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Silo 3×03 – Un’altra puntata che non concede tregua

Silo

Attenzione: seguono spoiler sulla terza puntata di SIlo 3.

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Questa terza stagione non si concede più il lusso della prudenza. Dell’attesa. Arriva come un pugno, e lo fa senza avvisarti della botta. Il nuovo episodio di Silo 3 capisce esattamente dove vuole colpire, e lo fa nel punto più scoperto. Se i primi due episodi avevano piantato i semi – la memoria come arma, il passato come specchio deformato del presente – questa puntata li fa germogliare tutti insieme. Non c’è più spazio per l’attesa o per i dubbi. C’è solo una domanda che si nasconde dietro il volto di ogni personaggio: cosa succede quando qualcuno smette di voler dimenticare?

Juliette la scopriamo diversa fin dai primi minuti, mossa da un’urgenza che non ammette altre riflessioni. Ha smesso di ingoiare le sue pillole, ha convinto Jerry a lasciarla libera di muoversi. Questa libertà piccola, quasi ridicola su carta, diventa nei fatti l’atto rivoluzionario più grande dell’intero episodio. Non serve un’arma, non serve un discorso ispirato alla folla. Basta il rifiuto ostinato di farsi addormentare. E noi, guardandola bussare porta dopo porta, sentiamo crescere dentro qualcosa che assomiglia a un presagio: una donna senza memoria che comincia a ricordare a sé stessa chi è, semplicemente smettendo di credere a ciò che le viene raccontato.


Ogni momento in questa terza puntata di Silo 3 diventa così un pezzo di puzzle. E il vero disegno è molto più grande di quanto ce lo aspettiamo

una scena di Silo 3
Credits: Apple TV

Kathleen Billings, Robert Sims, Knox: Juliette non ottiene mai risposte dirette, eppure ogni porta che le viene chiusa in faccia le lascia addosso una traccia di verità. A metterla in difficoltà la nostra protagonista è la Serie Tv stessa, che non le regala nulla. Al contrario, la costringe a guadagnarsi nel più brutale dei modi ogni informazione, ogni luce che riporti un po’ di verità nella sua addormentata vita. E proprio per questo il nome che continua a tornare, quello di Lukas Kyle, smette di essere un semplice indizio e diventa un’ossessione condivisa: nostra e sua. E dietro quel nome si nasconde sempre lo stesso luogo: le Miniere, il Digger Void sigillato, ciò che nessuno al potere vuole che venga riportato alla luce.

Ma è nella stanza dell’Algoritmo che l’episodio smette di essere un thriller politico e si trasforma in qualcosa di molto più agghiacciante.

In quella stanza fredda e bianca, infatti, possiamo vedere come il potere, quando è messo alle strette, smetta persino di fingersi umano. In questo esatto momento vediamo infatti cosa si nasconde dietro Camille e il suo ruolo. Come la veda l’algoritmo. E come lei sia. Camille viene infatti informata che la sua stessa nomina a capo dell’IT non è avvenuta per la sua freddezza, controllo o addestramento. Le sue qualità non c’entrano. Ciò che le ha dato il potere – che potere non è, perché anche lei è una pedina – è la sua capacità di mentire. Sa farlo più di chiunque altro.

E quando l’Algoritmo le propone di lasciar morire Juliette per le sue ferite, capiamo che Camille non ha mai avuto realmente il controllo di nulla. È sempre stata solo un ingranaggio scelto con cura, mai una persona con vero potere di scelta. E questo, più di ogni colpo di scena, è ciò che ci resta addosso: il terrore di scoprire che la propria fedeltà è stata calcolata da qualcun altro, molto prima che potessimo accorgercene. La vita di Juliette è appesa a un filo, ancora un’altra volta. Ma non è la sola a perdersi. Non è la sola a essere a un passo dal baratro. Perché tutto sta lentamente distruggendosi sottoterra, e non soltanto la sua esistenza.


Una scena di Silo 3
Credits: Apple TV

Quando Camille ordina di allagare le Miniere con il gas, temendo che Lukas stia scavando verso un altro Silo, non sta più proteggendo nessuno.

Lo fa senza preavviso, senza pietà per chi in quel momento si trova semplicemente lì a lavorare per sopravvivere. È una scena che fa male e che ancora una volta rivela la natura più cinica e spietata di un mondo che dichiara di essere nato per sopravvivere gli esseri umani, e che invece adesso li distrugge. Una dura verità, che purtroppo non è lontana da ciò che esiste e vive oltre il Silo, come vediamo anche nella ricostruzione del passato.

Ciò che vediamo in questo episodio è l’affermarsi della crudeltà più sporca e meschina. Una cosa che ritroviamo ancora quando Juliette si getta tra i fumi per salvare chi può e viene ricambiata con un’aggressione. Le viene strappata la maschera dalla stessa persona che stava cercando di proteggere. Non è un dettaglio casuale: è la fotografia perfetta di cosa significhi fare la cosa giusta dentro un sistema che ha reso sospetta persino la compassione.


Questo non è solo un episodio di transizione: è la puntata in cui la serie dichiara apertamente cosa vuole raccontare da qui alla fine. Non è una battaglia tra fazioni, ma tra chi ha il potere di far dimenticare e chi si rifiuta, con ogni singola fibra del proprio corpo, di lasciarsi cancellare. E forse è proprio questo il vero terrore che ci lascia addosso: non il gas nelle Miniere, non la freddezza dell’Algoritmo. Ma la possibilità, sempre più concreta, che la memoria stessa possa essere trattata come un problema da risolvere, invece che come l’ultima, fragile prova di essere ancora umani.

E se l’avete persa, ecco la recensione del secondo episodio di Silo 3