noir e il racconto di supereroi. Contribuisce alla resa del personaggio anche l’interpretazione di Nicolas Cage, capace di cogliere e restituire tutte le sfumature di un protagonista così complesso. Convincono decisamente meno le scene d’azione, un po’ troppo imballate anche per lo spirito retrò del racconto. Reilly ci piace molto più nei panni del detective. Quando deve tirarsi fuori da situazioni complicate o deve tessere trame intricate. Nei panni del ragno ci sembra troppo incordato, pure se l’estetica del supereroe è veramente affascinante.

Gli altri protagonisti di Spider-Noir
Accanto a Ben Reilly si affacciano sulla scena tutta una schiera di altri protagonisti che ricalcano alcuni degli stereotipi del genere. Ci sono l’intrepido giornalista, lo spietato mafioso che possiede la città e i suoi nerboruti tirapiedi. E ovviamente non può mancare la femme fatale. Tutti questi personaggi paiono – almeno in parte – preconfezionati. Stanno benissimo nel racconto e perpetrano quell’estetica che è il cuore di questa operazione. Posseggono però poco peso specifico. Robbie è forse il più convincete, ma gli altri – su tutti Silvermane e Cat – sono estremamente funzionali, ma di per se un po’ vuoti.
Qui arrivammo a introdurre quello che è il grande limite di Spider-Noir. Al netto di tutte le cose interessanti di cui abbiamo parlato, per molti tratti la serie tv di Prime Video ci è sembrata più un esercizio di stile che un racconto strutturato. Quest’attenzione ossessiva per l’estetica ha finito per fagocitare l’elemento narrativo. La storia e i personaggi non sono nulla di indimenticabile. Sia ben chiaro, tutto funziona a dovere, tuttavia c’erano le potenzialità per andare più a fondo anche sul versante narrativo, confezionando una storia più complessa e dei personaggi più sfaccettati.
Quello che non manca però a Spider-Noir è una fortissima identità. Questo lavoro sull’estetica ha infatti confezionato una serie tv estremamente riconoscibile. Con più forma che sostanza sicuramente, ma con un timbro davvero unico. A conti fatti è uscito fuori un bel lavoro. Un esperimento – come detto – molto interessante e globalmente riuscito. Arricchito – infine – da una trovata davvero geniale: la doppia visione – a colori e in bianco e nero – della serie tv.
I due modi per vivere Spider-Noir
Chiudiamo questa recensione con una breve analisi della grande novità introdotta da Prime Video per l’occasione. Al momento della visione di Spider-Noir, la piattaforma dà la possibilità di vedere le puntate a colori o in bianco e nero. Una scelta interessante, capace anche di direzionare il racconto stesso. Già, perché col bianco e nero l’estetica della serie tv viene ancor di più esaltata. Tutte quelle ombre e quei grigi trovano una naturale espressione e il tono noir del racconto viene apprezzato maggiormente. Tuttavia emerge anche quel contrasto di cui si parlava tra forma e sostanza.
In bianco e nero Spider-Noir rischia di sembrare più che altro un esercizio di stile. È visivamente incantevole, ma la resa finale svuota ancora di più il racconto della propria sostanza. A colori invece la serie tv di Prime Video è più accessibile. Il bianco e nero rappresenta un ostacolo a chi non gradisce questo spirito retrò. È un’estetica che – comprensibilmente – a non tutti piace e la resa a colori permette di veicolare il noir anche a chi magari ne è meno interessato o lo conosce poco. Insomma, vedere Spider-Noir in bianco e nero è una scelta più coerente con l’estetica del racconto, ma la resa a colori è sicuramente più ampia e sfaccettata.
In qualunque modo scegliate di farlo, il nostro consiglio comunque è di vedere Spider-Noir. Un titolo molto interessante. Un esperimento audace, che restituisce ancora una volta la grande potenzialità del racconto supereroistico. Campo in cui Prime Video – con The Boys ma pure con la spettacolare Invincibile – si dimostra particolarmente all’avanguardia.






