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Silo 3×02 – La corsa verso il finale di serie è cominciata già adesso

Una scena della seconda puntata di Silo 3

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Sta incredibilmente correndo, questa terza stagione di Silo 3. Non c’è spazio per le esitazioni, non ci sono tempi morti in cui rifugiarsi: la storia punta dritta alla fine, lasciando che i personaggi si scontrino con la realtà dei fatti senza alcuna protezione, nudi di fronte a un destino che non possono più rimandare. Siamo solo all’inizio di questo nuovo viaggio, eppure ogni singola inquadratura sembra già piena di quella certezza assoluta di chi sa esattamente dove vuole andare a parare, guardando a quel finale definitivo previsto per la prossima stagione con lo sguardo di chi non ha più paura di svelarsi.

Silo ha tutto chiaro in testa, come un ingranaggio perfetto che ha ripreso a girare. Sta tracciando la sua strada verso la fine di tutto senza perdersi in preamboli. Ed è proprio per questo motivo che il tema della memoria, il vero pilastro emotivo e politico di questi nuovi episodi, viene sdoganato subito, senza girarci intorno, senza filtri. La narrazione ce lo sbatte in faccia mostrandoci due volti della stessa identica medaglia. Da un lato c’è la ribellione cosciente, dall’altro l’oblio imposto come arma di sottomissione.


Juliette ha già iniziato a rimettere insieme i pezzi. In un’altra Serie Tv avremmo dovuto aspettare almeno la metà della stagione per vederla crollare e poi rialzarsi, e invece lei è già lì, alla seconda puntata, a stringere tra le mani la verità sulle pillole e sull’oblio. Questo ci ricorda la forza immensa di uno dei personaggi più lucidi e straordinari di Apple TV. Juliette è sveglia, ha gli occhi aperti anche quando tutto intorno a lei spinge per farla addormentare. Ha ricominciato a unire i punti, e non ha intenzione di fermarsi.

Ma c’è ancora qualcosa che non sa. Ed è la ciclicità del tempo, il modo con cui il passato e il presente stanno adesso coesistendo attraverso il tema della memoria

una scena del secondo episodio di Silo 3
Credits: Apple TV

Tutto ritorna, inesorabile. Ciò che è accaduto un tempo si riflette sul nostro presente come una radio che non possiamo spegnere. Le paure più buie che ci portiamo dentro non sono altro che le figlie dei vecchi traumi mai guariti. Ricordare, in un mondo che ha fatto della dimenticanza la sua prima legge di sopravvivenza, equivale a dar vita a una rivoluzione.

È la memoria a renderci padroni delle nostre giornate, a darci gli strumenti per capire se l’incubo di ieri sta per bussare di nuovo alla porta sotto una forma diversa. Mondi distanti anni luce, separati da barriere di cemento e secoli di silenzio, tornano a parlarsi attraverso le vite spezzate delle persone in questa seconda puntata di Silo 3. E il tutto avviene attraverso il filo invisibile che unisce il destino di Juliette a quello di Charlotte, una pilota sopravvissuta a un inferno nei cieli e privata di ogni singolo ricordo, di ogni traccia della propria identità.


Silo sta cambiando pelle, diventando un thriller politico dove le pareti di ferro del sottosuolo non sono più l’unico confine del mondo. A raccontarci da dove veniamo è il passato, il mondo prima del Silo. Questa puntata ci porta fuori, indietro nel tempo, quando la terra non era ancora quell’inferno da spiare attraverso un monitor sporco.

Ci ritroviamo così in mezzo al verde naturale, tra alberi veri e parchi reali, dentro una clinica asettica dove Charlotte è prigioniera di un oblio forzato, venduto come cura per i suoi traumi. Dietro tutto questo c’è Victor, uno scienziato che usa la chimica per cancellare i ricordi. Il legame tra Charlotte e Juliette si fa così immediato e doloroso nella nostra testa: la violenza mentale subita dalla prima nel passato, in quel mondo che credeva di essere libero, è la stessa identica violenza che stringe la gola di Juliette nel presente, giù nel profondo della terra. Diventa chiaro che qualcosa che oggi sta distruggendo il Silo, quell’autoritarismo sottile che ne regola le vite, è nato esattamente lì, nella testa, nelle ambizioni e nella cura disumana di Victor.


una scena del Secondo episodio di Silo 3
Credits: Apple TV

Ancora una volta, ieri e oggi si sovrappongono fino a confondersi. Se all’interno del Silo il potere cerca di addormentare le coscienze dei cittadini cancellando le tracce del passato per evitare rivoluzioni, nel mondo di prima si tentava di nascondere l’orrore indicibile della guerra togliendo la voce e i ricordi a Charlotte, l’unica testimone rimasta di un segreto militare troppo grande per essere rivelato. Victor si giustifica dicendo che vuole salvarla dal peso del dolore e del disturbo post-traumatico, ma la verità è molto più cinica, fredda e spaventosa. Quello che Charlotte ha visto lassù, tra le nuvole, deve morire insieme alla sua memoria. Se la popolazione scoprisse la verità sui soldati mandati a morire dentro nubi tossiche e non tracciabili, per scopi totalmente diversi da quelli dichiarati dalla propaganda, l’intera facciata democratica del governo crollerebbe in un istante.

Ed è in questa crepa che passato e presente si fondono definitivamente, diventando l’uno la causa e l’altro la conseguenza. Questa terza stagione ha l’ambizione di scoperchiare le grandi verità sul mondo esterno, e questo frammento di passato apre una porta spaventosa sul futuro. È infatti altamente probabile che quella nube sia collegata ai nanobot menzionati nei romanzi originali. È presumibilmente, dunque, la stessa identica tecnologia che secoli dopo costituirà la “polvere” tossica che rende irrespirabile l’aria fuori dai Silo e che ha spinto i fondatori a costruire quelle gigantesche tombe di cemento per gli ultimi rimasti.

Silo 3 è ufficialmente ripartita. La prima puntata ha presentato il contesto in cui ci ritroviamo, il tema della memoria e il modo in cui il passato è causa e il presente conseguenza. Da adesso in poi il viaggio è iniziato sul serio, e ogni indizio preannuncia lo sviluppo di una stagione cruciale, forse la più importante dell’intera opera. Una narrazione che ci ricorda che la memoria non è un accessorio sacrificabile in nome della serenità, ma l’unico scudo che ci resta per rimanere vigili, scattanti, umani. L’unico modo per ritornare a essere, nei limiti del possibile, i veri e unici padroni del nostro presente.

Annalisa Gabriele