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Invincible è troppo grande per rimanere in secondo piano

Invincible

ATTENZIONE: l’articolo potrebbe contenere spoiler sulle quattro stagioni di Invincible!!

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Forse non l’avevamo vista arrivare quando, nel 2019, ha fatto per la prima volta la sua comparsa su Prime Video. O forse l’avevamo scambiata per altro. Sta di fatto che avevano ragione i fan del fumetto: Invincible è materiale incandescente e farà breccia nei vostri cuori. Avevano ragione eccome, perché questa serie ha ottenuto valutazioni pazzesche ed è apprezzatissima dai fan. È diventata uno dei prodotti migliori di Prime Video (dove sono tante le ottime serie che si nascondono nel catalogo) e una delle più belle serie animate attualmente in produzione. Perché? Da dove viene il fascino irresistibile di Invincible? Cosa avrà di speciale rispetto alle altre opere televisive che parlano di supereroi?

Lo show di Prime Video è nato dalla penna di quel Robert Kirkman che, mentre dava alle stampe i volumi di The Walking Dead, lavorava anche allo sviluppo della parabola di Mark Grayson, supereroe mascherato incaricato di salvare il mondo, e del suo complicato universo. Non è la solita opera sui supereroi, dicevano i lettori del fumetto. E non gli abbiamo creduto fino a quando non abbiamo visto sullo schermo la sua trasposizione televisiva. Invincible ha visto la luce su Prime Video in un periodo particolare per il genere supereroistico. La gente sembrava stanca dei prodotti dell’universo MCU (ecco tutte le serie ambientate nel mondo Marvel) ed era affamata di novità. Le storie di supereroi stavano diventando attrattive solo per la cerchia (niente affatto ristretta) dei fan affezionati del genere.


Per tutti gli altri, quel genere di racconto appariva sempre più noioso. Aveva bisogno di una rinfrescata, di un’idea originale che sapesse rinvigorirlo.

Mark Grayson
Credits: Prime Video

È da questo mood che è venuta fuori, per esempio, The Boys. Il pubblico chiedeva novità, era a caccia di storie che non fossero solo storie di supereroi, ma qualcosa di diverso e più destabilizzante. The Boys è stato questo. La serie, della quale sono appena stati rilasciati gli episodi dell’ultima stagione, si è presentata nel panorama televisivo come una novità destabilizzante, un racconto che ha destrutturato dalla base l’epica dei supereroi e ne ha proposto una versione diversa. C’era spazio, nella medesima tipologia di offerta, per qualcosa come Invincible? Il rischio di sovrapporsi, per giunta sulla stessa piattaforma, a una serie gigante come The Boys poteva essere più che concreto. Ma Invincible è qualcosa di diverso.

Non ha la stessa carica dissacrante, non è pervasa dallo stesso umorismo nero e, anche se si riserva la stessa capacità di sconvolgere il pubblico, lo fa in modo diverso. Invincible è una grande serie tv, anche se ha fatto meno rumore di The Boys. Lo abbiamo capito subito dopo aver visto il pilot: questo show aveva qualcosa di diverso. Evita i cliché del genere, sovverte il mito dei supereroi e lo fa con un realismo e una crudeltà a tratti sconvolgenti. Invincible è la storia di Mark Grayson, un ragazzo che a 17 anni scopre di aver ereditato i poteri del padre. Figlio di Omni-Man, il più grande supereroe della Terra, Mark è un mezzosangue: metà terrestre e metà viltrumita, come suo padre. Cresciuto seguendo l’esempio paterno, Mark ha sempre sognato di poter mettere i propri poteri al servizio dell’umanità.

Omni-Man distruggeva mostri, sventava le minacce, si gettava nel fuoco per sconfiggere i suoi nemici e mettere in salvo il pianeta.

Alcuni dei supereroi di Invincible
Prime Video

Il più acclamato degli eroi. Il più amato, il più idolatrato, il più rispettato. Soprattutto da suo figlio, che lo venerava come nessun altro. Poi però, lo shock. Il primo grande shock del lungo racconto di Invincible. Omni-Man in realtà è un essere spregevole, venuto sulla Terra per schiavizzarla e conquistarla in nome dell’impero viltrumita. Un uomo senza scrupoli, disposto a distruggere tutto ciò che lo circonda, compreso gli affetti più cari. Il finale sconvolgente del primo episodio di Invincible ha chiarito subito perché questa era una serie diversa sui supereroi. Il giovane Mark, che per buona parte della prima stagione è stato all’oscuro delle reali intenzioni di suo padre, ha visto crollare all’improvviso tutte le proprie certezze.

