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Life & Beth, la catarsi di una quasi quarantenne: la Recensione

Life & Beth

Attenzione, la lettura della recensione implica spoiler sulla prima stagione di Life & Beth.

Life & Beth è l’ultima fatica della comica Amy Schumer, che in dieci episodi di circa mezz’oretta ciascuno, racconta la vita di una quasi quarantenne newyorkese. Se volete passare una serata in relax sul divano, con qualcosa di simpatico con cui distrarvi dallo stress quotidiano è meglio se vi mettete su How I Met Your Father, perché di frivolo e leggero Life & Beth, a dispetto delle premesse, non ha proprio niente. Amy Schumer pesca a piene mani dalla sua vita privata (come a voler dimostrare che nessun uomo è un isola e siamo tutti strettamente legati, interconnessi, uguali) e ci mostra il lento evolversi di una donna che si ritrova, dopo l’improvvisa morte di sua madre, a tornare nella sua casa natale, dove i fantasmi di una vita non vogliono più restare chiusi in armadi polverosi.

Beth vive a New York, il suo fidanzato Matt le ha appena chiesto di sposarlo e sul lavoro c’è odore di promozione. Quando sua madre muore improvvisamente, è costretta a tornare a Long Island per organizzare il funerale e lì si troverà ad affrontare i traumi della sua infanzia: il bullismo scolastico, un grave infortunio, una famiglia a dir poco disfunzionale. Ci riuscirà, un problema alla volta, in una lenta e dolorosa evoluzione, portata avanti con l’unico obiettivo di essere di nuovo (o forse per la prima volta) felice. Un lungo pellegrinaggio attraverso quello che di storto ha caratterizzato il suo passato, nella speranza che raddrizzandolo le cose possano prendere la piega giusta.

Il tutto raccontato in stile Schumer, quindi con una buona dose di ironia e umorismo, che però non prevale sui momenti emotivamente più toccanti, ma al massimo condensa questi due aspetti in risate tristi, amare. Esempio perfetto è il buffo piano di Beth per salvarsi il conto in banca e contemporaneamente darsi l’opportunità di perdonare suo padre, che strapperà senz’altro un sorriso, ma con qualcosa che ferisce sul fondo. Non ci sono sentimentalismi nel raccontare un’emozione, ma quella arriva lo stesso, forte e chiara come uno schiaffo che un po’ sorprende e un po’ fa male.

Life & Beth

Life & Beth, quasi come se le protagoniste fossero due e ben distinte. In effetti è proprio così. La serie racconta la vita di Beth su tre archi temporali: c’è la vita spenta e monotona a New York, in cui tutto sembra ricoperto da una strana pellicola grigia, c’è la vita dopo il funerale della madre, che vede una Beth che sembra sbocciare un episodio alla volta, e poi ci sono i continui flashback che ci riportano agli anni novanta, in cui una Beth alle scuole medie affronta alcuni dei suoi momenti peggiori. Come se questa vita non fosse lei a crearla, ma quasi la subisse, trascinata alla deriva dagli eventi, incapace di afferrarla e farla sua.

Ma non è solo la vita di Beth, in questa serie si vedono le vite di Liz, di John, di Matt, perfino del medico radiologo che assiste la protagonista durante la risonanza, insomma di tutta quella generazione di quasi quarantenni accomunati dall’essere confusi, ma allo stesso tempo sicuri che le cose dovrebbero essere diverse, migliori. Di tutti quei ragazzini cresciuti con sogni giganteschi, che si trovano da adulti a inseguire la speranza di raggiungere qualcosa di appagante, che li soddisfi, in cui si sentano realizzati. Insomma tutti individui a cui la vita sembra scappare via dalle mani. Gli episodi raccontano come Beth troverà la maniera di diventare protagonista della sua vita, ma sarà necessario guardare fino in fondo ai suoi ricordi più dolorosi, affrontandoli da adulta, speranzosa più che consapevole di avere finalmente la capacità di metabolizzarli.

Anzi di come sia necessario riuscirci per avere un nuovo inizio, anche se si hanno quarant’anni, anche se forse non se ne ha davvero il coraggio. La vita è fatta di dolore e momenti felici per chiunque e con questa serie Amy Schumer dà voce a tutti coloro che cercano di slacciarsi dal passato per correre a perdi fiato verso una realizzazione personale, che li renderà finalmente liberi e felici. Ieri è doloroso, oggi è una fatica, ma domani andrà meglio.

Life & Beth

La Schumer riesce nell’impresa, non da poco, di risultare credibile non solo nei lungometraggi, ma anche attraverso il linguaggio di una serie tv. Anzi ci riesce quasi meglio. Le commedie che l’hanno vista protagonista seguono uno schema quasi ripetitivo: un messaggio molto serio, nascosto da un velo di frivola comicità. Life & Beth è una serie che riesce a raccontare molto bene gli aspetti meno piacevoli della vita di una persona, ma piazzando a tradimento qualche battuta davvero esilarante che, in maniera del tutto fuori luogo e sconveniente, farà davvero ridere lo spettatore così che in soli trenta minuti venga raccontato un momento che rimarrà impresso per il graffiante dolore di fondo, ma anche per le risate impossibili da trattenere.

Non fa tutto da sola, accanto a Beth si susseguono diversi personaggi, magari delineati solo da un tratto leggero, ma comunque speciali per la sua crescita e la sua emotività, tanto che la vita della protagonista a Long Island sembrerà quasi la vita di chiunque, con amici e parenti divertenti, fragili e imbarazzanti e per questo straordinariamente familiari. Fra tutti spicca John, l’uomo che accompagna Beth lungo questo viaggio verso la rinascita. Michael Cera mette in scena un repertorio ormai già visto di piccole manie, distrazioni, incomunicabilità. Stranezze e incomprensioni, che se da una parte ci daranno l’impressione di rivedere il Paulie Bleeker di Juno con solo un po’ di barba in più, dall’altra ci obbligherà ad ammettere che quello sia esattamente il personaggio che gli viene meglio e che lo rende perfetto per la parte.

Il finale allarga il cuore di una taglia, non tanto per la realizzazione di Beth, ma piuttosto per quell’immagine conclusiva della vera Amy che gioca una partita di pallavolo con il suo compagno nella vita reale, in quella che evidentemente è la palestra della scuola, in una perfetta fusione fra realtà e narrazione. Perché Amy Schumer nonostante sia una donna realizzata, intelligente e di successo, ci regala il lusso di sentirci tristi, infelici, problematici, persi, ma dimostrandoci anche come tutto questo non precluda in alcun modo un futuro luminoso.

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