È stato costretto a fare i conti con la vera natura di suo padre, con le conseguenze che questo ha comportato e con le responsabilità che ne sono derivate. Mark è Invincible, l’unico essere vivente in grado di contrastare suo padre e anche la figura alla quale l’umanità si aggrappa dopo il tradimento di Omni-Man. Ma Invincible va ben oltre il rapporto padre-figlio e piano piano inizia a esprimere tutto il proprio potenziale. Nella seconda stagione l’universo di Invincible si espande definitivamente, trasformandosi in qualcosa di più complesso e variegato. Ogni personaggio si è ricavato il proprio spazio, affiancando o contrastando Mark. La serie ha esplorato nuovi mondi e nuove dimensioni, evolvendosi e passando allo stadio successivo.

Lo show continua a concentrarsi su battaglie e scontri epici, ma è nella dimensione psicologica che sono in atto i più grandi sommovimenti.

Omin-Man e Allen
Prime Video

Le riflessioni di Mark su cosa è giusto e cosa è sbagliato, i suoi continui dubbi sulla propria natura, la paura di non riuscire a tenere a bada la sua parte più oscura sono solo alcuni dei dilemmi attorno ai quali ruota il racconto di Invincible. La serie di Prime Video si è raffinata col passare delle stagioni. Man mano che è andata avanti con gli episodi si è affacciata sempre più nelle profondità dei propri personaggi, scavando sempre più a fondo e scompaginando tutto ogni volta. La quarta stagione, che è appena stata distribuita dalla piattaforma, è il gradino che Invincible doveva salire per incamminarsi verso qualcosa di simile al capolavoro. Il focus degli ultimi episodi non è stato tanto (o solo) la guerra viltrumita, ma quello che è successo a Mark.

La serie è andata via via perdendo l’ironia e la leggerezza degli esordi per diventare qualcosa di più cupo, di più fosco, di più destabilizzante e scomodo. Non è solo dal punto di vista tecnico che ha fatto grandi passi in avanti. Non sono solo le animazioni ad essere migliorate o le scene di combattimento ad essersi perfezionate stagione dopo stagione. È la qualità della scrittura che si è rifinita, progredendo di pari passo con la qualità visiva. Invincible ha tratteggiato archi narrativi sempre più complessi, allontanandosi nettamente dagli stilemi classici del fumetto sui supereroi e raccontando qualcosa di molto più intimo. Qualcosa che si annida nelle profondità dell’animo umano.

Invincible - Prime Video
Prime Video

Violenza, realismo e brutalità non sono solo delle scelte stilistiche, ma fardelli che si depositano sulle spalle di personaggi che, mentre provano a fare la cosa giusta, finiscono per perdere se stessi.

Individui smarriti, controversi e pieni di dubbi si interrogano sul peso di ogni singola scelta, di ogni singolo pugno, di ogni singolo nemico sconfitto per scoprire che la distanza che li separa da loro non è nient’altro che un sospiro. Questa serie ha letteralmente fatto impazzire i fan del fumetto, che l’hanno promossa a pieni voti. Ma è un tipo di prodotto che può appassionare chiunque, anche chi non ama le storie di supereroi. Perché, come dicevamo, Invincible non è solo una storia di supereroi. È un racconto così immenso e sfaccettato che meriterebbe di uscire dalle retrovie e di affacciarsi nel panorama televisivo delle serie grandi.

Le sue quattro stagioni hanno avuto un enorme successo tra il pubblico di riferimento, ma è ancora poca roba rispetto a quello che meriterebbe lo show. È sbagliato lasciarsi ingannare dalle premesse: non siamo nel mondo della Marvel, né in quello di The Boys. E neppure in una via intermedia. Siamo su un’altra strada, spinti verso un’altra direzione. Con Invincible abbracciamo il mondo della fantascienza e dei superpoteri, ma restiamo con i piedi affossati in sentimenti profondamente umani. Sentimenti approfonditi con grande intelligenza e tanta brutalità.